(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Trasferimento della servitù in luogo diverso

Articolo 1068 - Codice Civile

Il proprietario del fondo servente non può trasferire l’esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente.
Tuttavia, se l’originario esercizio è divenuto più gravoso per il fondo servente o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell’altro fondo un luogo egualmente comodo per l’esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo.
Il cambiamento di luogo per l’esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente.
L’autorità giudiziaria può anche disporre che la servitù sia trasferita su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi acconsenta, purché l’esercizio di essa riesca egualmente agevole al proprietario del fondo dominante (2643).

Articolo 1068 - Codice Civile

Il proprietario del fondo servente non può trasferire l’esercizio della servitù in luogo diverso da quello nel quale è stata stabilita originariamente.
Tuttavia, se l’originario esercizio è divenuto più gravoso per il fondo servente o se impedisce di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, il proprietario del fondo servente può offrire al proprietario dell’altro fondo un luogo egualmente comodo per l’esercizio dei suoi diritti, e questi non può ricusarlo.
Il cambiamento di luogo per l’esercizio della servitù si può del pari concedere su istanza del proprietario del fondo dominante, se questi prova che il cambiamento riesce per lui di notevole vantaggio e non reca danno al fondo servente.
L’autorità giudiziaria può anche disporre che la servitù sia trasferita su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi acconsenta, purché l’esercizio di essa riesca egualmente agevole al proprietario del fondo dominante (2643).

Note

Massime

L’art. 1068, comma 2, c.c. autorizza il mutamento del luogo della servitù  a richiesta di chi ne è gravato, ma esige che le opere necessarie a tale mutamento siano eseguite nell’esclusivo ambito del fondo servente, dovendosi ritenere abusive quelle che dovessero insistere nel fondo dominante poiché le opere siffatte verrebbero a ledere la sfera dominicale altrui. Cass. civ. sez. II, 5 ottobre 2018, n. 24618

Ai sensi dell’art. 1068 c.c. lo spostamento delle opere necessarie per l’esercizio della servitù non può avvenire per iniziativa unilaterale del proprietario del fondo servente il quale, ove l’originario esercizio di quel diritto impedisca di effettuare lavori, operazioni o miglioramenti, può offrire al proprietario del fondo dominante un luogo altrettanto comodo per godere del suo diritto; ove, tuttavia, detta offerta non sia accettata, tale spostamento può essere chiesto e conseguito dal proprietario del fondo servente o per decisione del giudice o per effetto di convenzione scritta ex art. 1350, n. 4, c.c. intercorsa tra le parti, implicando il mutamento del luogo di esercizio variazioni nel contenuto della servitù medesima. Cass. civ. sez. II, 7 giugno 2018, n. 14821

In tema di servitù prediali non integra la fattispecie prevista dal quarto comma dell’art. 1068 c.c. (divieto di trasferire la servitù in luogo diverso da quello originario) la sostituzione, ad opera del proprietario del fondo servente, di una vecchia scala in legno, utilizzata per l’esercizio del diritto di passaggio per l’accesso al fondo dominante, con una nuova scala in muratura, anche qualora, con la sua sostituzione, ne sia stato ridisegnato il tracciato, trattandosi di una mera ridefinizione dei limiti o dei confini dell’area destinata all’esercizio della servitù . Cass. civ. sez. II, 25 maggio 2016, n. 10875

L’azione per lo spostamento del luogo di esercizio della servitù ha natura petitoria; pertanto, il convenuto nel giudizio possessorio di spoglio della servitù di passaggio non può proporre autonoma domanda ai sensi dell’art. 1068 c.c. finché il primo giudizio non sia definito e la decisione non sia stata eseguita. Cass. civ. sez. VI, 12 agosto 2011, n. 17245

Le condizioni di fatto che giustificano il trasferimento di una servitù da un luogo ad un altro del fondo servente a norma dell’art. 1068 c.c. sono di natura oggettiva e perciò anche se accertate giudizialmente, non possono dare luogo al risarcimento del danno a favore del proprietario del fondo servente, salvo che il proprietario del fondo dominante si sia infondatamente opposto al trasferimento della servitù . Cass. civ. sez. II, 21 dicembre 1999, n. 14365

