La mediazione obbligatoria per gli inadempimenti legati al COVID-19

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mediazione obbligatoria

I copiosi interventi normativi emanati negli scorsi mesi per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, hanno interessano anche il mondo delle cosiddette ADR, ovvero dei meccanismi di risoluzione alternativa – rispetto alla attività giurisdizionale tradizionale – delle controversie.

Le novità introdotte hanno riguardato in particolar modo la mediazione civile e commerciale. Da questo punto di vista, l’intenzione che ha animato l’intervento normativo è stata quella di favorire la risoluzione in via conciliativa di controversieche trovano la loro fonte scatenante nella crisi pandemica da coronavirus e che nel prossimo futuro dilagheranno.

La previsione di una nuova ipotesi di mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità della domanda, ovvero quale presupposto per poter portare la controversia dinnanzi al giudice, si configura quindi come uno strumento per evitare di intasare le aule di tribunale.

Indice
1. La novità legislativa
2. Il nuovo ambito di applicazione della mediazione obbligatoria
3. Perché la mediazione rappresenta uno strumento utile?

La novità legislativa

La recente legge del 25 giugno 2020, n. 70 ha modificato l’articolo 3 del decreto legge n. 6/2020, imponendo la mediazione obbligatoria per la maggior parte del contenzioso nascente dall’emergenza sanitaria.

Nel testo dell’articolo 3 citato, è stato inserito il  nuovo comma  6 ter, secondo cui: “Nelle controversie in materia di obbligazioni contrattuali, nelle quali il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto, o comunque disposte durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19 sulla base di disposizioni successive, può essere valutato ai sensi del comma 6-bis, il preventivo esperimento del procedimento di mediazione ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, costituisce condizione di procedibilità della domanda”.

Cerchiamo di fare chiarezza sul significato di questa disposizione.

Il comma 6 bis cui fa riferimento il citato intervento normativo dispone che il rispetto delle misure di contenimento da coronavirus è valutato per l’esclusione della responsabilità del debitore (ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del codice civile), anche con riferimento all’applicazione di decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.

Il comma 6 ter aggiunto dalla legge di conversione,considera quindi lo strumento della mediazione civile applicabile alle controversie in materia di obbligazioni contrattuali, volte alla affermazione o all’esclusione della responsabilità del debitore inadempiente (o non esattamente adempiente) perché ha rispettato le misure di contenimento derivanti dall’emergenza epidemiologica.

Il nuovo ambito di applicazione della mediazione obbligatoria

Con le novità introdotte, il contenzioso legato al settore turistico-alberghiero, dal rimborso dei biglietti aerei agli anticipi per viaggi dall’acquisto acquisto di pacchetti turistici, ai rimborsi per spettacoli non eseguiti, dalle rette scolastiche agli abbonamenti della palestra, dai contratti di fornitura non rispettati fino ai ritardi nella consegna della merce, vengono a far capo al meccanismo di mediazione obbligatoria. Allo stesso modo, vi rientrano anche tutte le ipotesi contrattuali in cui si discute degli effetti del mancato tempestivo recesso dai contratti che non è stato possibile comunicare sempre a causa della situazione emergenziale. Pensiamo a tutte le azioni fondate sull’inadempimento del debitore che potrebbe difendersi sostenendo di non avere “colpa” perché, ad esempio, proprio per il rispetto delle misure di contenimento da valutarsi da parte del giudice anche ai sensi del comma 6 bis, l’inadempimento non è grave o non può essere considerato tardivo.

In tutte le ipotesi citate, la mediazione si pone come obbligatoria, in conseguenza dell’esplicito richiamo al comma 1 bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, anche se la “materia” è già per sua natura soggetta a mediazione obbligatoria (come ad esempio la locazione o l’affitto di azienda).

Una considerazione sul punto è d’obbligo: il debitore evita di pagare solo se prova che l’inadempimento è incolpevole in quanto causato dal rispetto delle norme emergenziali. Gli interventi normativi sul punto non sono quindi una sorta di sanatoria in suo favore.

Perché la mediazione rappresenta uno strumento utile?

Il ricorso obbligatorio alla mediazione per la categoria delle controversie contrattuali da COVID -19 costituisce il mezzo più agevole e rapido di soluzione dei conflitti. Parte degli inadempimenti causati dall’emergenza COVID- 19 ha visto come protagonisti piccoli imprenditori, piccole realtà commerciali, studenti universitari, famiglie che non hanno potuto pagare i canoni di locazione.

La possibilità di risolvere queste controversie in un contesto diverso dall’aula di Tribunale, con costi e tempi notevolmente inferiori a quelli di una causa ordinaria, l’obbligo di riservatezza e la presenza di un professionista mediatore rappresenta certamente una rassicurazione e una spinta in più a cercare davvero una soluzione.

Secondo le statistiche del Ministero della Giustizia, infatti, le parti che decidono di comune accordo di partecipare a una mediazione raggiungono l’accordo in 1 caso su 2.

