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Niente quota TFR all’ex moglie che non ha diritto all’assegno divorzile

tfr divorzio

Se sei stato sposato ma hai divorziato potresti avere diritto ad una parte del trattamento di fine rapporto (TFR) del tuo ex marito o moglie. La legge sul divorzio infatti stabilisce che all’ex coniuge spetta la quota del 40% del TFR, «riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio». Dunque non dell’intero TFR ma della sola parte relativa agli anni in cui l’attività lavorativa si è svolta in costanza di matrimonio.

Ma ci sono delle condizioni da rispettare. La Legge sul Divorzio riconosce al coniuge divorziato il diritto a percepire una quota del TFR dell’altro coniuge in presenza di due presupposti:

il coniuge divorziato deve già percepire dall’ex lavoratore un assegno divorzile versato con cadenza periodica: in altri termini, se il coniuge non ha diritto all’assegno o lo ha ricevuto in un’unica soluzione, non avrà diritto alla quota del TFR dell’ex marito o dell’ex moglie;

il coniuge interessato alla quota del TFR dell’ex lavoratore non deve essere convolato a nuove nozze. Se il coniuge divorziato ha intrapreso una convivenza con un soggetto terzo può chiedere la quota del TFR dell’ex coniuge.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12056 del 22 giugno 2020 (allegata in calce), ha ribadito a chiare lettere il principio di diritto per cui la rinuncia o il mancato riconoscimento dell’assegno di divorzio, fa venire meno anche il diritto all’attribuzione di una quota del TFR dell’ex coniuge.

Indice
1.Il fatto
2.Il principio enunciato
3.Conclusione

1.Il fatto

La Corte d’Appello di Potenza nel 2017, confermava la pronuncia del Tribunale di Matera di dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio della coppia istante mentre respingeva la domanda di assegno divorzile ed attribuzione di una quota di trattamento di fine rapporto (TFR) dell’ormai ex marito e che era stata avanzata dalla donna.

 La ex moglie ricorreva per Cassazione presentando un solo motivo di ricorso. A detta della donna, la Corte d’Appello avrebbe omesso la pronuncia sull’istanza avente ad oggetto la quota di TFR, in favore dell’ex marito erogata, ritenendo mancante uno specifico motivo di appello che, al contrario, secondo la medesima ricorrente, sarebbe stato proposto in via implicita.

Il Giudice di appello aveva infatti confermato la pronuncia di primo grado in merito al mancato riconoscimento dell’assegno divorzile, nulla disponendo in ordine all’attribuzione della pretesa quota di TFR, mentre dalla lettura dell’atto introduttivo del giudizio di secondo grado risultava che la donna avesse impugnato, sul punto, la pronuncia resa dal Tribunale.

2.Il principio enunciato

La Corte di Cassazione rigettava il ricorso e confermava quindi la sentenza della Corte d’Appello. La Suprema Corte così disponeva sulla base del presupposto per cui la donna non era titolare di assegno divorzile; di conseguenza, la stessa non ha diritto neppure alla quota del TFR. Di conseguenza, la cassazione della pronuncia del Giudice di Appello, che pur aveva effettivamente omesso di pronunciarsi sul richiamato motivo di ricorso, non avrebbe sortito utilità alcuna in capo alla ricorrente, la quale, ad ogni modo, non avrebbe potuto ricevere la quota TFR da parte dell’ex marito.

3.Conclusione

Il diritto a percepire una percentuale dell’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge è inevitabilmente legato al riconoscimento dell’assegno divorzile: se esso ti viene negato, non puoi richiedere neppure la quota del TFR in via autonoma.
Nella pratica, può verificarsi che il TFR sia maturato prima della dichiarazione di scioglimento del matrimonio. In questo caso, il diritto alla quota spettante all’ex coniuge viene dichiarato nella sentenza, insieme all’assegno. Viceversa, il TFR può maturare in seguito alla cessazione degli effetti civili del vincolo coniugale. In questo caso bisognerà avanzare un’istanza al Tribunale, ma – come ha ricordato la Cassazione nell’ordinanza in commento – soltanto se è già stato riconosciuto l’assegno divorzile, altrimenti la domanda di quota di TFR non potrà essere accolta.

