Vaccino anticovid: chi si rifiuta può essere licenziato?

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Il 27 Dicembre 2020 ha preso il via in Italia e in tutto il resto dell’Europa il piano di vaccinazione contro Covid-19.
I medici sono la prima categoria di dipendenti pubblici ad avere a che fare col vaccino e fin da subito si è accesa la polemica sul personale sanitario che rifiuta il vaccino anti-Covid.

vaccino anticovid licenziamento

Il presidente Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ha dichiarato che “i medici no vax sono quelli che negano la validità del vaccino. Questo è incompatibile con la professione. I medici sono parte integrante della comunità scientifica. In questi casi l’Ordine interviene comminando sanzioni, che arrivano anche alla radiazione”.
Quanto ai medici che non vogliono vaccinarsi, – prosegue – “la questione è diversa perché bisogna bilanciare il diritto dell’individuo, in assenza di una legge che rende obbligatoria esplicitamente la vaccinazione, rispetto al dovere deontologico e anche alle norme di legge che prevedono che il vaccino diventi un requisito per non danneggiare gli altri

A tal riguardo sono due le domande che sorgono spontanee:

1) Può un datore di lavoro obbligare i dipendenti alla vaccinazione?

Ad oggi quello anti-Covid non rientra tra i vaccini obbligatori per il lavoratore, dunque no.
Tuttavia, immaginiamo che ci siano imprenditori che, operando in settori particolarmente sensibili e cioè a contatto con le persone “fragili” della nostra società, caldeggerebbero volentieri una presa di posizione nel senso dell’obbligatorietà.

2) Può un datore di lavoro licenziare un dipendente che non si vaccina?

Anche qui, in assenza di indicazioni, un ragionamento per settori (tipo il sanitario) ci porterebbe a pensare che, laddove il dipendente che non si vaccina metta a rischio innanzitutto la propria salute ed anche quella di altre persone, potrebbe venire meno la sua idoneità a quella determinata mansione, con le negative conseguenze del caso.

Tuttavia, per il momento, davvero in pochi hanno espresso un loro parere su questa delicata questione.
Il giurista Pietro Ichino, ad esempio, è stato il primo ad argomentare la tesi del licenziamento in un’intervista al Corriere della sera.
Secondo il professore, rendere il vaccino obbligatorio contro il Covid “non solo si può, ma in molte situazioni è previsto”. Lo consentirebbe l’articolo 2087 c.c. laddove è previsto l’obbligo per il datore di lavoro di adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda.
È anche vero, però, che l’articolo 32 della Costituzione dice che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, ma, secondo il giurista, “se il rifiuto della vaccinazione metterà a rischio la salute di altre persone, questo rifiuto “costituirà un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro”. 
Dello stesso parere è l’ex magistrato Raffaele Guarinello, esperto di sicurezza sul lavoro, secondo cui “attualmente non è possibile costringere un lavoratore a sottoporsi a vaccinazione, ma se non lo fa va può essere destinato ad altra mansione”.
L’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, argomenta Guariniello, impone al datore di lavoro di mettere a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico [il Covid-19], da somministrare a cura del medico competente”.
Il che non significa obbligatorio. Tuttavia, continua Guariniello, “la stessa norma impone al datore di lavoro l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente”. Ma solo “ove possibile”. E se la ricollocazione non è compatibile con l’assetto organizzativo? “Il datore di lavoro è obbligato a predisporre misure organizzative per tutelare il lavoro, ma se questo non è possibile si rischia la rescissione del rapporto di lavoro”.
Insomma potrebbe profilarsi una giusta causa di licenziamento per il lavoratore che rifiuta la vaccinazione.
Per adesso insomma l’obbligo è solamente “morale”, e quindi un licenziamento per giusta causa del dipendente che rifiuta il vaccino andrebbe incontro a qualche problema. Ma in futuro la situazione potrebbe evolversi.

L’ipotesi del patentino di immunità

L’idea è stata lanciata inizialmente da alcune compagnie aeree. In sintesi, per ricominciare a muoverci la soluzione potrebbe essere un “passaporto vaccinale
Il Presidente della Commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, Daniele D’Amario ha affermato: “esibire un certificato vaccinale anti Covid per partecipare ad alcune attività potrebbe essere un’opportunità e una soluzione almeno per far ripartire il settore del turismo il più presto possibile”.
E c’è già subito chi pensa di estendere il patentino a molte altre attività, dalle palestre, ai cinema e teatri. Anche questa ipotesi è però destinata a suscitare polemiche. È accettabile che solo i vaccinati partecipino alla vita pubblica e di relazione e gli altri restino tagliati fuori, dai viaggi aerei, allo sport, ai ristoranti?
Sarebbe troppo divisivo, e probabilmente incostituzionale. Ma anche tutelare la salute pubblica è un obbligo costituzionale. Forse la via migliore sarebbe insistere su una corretta, efficace e ben organizzata comunicazione scientifica.

