(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Divieto di aggravare o di diminuire l'esercizio della servitù

Articolo 1067 - Codice Civile

Il proprietario del fondo dominante non può fare innovazioni che rendano più gravosa la condizione del fondo servente.
Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l’esercizio della servitù o a renderlo più incomodo.

Articolo 1067 - Codice Civile

Il proprietario del fondo dominante non può fare innovazioni che rendano più gravosa la condizione del fondo servente.
Il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l’esercizio della servitù o a renderlo più incomodo.

Note

Massime

Ai sensi dell’art 1067 c.c. è fatto divieto al proprietario del fondo dominante di apportare innovazioni che, cagionando un apprezzabile pregiudizio, attuale o potenziale, rendano più gravosa la condizione del fondo servente. In particolare, con riferimento alla identificazione dei bisogni del fondo dominante, qualora l’atto costitutivo non contenga una precisa limitazione, la relativa valutazione deve ispirarsi a normali criteri di prevedibilità, la quale deve essere intesa in senso generico ed oggettivo. Cass. civ. sez. II, 14 maggio 2018, n. 11661

In tema di servitù  l’aggravamento dell’esercizio, in dipendenza della trasformazione operata sul fondo dominante, va verificato accertando se l’innovazione abbia alterato l’originario rapporto con il fondo servente e se il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originariamente previsto, dovendosi valutare l’opera non in sé stessa, ma anche con riferimento alle implicazioni che ne derivino a carico del fondo servente, assumendo rilevanza non soltanto i pregiudizi attuali, ma anche quelli potenziali, connessi e prevedibili, in considerazione dell’intensificazione dell’onere gravante sul fondo anzidetto. Ne consegue che incorre nel divieto di cui all’art. 1067 cod. civ. il proprietario del fondo dominante che effettui innalzamenti del livello del proprio immobile e determini mediante realizzazione sul muro di divisione di più finestre poste su differenti livelli – una più facile, intensa e continua “inspectio” e “prospectio” sul fondo servente, tale da modificare lo stato dei luoghi, facendone assumere una diversa configurazione e funzione. Cass. civ. sez. II, 8 luglio 2014, n. 15538

L’aggravamento di una servitù conseguente alla modificazione dello stato dei luoghi o alla sopravvenienza di diverse modalità di esercizio non può ritenersi “in re ipsa”, ma deve essere valutato caso per caso, in relazione al complesso delle circostanze in concreto esistenti, tenendo conto degli elementi probatori forniti dalle parti, dovendo in tale ipotesi l’indagine del giudice di merito essere diretta ad accertare se il maggior godimento per il fondo dominante comporti o meno una intensificazione dell’onere gravante sul fondo servente. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 30 giugno 2011, n. 14472

Il divieto di aggravamento di servitù previsto all’art. 1067 c.c. ricorre nell’ipotesi in cui alla destinazione agricola del fondo dominante si aggiunga la destinazione ad uso artigianale, poiché in tal caso la funzione originaria della servitù viene ad essere alterata dall’imposizione al fondo servente di un sacrificio ulteriore rispetto a quello originariamente contemplato. Cass. civ. sez. II, 10 marzo 2011, n. 5741

In tema di servitù  le innovazioni al fondo dominante che non superino il limite oltre il quale esse sono vietate a norma dell’art. 1067 c.c. in quanto rendono più gravosa la condizione del fondo servente rispetto a quanto era prevedibile al momento della loro costituzione, possono essere apportate senza alcun limite temporale rispetto all’epoca del sorgere della servitù  non ponendosi al riguardo alcuna questione di estinzione del relativo diritto per non uso, per impossibilità di uso o per venir meno dell’utilità, tenuto conto che la maggiore utilità tratta dalla servitù per effetto dell’innovazione deve considerarsi già potenzialmente compresa nel titolo costitutivo della stessa, e che risulta quindi applicabile l’art. 1075 c.c. a norma del quale la servitù esercitata in modo da trarne un’utilità minore di quella indicata dal titolo si conserva per intero. Cass. civ. sez. II, 12 giugno 1996, n. 5385