Non integra gli estremi della violazione dell’art. 1068 c.c. (divieto, per il proprietario del fondo servente, di trasferire la servitù in un luogo diverso da quello originario) la mera ridefinizione dei limiti o dei confini dell’area destinata all’esercizio della servitù  (Principio affermato dalla S.C. in relazione ad una vicenda in cui, rimasto sostanzialmente immutato il luogo di esercizio di una servitù di passaggio, il proprietario del fondo servente aveva provveduto alla costruzione di un marciapiede lungo la strada, eliminando, contestualmente, aiuole e siepi esistenti sull’altro lato, così determinando uno spostamento – del tutto irrilevante – della delimitazione della carreggiata). Cass. civ. sez. II, 15 giugno 1999, n. 5916

Non è consentito, a richiesta del proprietario del fondo servente, lo spostamento della servitù di passaggio, a norma dell’art. 1068 c.c. quando tale spostamento determinerebbe uno sconfinamento del tracciato della servitù sul fondo dominante. Cass. civ. sez. II, 23 giugno 1978, n. 311

Su richiesta delle parti interessate, il giudice, a norma dell’art. 1068 c.c. può disporre il cambiamento del tracciato e delle modalità di esercizio di una servitù di passaggio, che si renda opportuno in conseguenza di un oggettivo mutamento dello stato dei luoghi; nel provvedere in tal senso, deve rispettare il principio in base al quale il soddisfacimento delle esigenze del fondo dominante deve essere attuato con il minor aggravio possibile per il fondo servente. Cass. civ. sez. II, 13 gennaio 1976, n. 92

L’art. 1068 c.c. in tema di trasferimento della servitù in luogo diverso da quello originario non può trovare applicazione nelle cosiddette servitù negative. Cass. civ. sez. II, 13 marzo 1975, n. 951

La maggiore gravosità, per il fondo servente, dell’esercizio della servitù  prevista dall’art. 1068, comma 2, c.c. come condizione per il trasferimento del peso in luogo diverso da quello originariamente fissato, può dipendere, oltre che da un fatto estraneo all’attività dei proprietari dei fondi interessati, anche dall’utilizzazione del fondo servente da parte del suo proprietario e dal modificarsi della percezione di gravosità che sia obbiettivamente verificabile, attribuendo rilievo la norma, alla luce di una lettura costituzionalmente orientata, principalmente alla condizione del proprietario del fondo servente. Nella valutazione, rimessa al suo apprezzamento, della maggiore gravosità, il giudice di merito deve tenere conto di quella umana e ragionevole tolleranza che dovrebbe presiedere all’esercizio di ogni diritto. Cass. civ. sez. II, 5 maggio 2016, n. 9031

L’aggravio che consente il trasferimento della servitù ex art. 1068, comma 2, c.c. non riguarda solo le esigenze del fondo servente, ma anche le esigenze delle persone che su quel fondo vivono, come nel caso in cui il transito veicolare evidenzi rischi sopravvenuti (nella specie, per la presenza abitativa di un bambino in tenera età). Cass. civ. sez. II, 22 settembre 2015, n. 18660

In tema di trasferimento della servitù in luogo diverso, ai sensi dell’art. 1068, secondo comma, c.c. mentre la maggiore gravosità dell’esercizio della servitù per il fondo servente quale ragione della richiesta di spostamento – deve necessariamente essere determinata da fatti sopravvenuti rispetto al momento di costituzione del vincolo, va escluso che tale requisito occorra anche nel caso in cui il proprietario del fondo servente abbia l’obiettiva esigenza di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, essendo tali facoltà consentite dal criterio di esercizio del minor aggravio del fondo servente, di cui all’art. 1065 c.c. senza alcuna necessità di comparazione tra la situazione esistente all’epoca in cui fu creata la servitù e la situazione, invece, esistente quando il trasferimento venga chiesto. Cass. civ. sez. II, 21 febbraio 2013, n. 4336

Nella controversia tra i proprietari dei fondi servente e dominante, relativa al trasferimento della servitù di passaggio in luogo diverso, la valutazione del giudice di merito, in base ai criteri di cui al secondo comma dell’art 1068 cod. civ. deve essere globale e comparativa, essendo nella realtà impossibile che qualsiasi nuovo passaggio comporti caratteristiche strutturali e di uso assolutamente identiche a quelle del percorso anteriore. Pertanto è incensurabile la decisione del giudice di merito, ove lo stesso abbia correttamente considerato che, per effetto del nuovo passaggio offerto in sostituzione, posto a confronto col vecchio tracciato, avendo riguardo alla loro pendenza, ampiezza, sinuosità ed alla conformazione del piano del suolo, non si è avuta una diminuzione della comodità del fondo dominante e si è, piuttosto, evitato, o rimosso, l’aggravio del fondo servente, o, quanto meno, lo si è ridotto al minimo compatibile con il pieno esercizio della servitù . Cass. civ. sez. II, 24 luglio 2012, n. 12929

