Art. 1141 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Mutamento della detenzione in possesso

Articolo 1141 - Codice Civile

Si presume il possesso in colui che esercita il potere di fatto, quando non si prova che ha cominciato a esercitarlo semplicemente come detenzione (2728).
Se alcuno ha cominciato ad avere la detenzione, non può acquistare il possesso finché il titolo non venga a essere mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il possessore (1164). Ciò vale anche per i successori a titolo universale (588, 1146).

Articolo 1141 - Codice Civile

Si presume il possesso in colui che esercita il potere di fatto, quando non si prova che ha cominciato a esercitarlo semplicemente come detenzione (2728).
Se alcuno ha cominciato ad avere la detenzione, non può acquistare il possesso finché il titolo non venga a essere mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta contro il possessore (1164). Ciò vale anche per i successori a titolo universale (588, 1146).

Note

Massime

La presunzione di possesso utile “ad usucapionem”, di cui all’art. 1141 cod. civ. non opera quando la relazione con il bene derivi non da un atto materiale di apprensione della “res”, ma da un atto o da un fatto del proprietario a beneficio del detentore, nella specie un contratto di comodato, poiché in tal caso l’attività del soggetto che dispone della cosa non corrisponde all’esercizio di un diritto reale, non essendo svolta in opposizione al proprietario. Ne consegue che la detenzione di un bene immobile a titolo di comodato precario può mutare in possesso solamente all’esito di un atto d’interversione idoneo a provare con il compimento di idonee attività materiali il possesso utile “ad usucapionem” in opposizione al proprietario concedente. Cass. civ. sez. II, 14 ottobre 2014, n. 21690

Quando è dimostrato il potere di fatto, pubblico e indisturbato, esercitato sulla cosa per il tempo necessario ad usucapirla, ne deriva, a norma dell’art. 1141, primo comma, cod. civ. la presunzione che esso integri il possesso; per conseguenza, incombe alla parte, che invece correla detto potere alla detenzione, provare il suo assunto, in mancanza dovendosi ritenere l’esistenza della prova della “possessio ad usucapionem”. Cass. civ. sez. II, 2 dicembre 2013, n. 26984

La presunzione del possesso in colui che esercita un potere di fatto, a norma dell’art. 1141 c.c. non opera quando la relazione con il bene non consegua ad un atto volontario d’apprensione, ma derivi da un iniziale atto o fatto del proprietario-possessore. In tal caso, per la trasformazione della detenzione in possesso occorre un mutamento del titolo che non può aver luogo mediante un mero atto di volizione interna, ma deve risultare dal compimento di idonee attività materiali di specifica opposizione al proprietario-possessore, quale, ad esempio, l’arbitrario rifiuto della restituzione del bene; non sono, pertanto, sufficienti atti corrispondenti all’esercizio del possesso, che di per sé denunciano unicamente un abuso della situazione di vantaggio determinata dalla materiale disponibilità del bene. Cass. civ. sez. VI, 4 luglio 2011, n. 14593

L’attività svolta su una cosa per tolleranza di chi ha la facoltà di impedirla non costituisce, ai sensi dell’art. 1144 c.c. una situazione possessoria, sicché colui che la esercita non può giovarsi della presunzione di possesso utile ad usucapionem di cui all’art. 1141, comma primo, c.c. che non opera quando la relazione con la cosa non consegua ad un atto volontario di apprensione, potendo il detentore non qualificato (per mancanza di titolo alla detenzione) divenire possessore soltanto qualora ponga in essere un atto di interversione della detenzione in possesso ai sensi dell’art. 1141, secondo comma, c.c. Cass. civ. sez. II, 13 settembre 2004, n. 18360

La presunzione di possesso è ricollegata dall’art. 1141 c.c. ad un potere di fatto sulla cosa che si manifesta in attività corrispondenti all’esercizio della proprietà (o di altro diritto reale); tuttavia tale presunzione non opera in favore di chi si trovi con la cosa in una relazione materiale che si svolge in nome del possessore e per sua volontà. Ne consegue che in tali casi il soggetto che, assumendo di essere possessore, voglia tutelare in giudizio tale situazione, deve allegare e provare atti idonei ad integrare una interversione del possesso, a dimostrazione dell’avvenuto mutamento dell’originario animus detinendi in animus possidendi. Cass. civ. sez. II, 19 agosto 2002, n. 12232