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Se sei stato sposato ma hai divorziato potresti avere diritto ad una parte del trattamento di fine rapporto (TFR) del tuo ex marito o moglie. La legge sul divorzio infatti stabilisce che all’ex coniuge spetta la quota del 40% del TFR, «riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio». Dunque non dell’intero TFR ma della sola parte relativa agli anni in cui l’attività lavorativa si è svolta in costanza di matrimonio.

Ma ci sono delle condizioni da rispettare. La Legge sul Divorzio riconosce al coniuge divorziato il diritto a percepire una quota del TFR dell’altro coniuge in presenza di due presupposti:

il coniuge divorziato deve già percepire dall’ex lavoratore un assegno divorzile versato con cadenza periodica: in altri termini, se il coniuge non ha diritto all’assegno o lo ha ricevuto in un’unica soluzione, non avrà diritto alla quota del TFR dell’ex marito o dell’ex moglie;

il coniuge interessato alla quota del TFR dell’ex lavoratore non deve essere convolato a nuove nozze. Se il coniuge divorziato ha intrapreso una convivenza con un soggetto terzo può chiedere la quota del TFR dell’ex coniuge.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12056 del 22 giugno 2020 (allegata in calce), ha ribadito a chiare lettere il principio di diritto per cui la rinuncia o il mancato riconoscimento dell’assegno di divorzio, fa venire meno anche il diritto all’attribuzione di una quota del TFR dell’ex coniuge.

Indice
1.Il fatto
2.Il principio enunciato
3.Conclusione

1.Il fatto

La Corte d’Appello di Potenza nel 2017, confermava la pronuncia del Tribunale di Matera di dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio della coppia istante mentre respingeva la domanda di assegno divorzile ed attribuzione di una quota di trattamento di fine rapporto (TFR) dell’ormai ex marito e che era stata avanzata dalla donna.

 La ex moglie ricorreva per Cassazione presentando un solo motivo di ricorso. A detta della donna, la Corte d’Appello avrebbe omesso la pronuncia sull’istanza avente ad oggetto la quota di TFR, in favore dell’ex marito erogata, ritenendo mancante uno specifico motivo di appello che, al contrario, secondo la medesima ricorrente, sarebbe stato proposto in via implicita.

Il Giudice di appello aveva infatti confermato la pronuncia di primo grado in merito al mancato riconoscimento dell’assegno divorzile, nulla disponendo in ordine all’attribuzione della pretesa quota di TFR, mentre dalla lettura dell’atto introduttivo del giudizio di secondo grado risultava che la donna avesse impugnato, sul punto, la pronuncia resa dal Tribunale.

2.Il principio enunciato

La Corte di Cassazione rigettava il ricorso e confermava quindi la sentenza della Corte d’Appello. La Suprema Corte così disponeva sulla base del presupposto per cui la donna non era titolare di assegno divorzile; di conseguenza, la stessa non ha diritto neppure alla quota del TFR. Di conseguenza, la cassazione della pronuncia del Giudice di Appello, che pur aveva effettivamente omesso di pronunciarsi sul richiamato motivo di ricorso, non avrebbe sortito utilità alcuna in capo alla ricorrente, la quale, ad ogni modo, non avrebbe potuto ricevere la quota TFR da parte dell’ex marito.

3.Conclusione

Il diritto a percepire una percentuale dell’indennità di fine rapporto dell’ex coniuge è inevitabilmente legato al riconoscimento dell’assegno divorzile: se esso ti viene negato, non puoi richiedere neppure la quota del TFR in via autonoma.
Nella pratica, può verificarsi che il TFR sia maturato prima della dichiarazione di scioglimento del matrimonio. In questo caso, il diritto alla quota spettante all’ex coniuge viene dichiarato nella sentenza, insieme all’assegno. Viceversa, il TFR può maturare in seguito alla cessazione degli effetti civili del vincolo coniugale. In questo caso bisognerà avanzare un’istanza al Tribunale, ma – come ha ricordato la Cassazione nell’ordinanza in commento – soltanto se è già stato riconosciuto l’assegno divorzile, altrimenti la domanda di quota di TFR non potrà essere accolta.

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