Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Gli effetti collaterali del lockdown: violenza domestica e femminicidi

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia ha aumentato maggiormente il rischio di violenza sulle donne in quanto, quasi sempre, questa viene consumata all’interno delle mura domestiche. Tra gli effetti collaterali del coronavirus vi è il femminicidio che è la forma più grave di una serie di violenze.

Nei primi 10 mesi del 2020 ogni tre giorni una donna è stata uccisa: 81 femminicidi. Se a questi sommiamo i dati degli omicidi di donne legati alla criminalità comune o a contesti di vicinato, le vittime salgono a 91.
Già l’annuncio del primo lockdown in primavera aveva fatto scattare l’allarme: la reclusione forzata tra le mura domestiche avrebbe avuto conseguenze irreparabili di fronte a situazioni familiari già fragili?
Quarantena e misure restrittive sono essenziali per ridurre il Covid-19 ma costituiscono una ragione in più per l’intrappolamento in casa con il partner violento.
Era facile immaginare come per chi viene maltrattata in famiglia la quarantena sarebbe coincisa con l’aumento delle violenze; la convivenza forzata h24, l’isolamento l’impossibilità di scappare e cercare aiuto uscendo di casa e l’instabilità del periodo avrebbero reso le donne ancora più esposte alla violenza domestica.
Purtroppo i dati hanno confermato tale scenario. Uno degli aspetti più rilevanti nell’analisi del fenomeno nel VII Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia è, infatti, proprio quello della “correlazione tra convivenza e rischio omicidiario”.

L’effetto lockdown e i rischi legati alla convivenza

Abbiamo detto come il lockdown abbia inciso negativamente sui femminicidi e come uno degli aspetti più rilevanti nell’analisi Eures riguardi la correlazione tra convivenza e rischio omicidiario.
Premesso che il femminicidio è un reato commesso nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche, e segnatamente all’interno della coppia, il lockdown ha fortemente inciso sui profili di rischio del fenomeno: nel confronto tra i dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre contestualmente scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).
Nel 2020, complice la pandemia, si è registrato un incremento di telefonate al 1522 – il numero anti violenza e stalking. Secondo i dati Istat, diffusi in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, le chiamate valide, al 30 ottobre scorso, hanno raggiunto quota 26.477, superando in 10 mesi i livelli degli anni precedenti (nel 2019 se ne erano contate 21.290). Il picco è stato raggiunto nei mesi del lockdown, quando le donne vittime si sono ritrovate, a causa dell’emergenza sanitaria, costrette per un lungo periodo in casa con i compagni maltrattanti. Lo testimoniano i numeri: dal primo marzo a metà aprile si sono contate 5.031 telefonate (+73% in più rispetto allo stesso periodo nel 2019).
C’è da dire che l’aumento delle chiamate al 1522 è legato a diversi fattori e non riflette solo l’incremento degli episodi di violenza, ma anche la maggiore conoscenza dello strumento per chiedere aiuto, grazie anche alle campagne pubblicitarie diffuse proprio in occasione della pandemia, e la maggiore consapevolezza delle donne rispetto alla possibilità di chiedere aiuto.
Nella maggior parte dei casi (più del 90%), a chiamare il 1522 sono le vittime. Altre richieste arrivano da parenti, amici e dagli operatori sociali. Nell’ambito familiare, a segnalare la violenza, sono soprattutto i genitori delle vittime (22,3% nel 2020), seguiti dai figli (15,4%) e dai fratelli o le sorelle (11,3%). Gli autori sono soprattutto il partner attuale (nel 58,4% dei casi), l’ex partner (15,3%) e un familiare, come un genitore a un figlio (18,8%) (fonte IlSole24ore).