Il possesso, secondo la dizione testuale dell’art. 1141 del codice civile, si presume in chi esercita il potere di fatto sulla cosa, sia cioè in relazione di contiguità fisica con la stessa sicché detta presunzione opera a vantaggio di chi è in relazione diretta ed immediata con la res ovvero con l’esercizio di un diritto reale diverso dalla proprietà, ma non anche di chi è in rapporto mediato con il bene ovvero non esercita direttamente il diritto reale su cosa altrui, dovendosi, in tal caso, accertare di volta in volta se effettivamente sussista l’elemento dell’animus possidendi e gravando il relativo onere probatorio sulla parte che invoca il possesso per fruirne gli effetti. Cass. civ. sez. II, 25 maggio 1987, n. 4698

La prova contraria alla presunzione iuris tantum stabilita dal primo comma dell’art. 1141 c.c. – che presume il possesso di colui che esercita il potere di fatto, ove non si provi che l’esercizio di questo sia cominciato come mera detenzione – può essere costituita anche da presunzioni semplici e persino da una sola presunzione, purché grave e precisa; né, in materia di prova per presunzioni semplici, occorre che la relazione tra fatto noto e fatto ignoto da provare abbia il carattere dell’assoluta necessità, essendo invece sufficiente quello della prevalente probabilità alla stregua della comune esperienza (id quod plerunque accidit). Cass. civ. sez. II, 21 giugno 1985, n. 3721

L’interversione nel possesso non può avere luogo mediante un semplice atto di volizione interna, ma deve estrinsecarsi in una manifestazione esteriore, dalla quale sia possibile desumere che il detentore abbia iniziato ad esercitare il potere di fatto sulla cosa esclusivamente in nome proprio e non più in nome altrui, e detta manifestazione deve essere rivolta specificamente contro il possessore, in maniera che questi sia posto in grado di rendersi conto dell’avvenuto mutamento e della concreta opposizione al suo possesso. Cass. civ. sez. II, 3 luglio 2018, n. 17376

L’invalidità, per difetto dei prescritti requisiti di forma, dell’atto o del negozio in virtù del quale è stato consegnato un bene non vale ad escludere la rilevanza di detto atto quale prova di una detenzione qualificata del bene medesimo, perciò inidonea all’acquisto della relativa proprietà per usucapione, salva la dimostrazione del suo mutamento in possesso, ex art. 1141, comma 2, c.c. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, qualificato quale mero detentore il concessionario, in virtù di un accordo tacito – per fatti concludenti ed in assenza di una convenzionale formale – di un bene comunale, aveva rigettato la domanda di usucapione relativa a tale bene, in assenza di prova dell’avvenuta interversione del possesso). Cass. civ. sez. II, 4 luglio 2017, n. 16412

L’art. 1141, secondo comma, c.c. nello stabilire che il detentore può acquistare il possesso mediante un atto di opposizione da lui compiuto contro il possessore, si riferisce al detentore in senso proprio o qualificato, giacché l’opposizione al possessore, quale tecnica d’interversione del possesso, presuppone una detenzione originaria fondata su un titolo derivante dallo stesso possessore. Pertanto, nel caso di chi non detenga il bene o non ne sia detentore qualificato, il riconoscimento del diritto di proprietà alieno, che egli manifesti attraverso una richiesta, rivolta al proprietario e rimasta senza esito, di ottenere la concessione del bene in godimento, segna il momento fino al quale è senz’altro da escludere l’”animus possidendi”, ma non toglie che successivamente lo stesso soggetto possa impossessarsi della “res” attraverso atti di apprensione che, per l’assenza di una pregressa detenzione derivata dal possessore, determinano la presunzione di possesso di cui al primo comma dell’art. 1141 c.c.. Cass. civ. sez. II, 28 febbraio 2013, n. 5037