A conferma di questo, basti pensare che presso il Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano, l’organismo di mediazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, la percentuale di conciliazione supera il 70%.

mediazione obbligatoria

I copiosi interventi normativi emanati negli scorsi mesi per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, hanno interessano anche il mondo delle cosiddette ADR, ovvero dei meccanismi di risoluzione alternativa – rispetto alla attività giurisdizionale tradizionale – delle controversie.

Le novità introdotte hanno riguardato in particolar modo la mediazione civile e commerciale. Da questo punto di vista, l’intenzione che ha animato l’intervento normativo è stata quella di favorire la risoluzione in via conciliativa di controversieche trovano la loro fonte scatenante nella crisi pandemica da coronavirus e che nel prossimo futuro dilagheranno.

La previsione di una nuova ipotesi di mediazione obbligatoria quale condizione di procedibilità della domanda, ovvero quale presupposto per poter portare la controversia dinnanzi al giudice, si configura quindi come uno strumento per evitare di intasare le aule di tribunale.

Indice
1. La novità legislativa
2. Il nuovo ambito di applicazione della mediazione obbligatoria
3. Perché la mediazione rappresenta uno strumento utile?

La novità legislativa

La recente legge del 25 giugno 2020, n. 70 ha modificato l’articolo 3 del decreto legge n. 6/2020, imponendo la mediazione obbligatoria per la maggior parte del contenzioso nascente dall’emergenza sanitaria.

Nel testo dell’articolo 3 citato, è stato inserito il  nuovo comma  6 ter, secondo cui: “Nelle controversie in materia di obbligazioni contrattuali, nelle quali il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto, o comunque disposte durante l’emergenza epidemiologica da COVID-19 sulla base di disposizioni successive, può essere valutato ai sensi del comma 6-bis, il preventivo esperimento del procedimento di mediazione ai sensi del comma 1-bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, costituisce condizione di procedibilità della domanda”.

Cerchiamo di fare chiarezza sul significato di questa disposizione.

Il comma 6 bis cui fa riferimento il citato intervento normativo dispone che il rispetto delle misure di contenimento da coronavirus è valutato per l’esclusione della responsabilità del debitore (ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del codice civile), anche con riferimento all’applicazione di decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti.

Il comma 6 ter aggiunto dalla legge di conversione,considera quindi lo strumento della mediazione civile applicabile alle controversie in materia di obbligazioni contrattuali, volte alla affermazione o all’esclusione della responsabilità del debitore inadempiente (o non esattamente adempiente) perché ha rispettato le misure di contenimento derivanti dall’emergenza epidemiologica.

Il nuovo ambito di applicazione della mediazione obbligatoria

Con le novità introdotte, il contenzioso legato al settore turistico-alberghiero, dal rimborso dei biglietti aerei agli anticipi per viaggi dall’acquisto acquisto di pacchetti turistici, ai rimborsi per spettacoli non eseguiti, dalle rette scolastiche agli abbonamenti della palestra, dai contratti di fornitura non rispettati fino ai ritardi nella consegna della merce, vengono a far capo al meccanismo di mediazione obbligatoria. Allo stesso modo, vi rientrano anche tutte le ipotesi contrattuali in cui si discute degli effetti del mancato tempestivo recesso dai contratti che non è stato possibile comunicare sempre a causa della situazione emergenziale. Pensiamo a tutte le azioni fondate sull’inadempimento del debitore che potrebbe difendersi sostenendo di non avere “colpa” perché, ad esempio, proprio per il rispetto delle misure di contenimento da valutarsi da parte del giudice anche ai sensi del comma 6 bis, l’inadempimento non è grave o non può essere considerato tardivo.

In tutte le ipotesi citate, la mediazione si pone come obbligatoria, in conseguenza dell’esplicito richiamo al comma 1 bis dell’articolo 5 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, anche se la “materia” è già per sua natura soggetta a mediazione obbligatoria (come ad esempio la locazione o l’affitto di azienda).

Una considerazione sul punto è d’obbligo: il debitore evita di pagare solo se prova che l’inadempimento è incolpevole in quanto causato dal rispetto delle norme emergenziali. Gli interventi normativi sul punto non sono quindi una sorta di sanatoria in suo favore.

Perché la mediazione rappresenta uno strumento utile?

Il ricorso obbligatorio alla mediazione per la categoria delle controversie contrattuali da COVID -19 costituisce il mezzo più agevole e rapido di soluzione dei conflitti. Parte degli inadempimenti causati dall’emergenza COVID- 19 ha visto come protagonisti piccoli imprenditori, piccole realtà commerciali, studenti universitari, famiglie che non hanno potuto pagare i canoni di locazione.

La possibilità di risolvere queste controversie in un contesto diverso dall’aula di Tribunale, con costi e tempi notevolmente inferiori a quelli di una causa ordinaria, l’obbligo di riservatezza e la presenza di un professionista mediatore rappresenta certamente una rassicurazione e una spinta in più a cercare davvero una soluzione.

Secondo le statistiche del Ministero della Giustizia, infatti, le parti che decidono di comune accordo di partecipare a una mediazione raggiungono l’accordo in 1 caso su 2.

A conferma di questo, basti pensare che presso il Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano, l’organismo di mediazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, la percentuale di conciliazione supera il 70%.

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