Art. 1037 – Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Condizioni per la costituzione della servitù

Articolo 1037 - Codice Civile

Chi vuol far passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell’acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio; che la medesima è sufficiente per l’uso al quale si vuol destinare; che il passaggio richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque.

Articolo 1037 - Codice Civile

Chi vuol far passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell’acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio; che la medesima è sufficiente per l’uso al quale si vuol destinare; che il passaggio richiesto è il più conveniente e il meno pregiudizievole al fondo servente, avuto riguardo alle condizioni dei fondi vicini, al pendio e alle altre condizioni per la condotta, per il corso e lo sbocco delle acque.

Note

Massime

Per la costituzione della servitù d’acquedotto, ai sensi dell’art. 1037 cod. civ. le “condizioni dei fondi vicini” devono essere valutate anche se i rispettivi proprietari non sono parti in causa, essi non ricevendone alcun pregiudizio nell’eventuale altra controversia, di stesso oggetto, che li riguardi. Cass. civ. sez. II, 14 maggio 2014, n. 10611

Per la costituzione della servitù coattiva di acquedotto non è necessaria la presenza di una situazione di interclusione assoluta non altrimenti eliminabile (che è richiesta al solo fine di escludere l’operatività dell’esonero delle case, delle aie, dei giardini e dei cortili ad esse attinenti dalle servitù coattive), laddove è sufficiente che sussistano tutte le condizioni previste dall’art. 1037 c.c. e cioè: la disponibilità dell’acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell’acqua per l’uso al quale la si vuole destinare, la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo richiesto del passaggio richiesto, in rapporto alla situazione dei luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell’ultima parte dell’art. 1037 c.c. Cass. civ. sez. II, 24 maggio 2004, n. 9926

L’art. 1037 c.c. il quale stabilisce che chi vuol fare passare le acque sul fondo altrui deve dimostrare che può disporre dell’acqua durante il tempo per cui chiede il passaggio, va inteso nel senso che il titolare del fondo dominante che chiede l’imposizione della servitù di acquedotto coattivo deve poter disporre delle acque con riferimento ad un rapporto già costituito ovvero sul punto di essere costituito in relazione ad una pretesa destinata, secondo ogni ragionevole previsione, ad essere soddisfatta. Con l’espressione «disporre dell’acqua» in luogo di quella di «diritto sull’acqua» prevista nel progetto della Commissione, la norma intende riferirsi a qualsiasi rapporto sia di natura reale (proprietà, enfiteusi, usufrutto, superficie) sia di natura obbligatoria (come somministrazione, locazione-conduzione etc.) di godimento dell’acqua, nonché a qualsiasi tipo di utilizzazione dell’acqua, per effetto di concessione o riconoscimento di utenze pubbliche da parte della P.A.; con esclusione per della situazione di mero possesso dell’acqua, specie se il possesso non presenti determinati caratteri di continuità e stabilità, non potendo l’imposizione della servitù di acquedotto coattivo, stante la sua gravosità sul fondo altrui, essere giustificata in base ad un semplice potere di fatto e neppure in base a semplice acquiescenza da parte dell’avente diritto. Cass. civ. sez. II, 14 novembre 2000, n. 14734

In tema di costituzione coattiva di servitù  condizione implicita, ma connaturata al carattere coattivo della servitù  è quella della mancanza di alternative per il proprietario del fondo dominante, con la conseguenza che, per la costituzione di una servitù di acquedotto coattivo, pur essendo sufficiente la sussistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 1037 c.c. (e cioè la disponibilità dell’acqua che si intende far passare sul fondo altrui per il tempo per cui si richiede il passaggio, la sufficienza dell’acqua stessa per l’uso al quale la si vuole destinare, la convenienza e la minore pregiudizievolezza per il fondo servente del passaggio richiesto in rapporto alla situazione dei luoghi e alle condizioni espressamente richiamate nell’ultima parte del citato art. 1037), non è legittimamente predicabile, in via aprioristica e senza alcuna comparazione degli interessi contrastanti di cui sono portatori i proprietari dei due fondi, che la presenza, nelle vicinanze del fondo dominante, di un acquedotto pubblico sia del tutto irrilevante ai fini dell’accertamento del predetto requisito della mancanza di alternative per il fondo stesso. Cass. civ. sez. II, 11 ottobre 2000, n. 11548

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