La legittimazione passiva dell’acquirente del fondo dominante rispetto alla domanda diretta a far valere il divieto, stabilito dall’art. 1067 c.c. di aggravare l’esercizio di una servitù (nella specie, di passaggio) non trova ostacolo nella circostanza che, trattandosi di servitù costituita per contratto, venga dedotta quale causa di aggravamento del peso imposto al fondo servente la violazione del vincolo negativo di destinazione del fondo dominante, imposto da una clausola, debitamente trascritta, del negozio costitutivo. Pertanto, rappresentando tale clausola un limite al contenuto e all’esercizio della servitù esplicantesi sul fondo servente, e non la costituzione di una servitù a carico del fondo dominante, l’utilizzazione di quest’ultimo in senso contrario al pattuito vincolo, resta pur sempre lecita jure proprietatis, sicché il giudice adito per l’applicazione del cit. art. 1067 deve individuare i rimedi atti a ricondurre l’esercizio della servitù nei limiti della regolamentazione ricavabile dal titolo, eliminando l’illecito aggravio, ma non può incidere direttamente sulla situazione del fondo dominante, inibendone senz’altro la destinazione contrattualmente vietata. Cass. civ. sez. II, 11 febbraio 1997, n. 1257

Il proprietario del fondo dominante non può consentire a terzi, senza il consenso del proprietario del fondo servente, l’utilizzazione delle opere e degli impianti da lui predisposti in tale fondo per l’esercizio della servitù perché tale utilizzazione non si risolve in un maggior uso della servitù  ammesso, ai sensi dell’art. 1067 c.c. fino a quando non aggrava la posizione del fondo servente, ma nell’esercizio, a vantaggio dei fondi dei terzi, di una nuova e diversa, servitù che il proprietario del fondo dominante, cui è consentito di usare la servitù solo a vantaggio del proprio fondo, non ha il potere di imporre neppure cedendo in tutto o in parte il suo diritto reale limitato (di servitù , che è, per sua natura, inalienabile senza la proprietà del fondo al quale serve (nella specie, il proprietario di un edificio dotato di una condotta che, attraversando il fondo confinante, si immetteva in un canale pubblico di scolo, aveva attribuito ad un terzo proprietario di un vicino fabbricato il diritto di innestare nella condotta i tubi di scarico del proprio immobile. Cass. civ. sez. II, 21 giugno 1995, n. 7034

Il divieto di aggravare l’esercizio della servitù  di cui all’art. 1067 c.c. costituisce un limite alle innovazioni sul fondo dominante che incidano sulle modalità concrete di esercizio della servitù e non anche un criterio per discriminare la liceità o meno delle opere che il proprietario del fondo dominante intenda fare sul fondo servente – avvalendosi della facoltà di cui all’art. 1069 c.c. – per la cui violazione vale, per contro, da un lato il criterio dell’indispensabilità delle opere ai fini della conservazione della servitù  dall’altro il limite (subordinato al criterio anzidetto) rappresentato dal proprio fondo, impedendo qualunque intervento del vicino, titolare della servitù di passo sulla proprietà medesima, oltre il necessario per il godimento della servitù . Cass. civ. sez. II, 17 gennaio 1995, n. 492

Il divieto imposto al proprietario del fondo dominante dall’art. 1067 comma 1 c.c. di fare innovazioni che rendano più gravosa la condizione del fondo servente si riferisce a pregiudizi non solo attuali, ma anche potenziali e futuri individuabili secondo le regole della comune prevedibilità. Nell’effettuare il predetto accertamento il giudice di merito deve avere riguardo non solo alle modificazioni dello stato dei luoghi, ma anche alle diverse modalità di esercizio della servitù che si risolvano in un’intensificazione dell’onere gravante sul fondo servente, sempreché al proprietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla destinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stesso. Cass. civ. sez. II, 21 ottobre 1994, n. 8612