L’art. 1141 del c.c. non consente al detentore di trasformarsi in possessore mediante una sua interna determinazione di volontà, ma richiede, per il mutamento del titolo, o l’intervento di “una causa proveniente da un terzo”, per tale dovendosi intendere qualsiasi atto di trasferimento del diritto idoneo a legittimare il possesso, indipendentemente dalla perfezione, validità, efficacia dell’atto medesimo, compresa l’ipotesi di acquisto da parte del titolare solo apparente, oppure l’opposizione del detentore contro il possessore, opposizione che puaver luogo sia giudizialmente che extragiudizialmente e che consiste nel rendere noto al possessore, in termini inequivoci e contestando il di lui diritto, l’intenzione di tenere la cosa come propria. Lo stabilire se, in conseguenza di un atto negoziale, ancorché invalido, al detentore di un immobile sia stato da un terzo trasferito il possesso del bene, costituisce un’indagine di fatto, riservata al giudice di merito, i cui apprezzamenti e valutazioni sono sindacabili in sede di legittimità soltanto per illogicità o inadeguatezza della motivazione. Cass. civ. sez. II, 8 marzo 2011, n. 5419

Ai fini del mutamento della detenzione in possesso, chi abbia iniziato il godimento del bene a titolo di detenzione non può acquistarne il possesso finché il titolo non venga mutato per causa proveniente da un terzo o in forza di opposizione da lui fatta nei confronti del possessore; quest’ultimo mutamento richiede, in particolare, il compimento di uno o piatti estrinseci, dai quali sia possibile desumere la modificata relazione di fatto con la cosa detenuta, attraverso la negazione dell’altrui possesso e l’affermazione del proprio. Cass. civ. sez. II, 10 ottobre 2007, n. 21252

Ai fini del mutamento della detenzione in possesso, l’opposizione del detentore nei confronti del possessore, richiesta dal secondo comma dell’art. 1141 c.c. non è necessaria qualora il mutamento del titolo scaturisca da un atto dello stesso possessore a beneficio del detentore. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che il mutamento della detenzione in possesso si era verificato per avere il proprietario, sia pure con atto nullo per difetto di forma, donato il bene al conduttore e questi accettato, considerando tale momento utile ai fini del decorso del termine per l’usucapione). Cass. civ. sez. II, 16 aprile 2007, n. 9090

Il fatto «proveniente dal terzo» che, ai sensi dell’art. 1141, secondo comma, c.c. può costituire causa idonea ad operare il mutamento della detenzione in possesso non può consistere in un mero comportamento materiale, ma deve consistere in un atto che, indipendentemente dalla sua validità ed efficacia, sia diretto a trasferire al detentore il diritto corrispondente al possesso da questi vantato. (Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza della Corte di appello che aveva accolto la domanda di usucapione di un fabbricato adibito in passato a stazione ferroviaria ritenendo che il detentore, che in precedenza lo occupava per ragioni di servizio, ne avesse acquisito il possesso in forza dell’atto con cui l’ente gestore della ferrovia aveva dismesso la linea, senza richiedere il rilascio dell’abitazione). Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 2006, n. 26228

La interversione della detenzione in possesso può avvenire anche attraverso il compimento di attività materiali, se esse manifestano in modo inequivocabile e riconoscibile dall’avente diritto l’intenzione del detentore di esercitare il potere sulla cosa esclusivamente nomine proprio, vantando per sé il diritto corrispondente al possesso in contrapposizione con quello del titolare della cosa. Cass. civ. sez. II, 31 maggio 2006, n. 12968

Il comodato precario di un bene immobile costituisce detenzione, non quindi possesso “ad usucapionem”, tanto in favore del comodatario quanto dei familiari con lo stesso conviventi, con la conseguenza che il comodatario che si oppone alla richiesta di risoluzione del comodato sostenendo di aver usucapito il bene non può limitarsi a provare il potere di fatto sull’immobile, ma deve dimostrare l’avvenuta interversione del possesso, cioè il compimento di attività materiali in opposizione al proprietario concedente. Cass. civ. sez. VI-II, 17 maggio 2018, n. 12080

La mera mancata riconsegna del bene al comodante, nonostante le reiterate richieste di questi, a seguito di estinzione del comodato è inidonea a determinare l’interversione della detenzione in possesso, traducendosi nell’inottemperanza alle pattuizioni in forza delle quali la detenzione era stata costituita, suscettibile, in sé, di integrare un’ordinaria ipotesi di inadempimento contrattuale all’obbligo restitutorio gravante per legge sul comodatario. Cass. civ. sez. II, 22 aprile 2016, n. 8213

