Dal telefonino ai parcheggi: le novità della nuova riforma del Codice della Strada

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Importanti le modifiche al testo del decreto Infrastrutture nel suo duplice passaggio parlamentare alla Camera e al Senato. Tra queste, diverse novità riguardano il Codice della Strada: parcheggi rosa, monopattini, multe e patenti sono al centro degli interventi normativi.

Riforma codice della strada

Il 2 settembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Infrastrutture, su iniziativa del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri del Lavoro, delle Infrastrutture, delle Politiche Sociali e dell’Economia e Finanze.
L’approvazione del decreto in Aula a Montecitorio è arrivata il 29 ottobre. Adesso si passa al Senato, per il via libera definitivo al nuovo testo che deve essere convertito in legge entro il 10 novembre. Pena la sua decadenza.
Il provvedimento si propone di adottare:

disposizioni che perseguono anche il fine di favorire gli investimenti per migliorare la mobilità, aumentare la sicurezza della circolazione ferroviaria e di quella su strade e autostrade, compresa quella del trasporto pubblico, incentivare l’acquisto di veicoli meno inquinanti e l’innovazione tecnologica”.

Di seguito proverò a sintetizzare le principali novità proposte ed evidenzierò qualche occasione mancata nella discussione parlamentare.

Uso del telefonino e parcheggi disabili

Uno dei temi più discussi riguarda l’uso di dispositivi elettronici alla guida (smartphone, computer portatili, notebook, tablet), con i grillini che insistono per la stangata, con un emendamento che prevede multe da 422 a 1.697 euro – ma che arrivano a 2.588 euro “qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio” – con sospensione della patente da una settimana a due mesi.
Mentre l’Istat continua a certificare che la distrazione alla guida è tra le cause più frequenti di incidenti stradali, Giuseppe Donina della Lega, chiede l’eliminazione di tale emendamento.
Attualmente, in caso di violazione dell’articolo 173 del codice della strada, per il quale “è vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”, prevede multe da 165 a 660 euro, oltre alla sospensione della patente da uno a tre mesi “qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio”. Se dovesse passare la proposta del Movimento 5 stelle la sospensione sarebbe immediata, alla prima infrazione.

I parcheggi riservati

Il decreto menziona anche i cosiddetti “parcheggi rosa”. I Comuni avranno la possibilità di riservare alcuni parcheggi per donne in gravidanza o genitori di minori sotto i due anni. Questi spazi possono avere una limitazione di giorni e orari oppure essere fissi. Non si specifica però se il minore debba essere trasportato, con il rischio di evidenti abusi.
Altra novità è l’estensione della gratuità del parcheggio sulle strisce blu per i disabili. Si tratta – tecnicamente – di un’estensione perché molti Comuni adottano già tale esenzione del pagamento per i disabili.
Vengono infine inasprite le sanzioni per chi invece occupa parcheggi riservati non avendone il diritto.

Cosa cambia per i monopattini?

È ancora battaglia sul casco obbligatorio per tutti, maggiorenni compresi, una delle novità più controverse insieme all’obbligo di assicurazione (già prevista per gli altri mezzi in modalità sharing): da una parte sindaci e autoscuole, che chiedono maggiore sicurezza, specialmente dopo gli ultimi incidenti mortali; dall’altra Assosharing – l’associazione della mobilità sostenibile in sharing – che si oppone invocando proprio le statistiche. La linea “morbida” in base all’accordo raggiunto dalla maggioranza non prevede l’obbligo ma una serie di accorgimenti tecnici tra cui frecce, freni, limitazione di velocità (che passa da 25 a 20 km/h). L’idea è inoltre quella di arrivare anche a un’identificazione del mezzo, anche se non si tratterebbe di una vera e propria targa. Si chiede infine una – direi più che necessaria – regolamentazione dei parcheggi.

Sostenibilità

Nasce il nuovo Centro per l’innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità (Cismi). Tale centro sarà alle dipendenze del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile.
Il nuovo decreto Infrastrutture al fine di ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento nei centri urbani, prevede la graduale limitazione alla circolazione dei vecchi mezzi più inquinanti adibiti al trasporto pubblico locale e alimentati a benzina e gasolio. Verranno quindi tolti dalla circolazione i veicoli di categoria M2 e M3 (Euro 1) a partire da giugno 2022. Si prevede anche lo stop agli Euro 2 da gennaio 2023, mentre per gli euro 4 si passa allo stop dal 2024.
Per aiutare a perseguire l’obiettivo, vengono stanziati subito dei soldi: infatti, per il 2022 cinque milioni di euro saranno destinati ad aiutare i Comuni nello smaltimento e nella sostituzione dei vecchi veicoli con i nuovi da adibire al trasporto pubblico.

Cosa è mancato?

Non tutte le proposte sono state accolte già in esito al primo passaggio parlamentare. Tra queste, quella che puntava ad innalzare da 130 a 150 km/h il limite di velocità su determinate tratte autostradali. Tale limite sarebbe stato possibile, in particolare, solo in presenza di tre corsie di marcia più corsia d’emergenza, su tratte equipaggiate con asfalto drenante e sistema Tutor per il rilevamento della velocità media.
Anche la proposta di vietare il fumo in auto è stata bocciata, seppure permanga il divieto di fumo in presenza di minorenni o di donne in gravidanza. La proposta saltata puntava a limitare situazioni di pericolo o di distrazione, come ad esempio una sigaretta che cade inavvertitamente.
Non è la prima e non sarà l’ultima riforma al Codice della Strada. La mobilità si evolve e con essa anche la sua regolamentazione. Anche quelle che ho definito “occasioni mancate” potranno quindi essere recuperate nelle prossime discussioni parlamentari.

riforma codice della strada

Il 2 settembre scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto Infrastrutture, su iniziativa del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri del Lavoro, delle Infrastrutture, delle Politiche Sociali e dell’Economia e Finanze.
L’approvazione del decreto in Aula a Montecitorio è arrivata il 29 ottobre. Adesso si passa al Senato, per il via libera definitivo al nuovo testo che deve essere convertito in legge entro il 10 novembre. Pena la sua decadenza.
Il provvedimento si propone di adottare:

disposizioni che perseguono anche il fine di favorire gli investimenti per migliorare la mobilità, aumentare la sicurezza della circolazione ferroviaria e di quella su strade e autostrade, compresa quella del trasporto pubblico, incentivare l’acquisto di veicoli meno inquinanti e l’innovazione tecnologica”.