In tema di limiti posti all’esercizio del diritto di servitù dall’art. 1067 c.c. la questione della violazione del divieto di innovazioni che comportino aggravamenti della condizione del fondo servente è prospettabile allorché tale conseguenza vietata si configuri rispetto alla regolamentazione del diritto ricavabile con certezza dal titolo – o, in difetto, dai surrogatori criteri legali –, ma non quando il preteso aggravamento concerna modalità di esercizio della servitù non determinate dal titolo e la cui individuazione (nella specie, l’ubicazione e l’andamento del tracciato stradale di una servitù di passaggio) sia oggetto di specifica controversia portata all’esame del giudice. Cass. civ. sez. II, 8 giugno 1994, n. 5548

L’aggravamento di una servitù  che derivi da innovazioni o divisioni del fondo dominante (nella specie, aggravamento di servitù di passaggio di veicoli, provocato, con la costruzione di una autorimessa, dall’acquirente di una piccola porzione del fondo dominante), non implica l’estinzione della servitù medesima, ma abilita il proprietario del fondo servente a chiedere la rimozione dell’aggravio, con ripristino delle originarie modalità di esercizio (oltre l’eventuale risarcimento del danno). Cass. civ. sez. II, 5 settembre 1989, n. 3849

In tema di servitù prediali, costituiscono innovazioni vietate ai sensi dell’art. 1067 c.c. quelle che rendono più gravosa la condizione del fondo servente, ivi compresa la soprastante colonna d’aria, tali essendo l’ampliamento di finestre o la loro sostituzione con balconi in aggetto o altri analoghi manufatti. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto sussistente l’aggravamento di una servitù di veduta consistita nella trasformazione di due finestre in porte e nella realizzazione di un balcone in quanto invasive della proiezione verso l’alto del sottostante capannone del proprietario del fondo servente). Cass. civ. sez. II, 20 aprile 2018, n. 9877

In tema di servitù  l’aggravamento dell’esercizio in dipendenza della trasformazione operata sul fondo dominante va verificato accertando se l’innovazione abbia alterato l’originario rapporto con il fondo servente e se il sacrificio imposto sia maggiore rispetto a quello originariamente previsto, dovendosi valutare l’opera non in sé stessa, come risultato di un’attività consentita o non consentita nella normale esplicazione o meno dei poteri dominicali, bensì per le implicazioni che ne derivano a carico del fondo assoggettato. Con riferimento alla servitù di veduta, deve, pertanto, tenersi conto non solo dell’attuale destinazione o situazione ma anche delle normali possibilità di ulteriore sviluppo e sfruttamento, come la trasformazione del tetto in terrazzo, la sopraelevazione ed ogni altra opera che renda possibile la veduta medesima, poiché il divieto di innovazioni si riferisce a pregiudizi non solo attuali ma anche potenziali, dovendo il giudice di merito accertare se le diverse modalità di esercizio della servitù si risolvano in un’intensificazione dell’onere gravante sul fondo servente, sempreché al proprietario di questo ne derivi un danno in termini economicamente apprezzabili, da valutare con riferimento alla destinazione attuale del fondo servente ed anche con riguardo ad altre possibili utilizzazioni dello stesso. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 11 gennaio 2006, n. 209

Qualora si sia proceduto alla ristrutturazione del preesistente sottotetto trasformandolo in casa di civile abitazione con apertura di finestre in corrispondenza dei vani di abitazione di nuova realizzazione, non costituisce aggravamento della servitù di veduta, ai sensi dell’art. 1067 c.c. la trasformazione dell’affaccio occasionale del preesistente parapetto in quello quotidiano dalle indicate finestre, in quanto non determina l’incremento della inspectio e della prospectio già esercitato sul fondo vicino, essendo la veduta meno ampia e panoramica di quella originaria. Cass. civ. sez. II, 2 luglio 2003, n. 10460

