Art. 14 – Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo (CEDU)

Divieto di discriminazione

Articolo 14 - cedu

(1) (2) Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza nazionale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Articolo 14 - CEDU

(1) (2) Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza distinzione di alcuna specie, come di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza nazionale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Note

(1) La rubrica del titolo primo cui appartiene il presente articolo è stata inserita dall’art. 2 del Protocollo n. 11, reso esecutivo con L. 28.08.1997, n. 296.
(2) La rubrica del presente articolo è stata inserita dall’annesso al Protocollo n. 11, reso esecutivo con L. 28.08.1997, n. 296.

Massime

È dichiarata manifestamente inammissibile – per difetto di rilevanza – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 della legge n. 689 del 1981, censurato dal Tribunale di Cassino, in riferimento agli artt. 3 e 117, primo comma, Cost. (in relazione agli artt. 7 della CEDU, 15 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, e 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE), nella parte in cui non prevede l’applicazione all’autore dell’illecito amministrativo della legge successiva più favorevole. Il giudizio a quo verte su una violazione amministrativa (inosservanza dell’obbligo del datore di lavoro di trasmettere alla Direzione provinciale del lavoro una copia del contratto di lavoro a tempo parziale) prevista e sanzionata – prima della sua abrogazione ad opera dell’art. 85 del d.lgs. n. 276 del 2003 – dall’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 61 del 2000. Quest’ultimo deve, però, essere disapplicato (come rilevato dalla Cassazione) per effetto della sentenza 24 aprile 2008 della Corte di Giustizia UE, che ne ha affermato l’incompatibilità con la direttiva 97/81/CE, con la conseguenza che, venendo meno l’obbligo e la sanzione di cui si controverte, deve escludersi la necessità di fare applicazione nel giudizio a quo del censurato art. 1 della legge n. 689 del 1991. (Corte Costituzionale – Ordinanza del 5 gennaio 2017, n. 2)

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