(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Atti di tolleranza

Articolo 1144 - Codice Civile

Gli atti compiuti con l’altrui tolleranza non possono servire di fondamento all’acquisto del possesso.

Articolo 1144 - Codice Civile

Gli atti compiuti con l’altrui tolleranza non possono servire di fondamento all’acquisto del possesso.

Note

Massime

Al fine di stabilire se la relazione di fatto con il bene costituisca una situazione di possesso ovvero di semplice detenzione – dovuta a mera tolleranza di chi potrebbe opporvisi, come tale inidonea, ai sensi dell’art. 1144 c.c. a fondare la domanda di usucapione – assume rilievo la circostanza che l’attività svolta sul bene abbia avuto durata non transitoria e sia stata di non modesta entità, circostanza che assume efficacia di valore presuntivo circa l’esclusione dell’esistenza di una mera tolleranza e che non ricorre nel caso in cui la suddetta relazione di fatto si fondi su rapporti caratterizzati da vincoli particolari tra le parti, quali quelli scaturenti da un rapporto societario. Cass. civ. sez. II, 3 luglio 2019, n. 17880

In materia di acquisto per usucapione di diritti reali immobiliari, poiché l’uso prolungato nel tempo di un bene non è normalmente compatibile con la mera tolleranza, essendo quest’ultima configurabile, di regola, nei casi di transitorietà ed occasionalità, in presenza di un esercizio sistematico e reiterato di un potere di fatto sulla cosa spetta a chi lo abbia subito l’onere di dimostrare che lo stesso è stato dovuto a mera tolleranza. Cass. civ. sez. II, 16 aprile 2018, n. 9275

In materia di possesso, non è configurabile un atteggiamento di tolleranza del proprietario, che – come tale – esclude una situazione possessoria a favore del terzo, allorché l’uso del bene da parte di quest’ultimo sia prolungato nel tempo o, avvenendo contro la volontà del proprietario, non possa fondarsi sull’altrui compiacenza. (La Corte, nel formulare il principio sopra riportato, ha confermato la decisione dei giudici di appello che – accogliendo l’azione di reintegrazione nel possesso della servitù di passaggio esercitata per alcuni anni nonostante l’opposizione dei proprietari del fondo servente – avevano ritenuto l’esistenza di una situazione di possesso tutelabile, dovendo escludersi che, per le modalità indicate l’uso del bene fosse avvenuto per mera tolleranza dei proprietari del fondo servente). Cass. civ. sez. II, 24 novembre 2003, n. 17876

Gli atti di tolleranza, ai sensi dell’art. 1144 c.c. rilevano solo come ragione ostativa dell’acquisto del possesso, ma non incidono su di un possesso già costituito. Cass. civ. sez. II, 29 novembre 2002, n. 16956

Il principio per cui, in materia di possesso, l’atteggiamento di tolleranza del proprietario del bene rispetto ad un determinato uso che un terzo ne faccia, esclude la configurabilità di una situazione possessoria in capo al terzo solo quando la condotta tollerante non sia prolungata nel tempo, non è applicabile allorché l’atteggiamento del proprietario trovi giustificazione nella mancanza di un interesse ad opporsi al suddetto specifico uso. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 11 febbraio 1998, n. 1384

La mera conoscenza dell’altrui potere di fatto sulla cosa non implica tolleranza del suo esercizio, la quale è caratterizzata dalla condiscendenza del dominus derivante da rapporti di buon vicinato, di parentela, di amicizia, di cortesia o di opportunità manifestata al destinatario in modo che quest’ultimo ne abbia consapevolezza e nell’usufruire del bene abbia sempre presente l’eventualità e la legittimità del sopravveniente divieto. Cass. civ. sez. II, 1 dicembre 1997, n. 12133

Dopo l’adozione ed esecuzione del provvedimento di occupazione d’urgenza, l’eventuale protrarsi del godimento del fondo da parte del privato deve ascriversi a mera tolleranza della P.A. e, pertanto, non puintegrare possesso, come tale tutelabile davanti al giudice ordinario. Cass. civ. Sezioni Unite, 5 aprile 1991, n. 3563

Gli atti di tolleranza, che secondo l’art. 1144 c.c. non possono servire di fondamento all’acquisto del possesso, sono quelli che implicano un elemento di transitorietà e saltuarietà comportando un godimento di modesta portata, incidente molto debolmente sull’esercizio del diritto da parte dell’effettivo titolare o possessore, e soprattutto traggono la loro origine da rapporti di amicizia o familiarità (o da rapporti di buon vicinato sanzionati dalla consuetudine), i quali, mentre a priori ingenerano e giustificano la permissio, conducono per converso ad escludere nella valutazione a posteriori la presenza di una pretesa possessoria sottostante al godimento derivatone. Pertanto nell’indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se una attività corrispondente all’esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l’altrui tolleranza e quindi sia inidonea all’acquisto del possesso, la lunga durata dell’attività medesima può integrare un elemento presuntivo, nel senso dell’esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sé labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo. Cass. civ. sez. II, 22 maggio 1990, n. 4631

Gli atti di tolleranza traendo origine dall’altri condiscendenza, da rapporti di familiarità, amicizia o buon vicinato, integrano un elemento di transitorietà e di saltuarietà, per cui in mancanza di una prova contraria specifica deve escludersi che sia stato esercitato per tolleranza il passaggio sul fondo altrui, praticato per parecchi anni. Cass. civ. sez. II, 8 febbraio 1996, n. 1015

In tema di servitù di passaggio, la sporadicità dell’esercizio dell’uso relativo non denota che questo si verifichi per mera tolleranza, allorquando sia accertato che il passaggio corrisponde ad un interesse che non richiede una frequente utilizzazione del transito. (Nella specie passaggio attraverso una chiostrina di proprietà esclusiva per accedere al tetto di proprietà condominiale al fine di procedere alla manutenzione dello stesso). Cass. civ. sez. II, 14 maggio 1990, n. 4117

Allorquando il passaggio sul fondo altrui, in mancanza di un’opera stabile od anche soltanto di un sentiero, non venga esercitato sempre su un medesimo percorso, ma su percorsi diversi, a seconda dell’avvicendamento delle colture che il proprietario o il possessore (o detentore) del fondo sul quale il passaggio viene esercitato crede di operarvi, manca l’oggetto di una servitù e, quindi, il passaggio esercitato sul fondo altrui, lungi dall’esprimere in tal caso un possesso corrispondente all’esercizio di un diritto di servitù  rimane circoscritto, se consentito, nella sfera dei fatti giuridicamente irrilevanti, rientrando nella previsione dell’art. 1144 c.c. secondo cui gli atti compiuti con l’altrui tolleranza non possono servire di fondamento all’esercizio del possesso. Cass. civ. sez. II, 11 luglio 1978, n. 3487

Il passaggio esercitato sul fondo altrui, in base a concessione (espressa o tacita) fondata su condiscendenza dettata da rapporti di parentela, amicizia, buon vicinato, e non dovuta a mera inerzia del proprietario, è incompatibile, ancorché protrattosi per lungo tempo, con l’intenzione di attuare un potere di fatto sulla cosa corrispondente al contenuto della proprietà o di altro diritto reale e, conseguentemente, non può servire all’acquisto del possesso. Cass. civ. sez. II, 9 aprile 1975, n. 1307

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