Poichè il trasferimento dell’esercizio della servitù in luogo diverso da quello in cui è stata stabilita originariamente può avvenire – in deroga all’espresso divieto imposto dall’art. 1068 c.c. al proprietario del fondo servente – soltanto in presenza dei presupposti oggettivi previsti dalla stessa norma, il proprietario del fondo dominante, qualora invochi il trasferimento della servitù – che dal proprietario del fondo servente si assuma invece estinta o prescritta – deve dimostrare che il trasferimento sia avvenuto in virtù di un accordo manifestato in maniera inequivoca dalle parti. Cass. civ. sez. II, 30 agosto 2004, n. 17394

A norma dell’art. 1068 c.c. il proprietario del fondo servente non può rivolgersi al giudice per ottenere il trasferimento della servitù in un luogo diverso del fondo, prima di aver fatto l’offerta di un altro luogo di esercizio. Tuttavia, nel caso in cui sia il proprietario del fondo dominante a convenire in giudizio il proprietario del fondo servente per pretese violazioni delle disposizioni contenute nell’articolo citato, l’offerta di un luogo diverso di esercizio della servitù può essere fatta in tale sede, restando al giudice il compito di stabilire se ricorrano o meno le condizioni di legge per lo spostamento del luogo di esercizio della servitù  e fermo restando in ogni caso che è illegittimo lo spostamento del luogo suddetto che il proprietario del fondo servente abbia attuato manu propria, potendo esso avvenire solo in via convenzionale o giudiziale. Cass. civ. sez. II, 27 ottobre 1995, n. 11198

Per il disposto dell’art. 1068 c.c. l’esercizio da parte del proprietario del fondo servente della facoltà di ottenere il trasferimento della servitù in un luogo diverso per l’accresciuta gravosità dell’esercizio nel luogo originariamente fissato, postula che detto proprietario fornisca la preventiva e dettagliata dimostrazione della eguale comodità per l’esercizio della servitù del luogo diverso dal medesimo offerto all’altro proprietario. Cass. civ. sez. II, 11 maggio 1994, n. 4579

La disposizione del secondo comma dell’art. 1068 c.c. che consente al proprietario del fondo servente di offrire al proprietario dell’altro fondo un luogo ugualmente comodo per l’esercizio della servitù nel caso in cui l’originario esercizio sia divenuto eccessivamente gravoso per il fondo servente o impedisca di fare lavori, riparazioni o miglioramenti, si applica, per analogia, data l’eadem ratio, anche nel caso di spostamento verticale della servitù e, più in generale, nel caso di variazioni del modo di esercizio della servitù  In tutti i predetti casi, come in quello di spostamento orizzontale della servitù  a cui si riferisce l’art. 1068 c.c. le spese dello spostamento – salva diversa convenzione – debbono essere sopportate, per il generale principio cuius commoda, eius incommoda, dal proprietario del fondo servente, che l’abbia richiesto. Cass. civ. sez. II, 3 marzo 1994, n. 2104

Nel caso che per la costituzione negoziale su di un fondo gravino più servitù di passaggio a vantaggio di un altro fondo, al giudice – il quale ritenga di dover accogliere la domanda di spostamento del percorso di una di quelle servitù in luogo egualmente comodo dello stesso fondo servente, ricorrendo una delle condizioni a tal fine previste dall’art. 1068, secondo comma, c.c. – non è consentito far coincidere il nuovo percorso con quello dell’altra servitù di passaggio, cui è soggetto il fondo servente a vantaggio del medesimo fondo dominante, dovendo lo spostamento previsto dalla detta norma essere disposto nel rispetto dell’originaria pluralità di servitù voluta dalle parti, in base alla valutazione della utilità del fondo dominante, che compete solo al proprietario di questo. Cass. civ. sez. II, 26 febbraio 1991, n. 2078