Non costituisce aggravamento della servitù di veduta, ai sensi dell’art. 1067 c.c. la sopraelevazione sul lastrico solare con apertura di finestre in corrispondenza dei vani di abitazione di nuova realizzazione, in quanto la trasformazione dell’affaccio occasionale dal parapetto del lastrico stesso in quello quotidiano dalle indicate finestre non determina un incremento della inspectio e della prospectio sugli appartamenti vicini, essendo al contrario la veduta meno ampia e panoramica rispetto all’originario affaccio esercitato dal parapetto del terrazzo. (Omissis). Cass. civ. sez. II, 8 agosto 2002, n. 11938

La maggiore gravosità del peso imposto sul fondo servente, che integra, ai sensi dell’art. 1067 c.c. l’ipotesi di aggravamento vietato della servitù  può configurarsi quando una tettoia, di cui sia stata autorizzata la costruzione a distanza inferiore a quella legale, viene sostituita da una scala esterna, in considerazione del passaggio di persone che sia destinato a verificarsi sulla scala e delle relative occasioni di inspectio sul fondo servente. Cass. civ. sez. II, 7 dicembre 1994, n. 10500

Non costituisce aggravamento della servitù di veduta, ai sensi dell’art. 1067 c.c. la copertura di una terrazza da cui si esercita la veduta stessa, in quanto la copertura, pur potendo consentire un uso più intenso e assiduo del diritto, non ne amplia il contenuto essenziale, perché lascia inalterati i limiti della inspectio e della prospectio sul fondo vicino. Cass. civ. sez. II, 15 aprile 1982, n. 2278

Costituisce aggravamento della servitù di veduta, non consentito dall’art. 1067 c.c. l’ampliamento di aperture esistenti, in guisa da rendere piagevole l’inspicere e il prospiciere in alienum, con corrispondente maggiore aggravio per il fondo servente, il cui proprietario è legittimato all’azione di manutenzione che tende appunto a conservare lo stato attuale del possesso e, quindi, a respingere ogni limitazione che – normalmente attraverso la modificazione dello stato dei luoghi – implichi un diverso modo di essere del possesso e del suo esercizio. Cass. civ. sez. II, 22 maggio 1981, n. 3370

È legittimo che, per le esigenze di coltivazione di un fondo, la servitù (nella specie, di passaggio) venga esercitata con frequenza e mezzi di locomozione diversi da quelli originariamente previsti, tenuto conto dei mutamenti delle colture agrarie e dei progressi della tecnica, rimanendo in tali casi inalterata la funzione economica e giuridica della servitù  senza che possa ritenersi configurato propriamente un suo aggravamento. Cass. civ. sez. II, 14 gennaio 2016, n. 475

In tema di servitù di passaggio per uso agricolo, al fine di valutare l’aggravamento agli effetti dell’art. 1067 c.c. occorre far riferimento alla nozione di attività agricola contenuta nell’art. 2135 c.c. non risolvendosi in un’alterazione della funzione economica e giuridica della servitù l’adeguamento della stessa a sopravvenute esigenze connesse all’evoluzione dell’attività ed al mutamento delle colture agrarie, quale, nella specie, la costruzione di una casa di abitazione in funzione della conduzione del fondo e delle esigenze dell’imprenditore agricolo. Cass. civ. sez. II, 1 aprile 2015, n. 6637

In tema di servitù di passaggio, agli effetti del divieto ex art. 1067 c.c. la collocazione di un cancello sul “locus servitù utis” non integra aggravamento della servitù di per sé, ma solo ove incida sul modo in cui è stata goduta la servitù  venendo in rilievo, quindi, frequenza del passaggio, caratteristica dei luoghi, particolari esigenze del transito e ogni altra precedente condizione di esercizio. Cass. civ. sez. II, 23 settembre 2013, n. 21744