vaccino anticovid licenziamento

Il presidente Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) ha dichiarato che “i medici no vax sono quelli che negano la validità del vaccino. Questo è incompatibile con la professione. I medici sono parte integrante della comunità scientifica. In questi casi l’Ordine interviene comminando sanzioni, che arrivano anche alla radiazione”.
Quanto ai medici che non vogliono vaccinarsi, – prosegue – “la questione è diversa perché bisogna bilanciare il diritto dell’individuo, in assenza di una legge che rende obbligatoria esplicitamente la vaccinazione, rispetto al dovere deontologico e anche alle norme di legge che prevedono che il vaccino diventi un requisito per non danneggiare gli altri

A tal riguardo sono due le domande che sorgono spontanee:

1) Può un datore di lavoro obbligare i dipendenti alla vaccinazione?

Ad oggi quello anti-Covid non rientra tra i vaccini obbligatori per il lavoratore, dunque no.
Tuttavia, immaginiamo che ci siano imprenditori che, operando in settori particolarmente sensibili e cioè a contatto con le persone “fragili” della nostra società, caldeggerebbero volentieri una presa di posizione nel senso dell’obbligatorietà.

2) Può un datore di lavoro licenziare un dipendente che non si vaccina?

Anche qui, in assenza di indicazioni, un ragionamento per settori (tipo il sanitario) ci porterebbe a pensare che, laddove il dipendente che non si vaccina metta a rischio innanzitutto la propria salute ed anche quella di altre persone, potrebbe venire meno la sua idoneità a quella determinata mansione, con le negative conseguenze del caso.

Tuttavia, per il momento, davvero in pochi hanno espresso un loro parere su questa delicata questione.
Il giurista Pietro Ichino, ad esempio, è stato il primo ad argomentare la tesi del licenziamento in un’intervista al Corriere della sera.
Secondo il professore, rendere il vaccino obbligatorio contro il Covid “non solo si può, ma in molte situazioni è previsto”. Lo consentirebbe l’articolo 2087 c.c. laddove è previsto l’obbligo per il datore di lavoro di adottare tutte le misure suggerite da scienza ed esperienza, necessarie per garantire la sicurezza fisica e psichica delle persone che lavorano in azienda.
È anche vero, però, che l’articolo 32 della Costituzione dice che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, ma, secondo il giurista, “se il rifiuto della vaccinazione metterà a rischio la salute di altre persone, questo rifiuto “costituirà un impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro”. 
Dello stesso parere è l’ex magistrato Raffaele Guarinello, esperto di sicurezza sul lavoro, secondo cui “attualmente non è possibile costringere un lavoratore a sottoporsi a vaccinazione, ma se non lo fa va può essere destinato ad altra mansione”.
L’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro, argomenta Guariniello, impone al datore di lavoro di mettere a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico [il Covid-19], da somministrare a cura del medico competente”.
Il che non significa obbligatorio. Tuttavia, continua Guariniello, “la stessa norma impone al datore di lavoro l’allontanamento temporaneo del lavoratore in caso di inidoneità alla mansione su indicazione del medico competente”. Ma solo “ove possibile”. E se la ricollocazione non è compatibile con l’assetto organizzativo? “Il datore di lavoro è obbligato a predisporre misure organizzative per tutelare il lavoro, ma se questo non è possibile si rischia la rescissione del rapporto di lavoro”.
Insomma potrebbe profilarsi una giusta causa di licenziamento per il lavoratore che rifiuta la vaccinazione.
Per adesso insomma l’obbligo è solamente “morale”, e quindi un licenziamento per giusta causa del dipendente che rifiuta il vaccino andrebbe incontro a qualche problema. Ma in futuro la situazione potrebbe evolversi.

L’ipotesi del patentino di immunità

L’idea è stata lanciata inizialmente da alcune compagnie aeree. In sintesi, per ricominciare a muoverci la soluzione potrebbe essere un “passaporto vaccinale
Il Presidente della Commissione Turismo della Conferenza delle Regioni, Daniele D’Amario ha affermato: “esibire un certificato vaccinale anti Covid per partecipare ad alcune attività potrebbe essere un’opportunità e una soluzione almeno per far ripartire il settore del turismo il più presto possibile”.
E c’è già subito chi pensa di estendere il patentino a molte altre attività, dalle palestre, ai cinema e teatri. Anche questa ipotesi è però destinata a suscitare polemiche. È accettabile che solo i vaccinati partecipino alla vita pubblica e di relazione e gli altri restino tagliati fuori, dai viaggi aerei, allo sport, ai ristoranti?
Sarebbe troppo divisivo, e probabilmente incostituzionale. Ma anche tutelare la salute pubblica è un obbligo costituzionale. Forse la via migliore sarebbe insistere su una corretta, efficace e ben organizzata comunicazione scientifica.

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