La servitù di passaggio che, in virtù dell’atto costitutivo e delle modalità di esercizio, grava su una parte determinata del fondo servente non può essere spostata su altra parte dell’immobile dal proprietario del fondo dominante. Cass. civ. sez. VI, 18 marzo 2019, n. 7619

A norma dell’art. 1068, comma terzo, c.c. il cambiamento di luogo per l’esercizio della servitù richiede cumulativamente la prova che il cambiamento riesca per il proprietario del fondo dominante di notevole vantaggio e che lo stesso non rechi danno al fondo servente, senza che, per la natura stessa del detto requisito negativo dell’inesistenza del danno, sia consentita alcuna valutazione comparativa con i vantaggi per il fondo dominante, dovendosi escludere ogni aggravamento della situazione del fondo servente. Cass. civ. sez. II, 16 febbraio 1988, n. 1663

I commi 2 e 3 dell’art. 1068 c.c. che regolano il trasferimento del luogo di esercizio della servitù  fanno riferimento rispettivamente all’offerta del proprietario del fondo servente e all’istanza del proprietario di quello dominante. Il comma 4, invece, che disciplina lo spostamento della servitù su altro fondo, non contempla alcuna richiesta, ma riconosce al giudice un’ampia discrezionalità, ponendo quale espresso presupposto che l’esercizio della servitù riesca ugualmente agevole al proprietario del fondo dominante. Cass. civ. sez. II, 5 dicembre 2018, n. 31456

In tema di servitù prediali, la fattispecie prevista dal quarto comma dell’art. 1068 c.c. comportando il trasferimento della servitù non già su altra porzione dello stesso fondo, come nell’ipotesi contemplata dal secondo comma del medesimo art. 1068 c.c. ma su altro fondo del proprietario dell’originario fondo servente o di un terzo, determina l’estinzione della servitù preesistente e la contestuale costituzione di una nuova servitù  anche se di eguale contenuto, a carico del diverso fondo. A differenza, tuttavia, dell’ipotesi di cui al secondo comma dell’art. 1068 c.c. (nella quale il verificarsi dei richiesti presupposti normativi determina l’insorgenza, in capo al proprietario del fondo servente, del diritto di ottenere il trasferimento del luogo di esercizio della servitù , qualora l’offerta di altro luogo egualmente comodo rivolta al proprietario del fondo dominante venga da quest’ultimo ingiustamente rifiutata, l’accoglimento della domanda di trasferimento della servitù su altro fondo del proprietario del fondo servente, ai sensi dell’art. 1068, quarto comma, c.c. è rimesso alla valutazione discrezionale dell’autorità giudiziaria, la quale, accertata la sussistenza delle condizioni di legge, “pu disporre detto trasferimento. Cass. civ. sez. II, 11 maggio 2012, n. 7415

Il trasferimento della servitù di passaggio su un fondo servente di proprietà di un terzo richiede, ai sensi dell’art. 1068, comma quarto, c.c. il consenso di quest’ultimo, consenso che non può ritenersi implicito nel fatto che il proprietario già consenta il passaggio a taluni, essendo invece necessario, al fine della costituzione del rapporto intersoggettivo tra il titolare del fondo dominante ed il titolare del nuovo fondo servente, che il consenso sia non solo esplicito, ma, considerata la natura del diritto, manifestato per iscritto. Cass. civ. sez. II, 19 aprile 2012, n. 6130

Il giudice non pu in assenza di domanda di parte e delle condizioni richieste dall’art. 1068 c.c. disporre il trasferimento della servitù in altro luogo del fondo servente. Cass. civ. sez. I, 17 novembre 2000, n. 14906

Nell’ipotesi prevista dal quarto comma dell’art. 1068 c.c. il trasferimento della servitù su altro fondo del proprietario del fondo servente o di un terzo che vi consenta in guisa da assicurare che l’esercizio della servitù riesca ugualmente agevole al proprietario del fondo dominante, si verifica solo per effetto della sentenza costitutiva che viene pronunciata a conclusione del giudizio. È, pertanto, legittimo il trasferimento della servitù operato su un fondo acquistato dal terzo che vi consente dopo l’inizio della controversia, ma prima della relativa pronuncia, trattandosi di condizione dell’azione che deve sussistere al momento della decisione. Cass. civ. sez. II, 8 ottobre 1981, n. 5295

 

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