In tema di servitù di passaggio, ricorre l’aggravamento della servitù di cui all’art. 1067 c.c. qualora alla destinazione esclusivamente agricola del fondo dominante si aggiunga quella per civile abitazione, poiché in tal caso la funzione originaria della servitù viene ad essere alterata dall’imposizione sul fondo servente di un sacrificio ulteriore rispetto a quello originario. Cass. civ. sez. II, 11 novembre 2005, n. 22831

Costituita a favore di un edificio una servitù di passaggio su un’area appartenente ad un edificio altrui, configura aggravamento della servitù il transito dei veicoli dei condomini per il parcheggio, non previsto dal titolo, su un’area di un terzo, per di più aperta sulla via pubblica, perché tale ulteriore modalità di esercizio del diritto reale, a vantaggio dei condomini e non del loro edificio, obbliga i proprietari del fondo servente ad una maggiore, prevedibile, manutenzione dell’area a causa dell’intensificato traffico derivantene; crea un collegamento tra il fondo servente e la via pubblica, e può determinare, ricorrendone gli altri necessari presupposti, l’acquisto per usucapione a favore del fondo del terzo del diritto di servitù di passaggio. Cass. civ. sez. II, 18 febbraio 2000, n. 1835

Costituisce aggravamento della servitù il passaggio di mezzi meccanici sul fondo servente per consentire lo svolgimento di un’attività artigianale esercitata in un capannone costruito su un fondo diverso da quello dominante, ancorché appartenente al medesimo proprietario di questo. Cass. civ. sez. II, 11 settembre 1999, n. 9675

La maggiore intensità del traffico su una strada privata, soggetta a servitù di passaggio a favore di un altro immobile non determina di per sé la diminuzione o la maggiore incomodità di esercizio della servitù costituita sul fondo servente e, pertanto, incombe agli interessati l’onere di dimostrare l’avvenuta alterazione in loro danno dell’esercizio della servitù . Cass. civ. sez. II, 1° aprile 1997, n. 2842

Con riguardo a servitù di passaggio su un fondo a favore di altro fondo e dei fabbricati da realizzare sullo stesso, i proprietari di detti immobili non possono trasferire al comune il diritto di transito sull’altrui fondo, perché venga esercitato dalla collettività, rendendosi in tal modo più gravosa la condizione del fondo servente, in violazione degli artt. 1071 e 1067 c.c. Cass. civ. sez. II, 20 giugno 1990, n. 6201

L’indagine sulla sussistenza, ad opera del proprietario del fondo servente, di atti di violazione o turbativa della servitù va condotta con riferimento all’estensione ed alle modalità di esercizio della servitù medesima, come fissate dal titolo costitutivo, e, pertanto, deve tenere conto anche delle specificazioni che tale titolo contenga in ordine alla “utilitas”, ove le stesse non abbiano mero valore indicativo, ma valgano a qualificare e delimitare il diritto. Cass. civ. sez. II, 6 agosto 2019, n. 21003

o trasformazioni del fondo servente, tali da diminuire o rendere più incomodo l’esercizio del diritto ex art. 1067, comma 2, c.c. quegli atti che, restando contemperate le esigenze del fondo dominante con quelle del fondo servente, rappresentino l’esercizio compiuto “civiliter” dal proprietario delle facoltà di godimento del fondo, che l’esistenza della servitù non può totalmente elidere. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, con riferimento a servitù di passaggio pedonale, aveva considerato non ricomprese nel divieto opere, volte all’abbattimento delle barriere architettoniche, consistenti in riduzione del pianerottolo, sostituzione del cancello, eliminazione di gradini di ingresso e realizzazione di un ballatoio). Cass. civ. sez. II, 10 ottobre 2018, n. 25056

