La Lectio Magistralis di Giuseppe Conte: “Tutela della salute e salvaguardia dell’economia. Lezioni di pandemia”

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Giuseppe Conte ha deciso di trasmettere in diretta la prima lezione da Professore, dopo l’esperienza da Presidente del Consiglio.

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Sono diversi gli argomenti trattati durante la lezione. Il focus è stato chiaramente destinato all’esperienza che più lo ha segnato, ovvero la gestione del Covid.
Con riferimento alla strategia di tutela della salute ha dichiarato che “Già dalle prime valutazioni empiriche appare chiaro che la tutela prioritaria della salute ha consentito di difendere meglio anche il tessuto produttivo del paese e che le economie più resilienti si stanno dimostrando quello in cui sono state introdotte adeguate misure contenitive del contagio accompagnati da interventi di sostegno alle famiglie e alle imprese“.
Poi ha indicato quella che è stata la sua strategia normativa, fondata su tre pilastri:

– Ordinanze del Ministero della salute;
– Dichiarazione stato di emergenza nazionale;
– Adozione di Decreti Legge e DPCM.

Dopo aver espresso le sue riflessioni tecnico-giuridiche sugli strumenti utilizzati in fase pandemica, l’asse riflessivo si è spostato sul piano politico, dichiarando: “Dobbiamo essere ormai consapevoli che uno Stato nazionale, ove ripiegato su se stesso, non può essere in grado di rispondere alle sfide più complesse: le esperienze della solitudine, dell’isolamento, possono essere molto pesanti per i singoli individui, ma diventano gravi iatture per gli stati nazionali. Quale Europa vogliamo? Di quale Europa abbiamo bisogno? Come ci percepiamo, come rappresentiamo noi stessi nel continente europeo? Ecco, queste sono domande che interpellano la nostra intelligenza, la nostra coscienza: richiedono un patto intergenerazionale, meritano la massima considerazione, la più schietta autenticità di risposta, in un mondo globalizzato in cui l’economia sembra avere preso il sopravvento rispetto alla politica e al diritto, dove abbiamo più volte constatato che il peso di una scelta economica assunta a molte longitudini di distanza può avere stringenti ripercussioni anche sulla nostra comunità nazionale”.
Il ragionamento politico prosegue sulla visione che dovrebbe avere la politica sul concetto di Europa: “La politica deve perseguire un europeismo critico, non fideistico: un approccio di autentica conversione che consapevolmente recuperi e rilanci, attualizzandole, le ragioni fondative del sogno europeo. C’è euforia per le professioni di fede europeista che si sono moltiplicate anche in Italia in queste ultime settimane, tanto più che alcune di queste sono giunte inopinate”.  Il discorso si è concluso riflettendo sul fatto che “l’europeismo non è una moda, ma il modo migliore per contrastare i ripiegamenti identitari è lavorare con lungimirante concretezza per rafforzare la credibilità, l’affidabilità della casa comune europea: altrimenti, quando il vento cambierà e torneranno a spirare i venti nazionalisti, sarà molto complicato riuscire a contrastarli con la forza di soluzioni solide ed efficaci“.

Di seguito il video completo della “Lectio Magistralis di Giuseppe Conte”

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Sono diversi gli argomenti trattati durante la lezione. Il focus è stato chiaramente destinato all’esperienza che più lo ha segnato, ovvero la gestione del Covid.
Con riferimento alla strategia di tutela della salute ha dichiarato che “Già dalle prime valutazioni empiriche appare chiaro che la tutela prioritaria della salute ha consentito di difendere meglio anche il tessuto produttivo del paese e che le economie più resilienti si stanno dimostrando quello in cui sono state introdotte adeguate misure contenitive del contagio accompagnati da interventi di sostegno alle famiglie e alle imprese“.
Poi ha indicato quella che è stata la sua strategia normativa, fondata su tre pilastri:

– Ordinanze del Ministero della salute;
– Dichiarazione stato di emergenza nazionale;
– Adozione di Decreti Legge e DPCM.

Dopo aver espresso le sue riflessioni tecnico-giuridiche sugli strumenti utilizzati in fase pandemica, l’asse riflessivo si è spostato sul piano politico, dichiarando: “Dobbiamo essere ormai consapevoli che uno Stato nazionale, ove ripiegato su se stesso, non può essere in grado di rispondere alle sfide più complesse: le esperienze della solitudine, dell’isolamento, possono essere molto pesanti per i singoli individui, ma diventano gravi iatture per gli stati nazionali. Quale Europa vogliamo? Di quale Europa abbiamo bisogno? Come ci percepiamo, come rappresentiamo noi stessi nel continente europeo? Ecco, queste sono domande che interpellano la nostra intelligenza, la nostra coscienza: richiedono un patto intergenerazionale, meritano la massima considerazione, la più schietta autenticità di risposta, in un mondo globalizzato in cui l’economia sembra avere preso il sopravvento rispetto alla politica e al diritto, dove abbiamo più volte constatato che il peso di una scelta economica assunta a molte longitudini di distanza può avere stringenti ripercussioni anche sulla nostra comunità nazionale”.
Il ragionamento politico prosegue sulla visione che dovrebbe avere la politica sul concetto di Europa: “La politica deve perseguire un europeismo critico, non fideistico: un approccio di autentica conversione che consapevolmente recuperi e rilanci, attualizzandole, le ragioni fondative del sogno europeo. C’è euforia per le professioni di fede europeista che si sono moltiplicate anche in Italia in queste ultime settimane, tanto più che alcune di queste sono giunte inopinate”.  Il discorso si è concluso riflettendo sul fatto che “l’europeismo non è una moda, ma il modo migliore per contrastare i ripiegamenti identitari è lavorare con lungimirante concretezza per rafforzare la credibilità, l’affidabilità della casa comune europea: altrimenti, quando il vento cambierà e torneranno a spirare i venti nazionalisti, sarà molto complicato riuscire a contrastarli con la forza di soluzioni solide ed efficaci“.

Di seguito il video completo della “Lectio Magistralis di Giuseppe Conte”

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