Poiché il comodatario, quale detentore della cosa comodata, non può acquistare il possesso “ad usucapionem” senza prima avere mutato, mediante una “interversio possessionis”, la sua detenzione in possesso, deve ritenersi che l’intenzione, manifestata da chi eserciti un potere di fatto su di un bene, di stipulare per iscritto un contratto di comodato con il proprietario del bene stesso sia incompatibile con la sussistenza del possesso utile ai fini dell’usucapione, in quanto contiene, ad un tempo, l’esplicito riconoscimento del diritto altrui e l’esclusione dell’intenzione di possedere per conto e in nome proprio. Cass. civ. sez. III, 25 giugno 2013, n. 15877

In tema di occupazione illegittima, premesso che la condotta illecita della P.A. incidente sul diritto di proprietà non può comportare, quale che ne sia la forma di manifestazione (occupazione usurpativa, acquisitiva o appropriativa, vie di fatto) l’acquisizione del fondo, nei casi in cui il potere di fatto sulla cosa sia esercitato inizialmente dalla P.A. come detenzione – in presenza di validi provvedimenti amministrativi (dichiarazione di p.u. decreto di occupazione d’urgenza, ecc.) –, occorre l’allegazione e la prova da parte della P.A. della trasformazione della detenzione in possesso utile “ad usucapionem”, ex art. 1141, comma 2, c.c. cioè il compimento di idonee attività materiali di opposizione specificamente rivolte contro il proprietario-possessore, non essendo sufficienti né il prolungarsi della detenzione né il compimento di atti corrispondenti all’esercizio del possesso che di per sé denunciano unicamente un abuso della situazione di vantaggio determinata dalla materiale disponibilità del bene. (Nella specie, la P.A. aveva invocato a fondamento dell’”animus possidendi” un titolo convenzionale ad effetti obbligatori come la promessa di donazione, cui peraltro non era seguita la formalizzazione della donazione, titolo cui poteva al più riconnettersi un effetto traslativo della detenzione che non autorizzava l’alterazione dello stato di fatto, con conseguente insussistenza del possesso utile ai fini dell’usucapione). Cass. civ. sez. I, 27 aprile 2018, n. 10289

Non costituisce atto di interversione della detenzione in possesso, ai sensi dell’art. 1141, secondo comma, cod. civ. la destinazione di un immobile da parte del detentore ad esercizio di culto, trattandosi di attività compatibile con l’appartenenza del bene a privati che, come previsto dall’art. 831, secondo comma, cod. civ. non manifesta in modo inequivocabile e riconoscibile dall’avente diritto pretese dominicali sul bene trascendenti i limiti della detenzione ed incompatibili con il possesso del titolare della cosa. Cass. civ. sez. II, 16 aprile 2015, n. 7821

L’apposizione di un lucchetto che impedisce l’accesso all’immobile non è idonea all’interversione del possesso, essendo un fatto compatibile con la tutela della detenzione, che non muta il titolo contro il possessore, se a lui non opposto per escluderne il possesso “solo animo”. Cass. civ. sez. VI-II, 7 aprile 2014, n. 8115

Ai fini dell’interversione del possesso, di cui all’art. 1141, secondo comma, c.c. l’edificazione di un fabbricato sul terreno ricevuto in detenzione, espressamente autorizzata dal proprietario del suolo, non costituisce un’attività posta in essere “contro” il possessore, e non pu conseguentemente, essere invocata dal detentore quale atto di “opposizione” idoneo a mutare il titolo del rapporto con la cosa. Cass. civ. sez. II, 10 dicembre 2013, n. 27584

Non costituisce titolo idoneo a mutare la detenzione in possesso, e pertanto non può configurare la «causa proveniente dal terzo», contemplata dall’art. 1141 c.c. una comunicazione della P.A. al soggetto detentore concernente il condono edilizio, perché tale atto non è neppure astrattamente idoneo a trasferire un diritto sul bene che legittimi l’interversio possessionis sul medesimo. Cass. civ. sez. II, 3 ottobre 2000, n. 13104

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