L’art. 1067 comma secondo c.c. a norma del quale il proprietario del fondo servente non può compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l’esercizio della servitù o a renderlo più incomodo, tutela l’utilitas assicurata dal titolo e non quella che di fatto il proprietario del fondo dominante ritenga in atto di trarre dalla servitù ed esclude, conseguentemente, non solo il potere del proprietario del fondo servente di eseguire opere che riducano o rendano più incomodo l’esercizio in atto della servitù ma anche il potere di esecuzione di opere che riducano la possibilità del proprietario del fondo dominante di trarre dalla servitù la più ampia utilità assicurata dal titolo. Cass. civ. sez. II, 19 aprile 1993, n. 4585

L’inosservanza, da parte del proprietario del fondo servente, del divieto di compiere opere, che rendano più incomodo l’esercizio della servitù (art. 1967 secondo comma c.c.), è ravvisabile con riferimento ad aggravi apprezzabili e permanenti, e, pertanto, va esclusa quando si tratti di opere che comportino una scomodità del predetto esercizio solo eventuale o saltuaria, ovvero si risolvano in un mero aggravio di spesa sopportabile dallo stesso autore. (Nella specie il proprietario di un cortile gravato di servitù di scarico delle acque pluviali di un edificio, aveva collocato in appoggio del muro di tale edificio, del quale era condomino, canne fumarie che non menomavano, secondo l’accertamento dei giudici del merito, la servitù di scarico, ma rendevano solo più complessa e costosa l’eventuale riparazione della condotta attraverso la quale si esercitava lo scarico stesso). Cass. civ. sez. II, 5 marzo 1986, n. 1401

Il semplice fatto di una innovazione apportata al fondo servente non può essere considerato di per sé costitutivo di una limitazione della servitù se non costituisca anche un danno effettivo per il fondo dominante, in quanto l’esercizio della servitù è informato al criterio del minimo mezzo, nel senso che il titolare di essa ha il diritto di realizzare il beneficio derivantegli dal titolo o dal possesso senza appesantire l’onere del fondo servente oltre quanto sia necessario ai fini di quel beneficio. Cass. civ. sez. II, 25 giugno 1985, n. 3843

Il proprietario del fondo dominante può far valere la responsabilità di quello del fondo servente, per violazione dei doveri connessi alla servitù  ivi compreso il dovere generale di «non compiere alcuna cosa che tenda a diminuire l’esercizio della servitù od a renderlo più incomodo» (art. 1067 secondo comma c.c.) non soltanto per fatti direttamente commessi da detto secondo proprietario, ma anche per fatti posti in essere da terzi con la sua tolleranza. Cass. civ. sez. I, 4 marzo 1978, n. 1089

La trasformazione di un tetto in terrazza, anche se comporti un leggero innalzamento del livello di quota dei fabbricati, non è idoneo in sé e per sé ad alterare il contenuto di una servitù di veduta in precedenza esercitata sul tetto, a meno che il titolare di essa non provi che un uso abnorme del terrazzo o l’innalzamento del fabbricato abbiano in concreto modificato, riducendolo, il suo diritto. Cass. civ. sez. II, 13 marzo 1989, n. 1268

Quando la veduta, anziché sul piano terraneo, s’apra sul tetto del vicino, il titolare della relativa servitù non ha un diritto potiore, nel senso che quel tetto debba essere inaccessibile ed il proprietario del fondo servente non ha l’obbligo d’astenersi dall’accedere al tetto medesimo, né gli è fatto divieto di trasformarlo in lastrico solare, ancorché accessibile, purché tanto non comporti violazione del disposto dell’art. 907. Quindi se la veduta è sorta ad un’altezza inferiore a tre metri rispetto al contiguo e meno alto fabbricato del vicino, essa comporta che questi non possa elevare la sua fabbrica in aderenza ma non preclude di trasformare il tetto a tegole in un piano accessibile, non più elevato del precedente. Cass. civ. sez. II, 30 luglio 1982, n. 4368