Di seguito proverò a sintetizzare le principali novità proposte ed evidenzierò qualche occasione mancata nella discussione parlamentare.

Uso del telefonino e parcheggi disabili

Uno dei temi più discussi riguarda l’uso di dispositivi elettronici alla guida (smartphone, computer portatili, notebook, tablet), con i grillini che insistono per la stangata, con un emendamento che prevede multe da 422 a 1.697 euro – ma che arrivano a 2.588 euro “qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio” – con sospensione della patente da una settimana a due mesi.
Mentre l’Istat continua a certificare che la distrazione alla guida è tra le cause più frequenti di incidenti stradali, Giuseppe Donina della Lega, chiede l’eliminazione di tale emendamento.
Attualmente, in caso di violazione dell’articolo 173 del codice della strada, per il quale “è vietato al conducente di far uso durante la marcia di apparecchi radiotelefonici ovvero di usare cuffie sonore”, prevede multe da 165 a 660 euro, oltre alla sospensione della patente da uno a tre mesi “qualora lo stesso soggetto compia un’ulteriore violazione nel corso di un biennio”. Se dovesse passare la proposta del Movimento 5 stelle la sospensione sarebbe immediata, alla prima infrazione.

I parcheggi riservati

Il decreto menziona anche i cosiddetti “parcheggi rosa”. I Comuni avranno la possibilità di riservare alcuni parcheggi per donne in gravidanza o genitori di minori sotto i due anni. Questi spazi possono avere una limitazione di giorni e orari oppure essere fissi. Non si specifica però se il minore debba essere trasportato, con il rischio di evidenti abusi.
Altra novità è l’estensione della gratuità del parcheggio sulle strisce blu per i disabili. Si tratta – tecnicamente – di un’estensione perché molti Comuni adottano già tale esenzione del pagamento per i disabili.
Vengono infine inasprite le sanzioni per chi invece occupa parcheggi riservati non avendone il diritto.

Cosa cambia per i monopattini?

È ancora battaglia sul casco obbligatorio per tutti, maggiorenni compresi, una delle novità più controverse insieme all’obbligo di assicurazione (già prevista per gli altri mezzi in modalità sharing): da una parte sindaci e autoscuole, che chiedono maggiore sicurezza, specialmente dopo gli ultimi incidenti mortali; dall’altra Assosharing – l’associazione della mobilità sostenibile in sharing – che si oppone invocando proprio le statistiche. La linea “morbida” in base all’accordo raggiunto dalla maggioranza non prevede l’obbligo ma una serie di accorgimenti tecnici tra cui frecce, freni, limitazione di velocità (che passa da 25 a 20 km/h). L’idea è inoltre quella di arrivare anche a un’identificazione del mezzo, anche se non si tratterebbe di una vera e propria targa. Si chiede infine una – direi più che necessaria – regolamentazione dei parcheggi.

Sostenibilità

Nasce il nuovo Centro per l’innovazione e la sostenibilità in materia di infrastrutture e mobilità (Cismi). Tale centro sarà alle dipendenze del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile.
Il nuovo decreto Infrastrutture al fine di ridurre le emissioni di CO2 e l’inquinamento nei centri urbani, prevede la graduale limitazione alla circolazione dei vecchi mezzi più inquinanti adibiti al trasporto pubblico locale e alimentati a benzina e gasolio. Verranno quindi tolti dalla circolazione i veicoli di categoria M2 e M3 (Euro 1) a partire da giugno 2022. Si prevede anche lo stop agli Euro 2 da gennaio 2023, mentre per gli euro 4 si passa allo stop dal 2024.
Per aiutare a perseguire l’obiettivo, vengono stanziati subito dei soldi: infatti, per il 2022 cinque milioni di euro saranno destinati ad aiutare i Comuni nello smaltimento e nella sostituzione dei vecchi veicoli con i nuovi da adibire al trasporto pubblico.

Cosa è mancato?

Non tutte le proposte sono state accolte già in esito al primo passaggio parlamentare. Tra queste, quella che puntava ad innalzare da 130 a 150 km/h il limite di velocità su determinate tratte autostradali. Tale limite sarebbe stato possibile, in particolare, solo in presenza di tre corsie di marcia più corsia d’emergenza, su tratte equipaggiate con asfalto drenante e sistema Tutor per il rilevamento della velocità media.
Anche la proposta di vietare il fumo in auto è stata bocciata, seppure permanga il divieto di fumo in presenza di minorenni o di donne in gravidanza. La proposta saltata puntava a limitare situazioni di pericolo o di distrazione, come ad esempio una sigaretta che cade inavvertitamente.
Non è la prima e non sarà l’ultima riforma al Codice della Strada. La mobilità si evolve e con essa anche la sua regolamentazione. Anche quelle che ho definito “occasioni mancate” potranno quindi essere recuperate nelle prossime discussioni parlamentari.

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