La violenza “assistita”

I maltrattamenti domestici non riguardano solo per le donne vittime di violenza ma spesso coinvolgono anche i figli che diventano anch’essi vittime di violenza cosiddetta assistita. Quasi il 70% delle donne che subiscono violenza ha figli (nel 30,7% dei casi si tratta di figli minori), e a volte, sono proprio questi che trovano il coraggio di denunciare attraverso una chiamata al 1522.
Nel 48% dei casi i figli assistono alla violenza e nel 10% la subiscono in prima persona. Come conseguenza, circa il 50% ha mostrato inquietudine, il 10% aggressività e in una percentuale simile ha assunto comportamenti tipici degli adulti, con un ribaltamento dei ruoli che li ha costretti a prendendosi loro cura dei genitori. Anche se con minore frequenza, non mancano inoltre episodi di disturbi dell’alimentazione e del sonno.

La legge sul femminicidio

Nel 2013, l’aumento dei casi di violenza di genere ha spinto il legislatore ad adottare risposte sanzionatorie attraverso l’emanazione di uno specifico provvedimento denominato “legge sul femminicidio”. In realtà la denominazione del provvedimento è inadeguata perché col termine femminicidio si intende l’uccisione di una donna ma, le disposizioni contenute in tale legge sono volte a contrastare la violenza di genere, in quanto per l’ordinamento non c’è differenza tra l’uccisione di un uomo o di una donna, seppure, statisticamente, i casi in cui la vittima è una donna siano significativamente maggiori. La legge sul femminicidio prevede una specifica aggravante per i casi in cui il colpevole sia il coniuge (anche separato o divorziato), ovvero “colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva”.
Se siete vittime di violenza domestica è importante che chiediate aiuto a persone a voi vicine o alle forze dell’ordine.
Il 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. Il numero, gratuito è attivo 24 h su 24 e accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking (il numero è gratuito anche dai cellulari). È possibile inoltre chattare direttamente da qui, con un’operatrice specializzata.
Il mio studio assiste le vittime di maltrattamenti domestici perché come donna, prima ancora che come avvocato, ritengo fondamentale mettere in campo tutte le forze che abbiamo a disposizione per contrastare la violenza.
Bisogna ricordare, a questo proposito, come coloro che sono vittime dei reati di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking è prevista la possibilità di accedere al gratuito patrocinio indipendentemente dal reddito che ognuno possiede.

Nei primi 10 mesi del 2020 ogni tre giorni una donna è stata uccisa: 81 femminicidi. Se a questi sommiamo i dati degli omicidi di donne legati alla criminalità comune o a contesti di vicinato, le vittime salgono a 91.
Già l’annuncio del primo lockdown in primavera aveva fatto scattare l’allarme: la reclusione forzata tra le mura domestiche avrebbe avuto conseguenze irreparabili di fronte a situazioni familiari già fragili?
Quarantena e misure restrittive sono essenziali per ridurre il Covid-19 ma costituiscono una ragione in più per l’intrappolamento in casa con il partner violento.
Era facile immaginare come per chi viene maltrattata in famiglia la quarantena sarebbe coincisa con l’aumento delle violenze; la convivenza forzata h24, l’isolamento l’impossibilità di scappare e cercare aiuto uscendo di casa e l’instabilità del periodo avrebbero reso le donne ancora più esposte alla violenza domestica.
Purtroppo i dati hanno confermato tale scenario. Uno degli aspetti più rilevanti nell’analisi del fenomeno nel VII Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia è, infatti, proprio quello della “correlazione tra convivenza e rischio omicidiario”.