Il proprietario del fondo gravato da servitù di veduta deve astenersi da atti o comportamenti che ne rendano più difficoltoso l’esercizio, ovvero che sottraggano un certo spazio al suo godimento, ma non è anche tenuto a rendere impraticabile l’area interessata dalla veduta medesima, precludendo su di essa il passaggio o la sosta di persone. Pertanto, con riguardo al possesso di una servitù di veduta, esercitata verso un solaio di copertura, il comportamento del proprietario del fondo servente, consistente nel trasformare quel solaio in un accessibile piano di calpestìo, non è di per sé qualificabile come molestia o turbativa di detto possesso, ove non si traduca in alcun impedimento o limitazione alle facoltà del vicino di affacciarsi e di guardare. Cass. civ. sez. II, 17 giugno 1977, n. 2521

Qualora il proprietario di un fondo gravato da una servitù di passaggio proceda ad opere di ristrutturazione incidenti sull’esercizio della servitù  il giudice non può ritenere giustificata la trasformazione solo in considerazione della dinamica dei rapporti e dell’evolversi delle situazioni sociali, ma deve vagliare la compatibilità della trasformazione con il libero e comodo ingresso che la normativa, in materia di servitù  vuole garantito al titolare del diritto di passaggio, in riferimento al divieto imposto al proprietario del fondo servente di diminuire l’esercizio della servitù o di renderlo più incomodo (art. 1067, secondo comma). Cass. civ. sez. II, 29 agosto 1990, n. 8945

In tema di servitù di passaggio, il proprietario del fondo servente può stabilire, senza il consenso del proprietario del fondo dominante, le modalità di esercizio della servitù  purché in conformità al titolo e comunque in modo da non recare impedimenti o difficoltà all’esercizio del passaggio da parte del titolare della servitù . Cass. civ. sez. III, 16 giugno 1990, n. 6050

La concessione di una servitù di passaggio sulla via privata sulla quale già altri abbia analoga servitù  pur determinando la possibilità di una maggiore intensità di transito, non importa di per sé diminuzione o maggiore incomodità di esercizio della servitù più antica e, pertanto, incombe al titolare di questa l’onere di dimostrare l’avvenuta alterazione in suo danno dell’esercizio della servitù . Cass. civ. sez. II, 10 novembre 1981, n. 5953

Le opere che l’art. 1067, secondo comma, c.c. vieta al proprietario del fondo servente sono soltanto quelle che si riflettono, alterandolo, sul contenuto essenziale dell’altrui diritto di servitù quale è determinato dal titolo, e, precisamente, sulla natura e sull’estensione dell’utilitas che di quello costituisce l’oggetto. Non comporta diminuzione dell’esercizio di una servitù di passaggio l’esecuzione, sul fondo servente, di opere che, pur riducendo la larghezza del sentiero all’uopo di fatto praticato, la conservino nelle dimensioni stabilite nel titolo costitutivo. Cass. civ. sez. II, 23 giugno 1978, n. 3125

Le innovazioni eseguite nel fondo servente con la riduzione dello spazio disponibile per l’esercizio di una servitù di passaggio pedonale e la modificazione del relativo tracciato originario non costituiscono fatti di spoglio del possesso della servitù quando, in concreto, non causano una diminuzione delle utilità che costituiscono il contenuto di quel diritto, non impediscono la soddisfazione di alcuna di quelle esigenze del fondo dominante che esso è destinato ad appagare e non incidono sulle modalità del suo esercizio rendendolo più difficile. (omissis). Cass. civ. sez. II, 24 aprile 1978, n. 1930

Le limitazioni pubblicistiche incidenti sull’accesso ad una pubblica via non possono legittimare una corrispondente limitazione della servitù di passo, convenzionalmente costituita in relazione a detto accesso, in quanto estranee, per le finalità di ordine pubblicistico che tendono a perseguire, alla disciplina pattizia della servitù privata; quelle limitazioni non sono opponibili dal titolare del fondo servente a quello del fondo dominante. Cass. civ. sez. II, 29 maggio 1974, n. 1543

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