L’effetto lockdown e i rischi legati alla convivenza

Abbiamo detto come il lockdown abbia inciso negativamente sui femminicidi e come uno degli aspetti più rilevanti nell’analisi Eures riguardi la correlazione tra convivenza e rischio omicidiario.
Premesso che il femminicidio è un reato commesso nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche, e segnatamente all’interno della coppia, il lockdown ha fortemente inciso sui profili di rischio del fenomeno: nel confronto tra i dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre contestualmente scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).
Nel 2020, complice la pandemia, si è registrato un incremento di telefonate al 1522 – il numero anti violenza e stalking. Secondo i dati Istat, diffusi in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, le chiamate valide, al 30 ottobre scorso, hanno raggiunto quota 26.477, superando in 10 mesi i livelli degli anni precedenti (nel 2019 se ne erano contate 21.290). Il picco è stato raggiunto nei mesi del lockdown, quando le donne vittime si sono ritrovate, a causa dell’emergenza sanitaria, costrette per un lungo periodo in casa con i compagni maltrattanti. Lo testimoniano i numeri: dal primo marzo a metà aprile si sono contate 5.031 telefonate (+73% in più rispetto allo stesso periodo nel 2019).
C’è da dire che l’aumento delle chiamate al 1522 è legato a diversi fattori e non riflette solo l’incremento degli episodi di violenza, ma anche la maggiore conoscenza dello strumento per chiedere aiuto, grazie anche alle campagne pubblicitarie diffuse proprio in occasione della pandemia, e la maggiore consapevolezza delle donne rispetto alla possibilità di chiedere aiuto.
Nella maggior parte dei casi (più del 90%), a chiamare il 1522 sono le vittime. Altre richieste arrivano da parenti, amici e dagli operatori sociali. Nell’ambito familiare, a segnalare la violenza, sono soprattutto i genitori delle vittime (22,3% nel 2020), seguiti dai figli (15,4%) e dai fratelli o le sorelle (11,3%). Gli autori sono soprattutto il partner attuale (nel 58,4% dei casi), l’ex partner (15,3%) e un familiare, come un genitore a un figlio (18,8%) (fonte IlSole24ore).

La violenza “assistita”

I maltrattamenti domestici non riguardano solo per le donne vittime di violenza ma spesso coinvolgono anche i figli che diventano anch’essi vittime di violenza cosiddetta assistita. Quasi il 70% delle donne che subiscono violenza ha figli (nel 30,7% dei casi si tratta di figli minori), e a volte, sono proprio questi che trovano il coraggio di denunciare attraverso una chiamata al 1522.
Nel 48% dei casi i figli assistono alla violenza e nel 10% la subiscono in prima persona. Come conseguenza, circa il 50% ha mostrato inquietudine, il 10% aggressività e in una percentuale simile ha assunto comportamenti tipici degli adulti, con un ribaltamento dei ruoli che li ha costretti a prendendosi loro cura dei genitori. Anche se con minore frequenza, non mancano inoltre episodi di disturbi dell’alimentazione e del sonno.

La legge sul femminicidio

Nel 2013, l’aumento dei casi di violenza di genere ha spinto il legislatore ad adottare risposte sanzionatorie attraverso l’emanazione di uno specifico provvedimento denominato “legge sul femminicidio”. In realtà la denominazione del provvedimento è inadeguata perché col termine femminicidio si intende l’uccisione di una donna ma, le disposizioni contenute in tale legge sono volte a contrastare la violenza di genere, in quanto per l’ordinamento non c’è differenza tra l’uccisione di un uomo o di una donna, seppure, statisticamente, i casi in cui la vittima è una donna siano significativamente maggiori. La legge sul femminicidio prevede una specifica aggravante per i casi in cui il colpevole sia il coniuge (anche separato o divorziato), ovvero “colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva”.
Se siete vittime di violenza domestica è importante che chiediate aiuto a persone a voi vicine o alle forze dell’ordine.
Il 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. Il numero, gratuito è attivo 24 h su 24 e accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking (il numero è gratuito anche dai cellulari). È possibile inoltre chattare direttamente da qui, con un’operatrice specializzata.
Il mio studio assiste le vittime di maltrattamenti domestici perché come donna, prima ancora che come avvocato, ritengo fondamentale mettere in campo tutte le forze che abbiamo a disposizione per contrastare la violenza.
Bisogna ricordare, a questo proposito, come coloro che sono vittime dei reati di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking è prevista la possibilità di accedere al gratuito patrocinio indipendentemente dal reddito che ognuno possiede.

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati