Il vademecum per il recupero del credito

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come recuperare crediti

Che sia un piccolo o un grande importo, il recupero del credito nei confronti del proprio debitore non va trascurato in quanto si corre il rischio di perderne l’opportunità se non si osservano i tempi e le regole procedurali.

Non sempre, infatti, è sufficiente una telefonata per ottenere l’adempimento spontaneo del debitore. A quel punto, spesso si finisce con il desistere per non pagare spese giudiziali più ingenti della somma che si debba recuperare. Per non parlare della durata delle cause in Tribunale, anch’essa motivo di scoramento.

È bene allora fare chiarezza sugli strumenti a disposizione per recuperare un credito senza correre il rischio di dover sostenere spese esorbitanti e senza dover ricorrere necessariamente in Tribunale.

Indice
1. Il ricorso all’autorità giudiziaria
2. Il ricorso per decreto ingiuntivo
3. Giudizio ordinario
4. Cosa accade se, ottenuto il titolo esecutivo, il debitore non adempie?
5. La via stragiudiziale

1. Il ricorso all’autorità giudiziaria

Il primo strumento a disposizione del creditore è il ricorso all’autorità giudiziaria, sebbene si tratti di una procedura che implica dei costi e tempistiche spesso lunghe.

Il ricorso al Giudice serve ad ottenere una condanna, ossia ciò che si definisce un titolo esecutivo. Si tratta, in pratica, del documento con cui il Giudice ordina al debitore di pagare l’importo dovuto, più le spese legali e gli interessi.

La pronuncia di condanna avviene in un duplice modo, a seconda del tipo di prova a disposizione per dimostrare l’esistenza del credito vantato:

  • se il credito è facilmente dimostrabile con una prova scritta, si può richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo;
  • se invece, non disponiamo di prove scritte (documenti da cui emerga il valore del credito) allora è necessario avviare un giudizio ordinario.

I due metodi si differenziano in particolare per i tempi di ottenimento del titolo esecutivo, molto più spediti nel primo caso.

2. Il ricorso per decreto ingiuntivo

In presenza di una prova scritta del credito vantato, il creditore deposita quindi un ricorso al Giudice con la richiesta di emissione di un ordine di pagamento.

Il Giudice, accertato il credito, dopo 2 o 3 mesi dal deposito del ricorso (con variazioni da Tribunale a Tribunale) emette il decreto ingiuntivo ordinando al debitore il pagamento delle somme, oltre a quelle maturate, nel frattempo, a titolo di interessi e di costi per l’emissione dell’ingiunzione di pagamento.

La legge riconosce come prove scritte a titolo esemplificativo:

  • i contratti;
  • le fatture;
  • gli ordini firmati dall’acquirente;
  • le cambiali e gli assegni protestati;
  • il riconoscimento scritto di debito.

Un ulteriore requisito, oltre alla prova scritta, è che il credito sia:

  • liquido: espresso in misura determinata e non generica;
  • esigibile: non sottoposto a condizioni o termini e
  • certo, ovvero che risulti chiaramente nel suo contenuto.

Dalla emissione del decreto ingiuntivo, il creditore ha 60 giorni per notificarlo al debitore, il quale può adempiere spontaneamente o opporsi entro 40 giorni dalla notifica.

In quest’ultimo caso, verrà instaurata una vera e propria causa in cui sarà il creditore a dover provare l’esistenza del credito.

Se, invece, il debitore non fa opposizione, decorsi i 40 giorni dalla notifica il decreto diventa definitivo, non più impugnabile, ed il creditore potrà agire per esigere il proprio credito.

3. Giudizio ordinario

In mancanza di prova scritta del proprio credito bisogna avviare un processo nel quale il creditore deve dimostrare la sussistenza del suo credito, sia in via documentale che per testimoni.

All’esito del procedimento, il Giudice, in caso di accertamento positivo, condannerà il debitore all’adempimento.

Il giudizio ordinario ha dei tempi molto più lunghi del procedimento per decreto ingiuntivo.

Il primo grado, in media si esaurisce in 3 o 4 anni.

Prima di instaurare tale giudizio, però, nel caso di somme non eccedenti € 50.000,00 è obbligatorio ricorrere alla negoziazione assistita.

In entrambe le procedure descritte, per importi fino a 1.100 € si può agire da soli senza l’assistenza di un Avvocato, ma affidarsi ad un professionista permette di evitare errori che potrebbero rivelarsi poi non facilmente rimediabili.

4. Cosa accade se, ottenuto il titolo esecutivo, il debitore non adempie?

In tal caso il creditore può procedere al pignoramento dei beni del debitore o dei crediti che quest’ultimo vanta nei confronti di terzi soggetti.

L’esecuzione può essere mobiliare o immobiliare, o presso terzi.

Prima di iniziare tali procedure, è bene effettuare ricerche approfondite circa la consistenza patrimoniale del debitore, per evitare di sostenere inutilmente dei costi nel caso il soggetto risulti nullatenente.

5. La via stragiudiziale

Normalmente ogni azione di tipo giudiziario è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora del debitore, ovvero un invito scritto al pagamento rivolto dal creditore ed inviato a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o via PEC al debitore con la fissazione di un termine entro il quale adempiere.

Il termine è normalmente di 15 giorni ma l’urgenza può consentire l’indicazione di un termine inferiore.

Nell’ipotesi del recupero crediti, pertanto, chi agisce per il pagamento di somme non superiori a € 50.000, a pena di improcedibilità, deve attivare la negoziazione assistita tranne nelle eventualità indicate dalla norma sulla mediazione obbligatoria.

La mediazione è obbligatoria per i crediti relativi alle “controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari”.

Prima di rivolgersi al Giudice, è sempre consigliabile tentare un approccio bonario, utilizzando i mezzi stragiudiziali a disposizione anche nel caso non siano previsti come obbligatori, sia per evitare sin da subito di sopportare ingenti costi e sia per tentare di recuperare il credito nel minor tempo possibile, senza ingolfare il sistema giustizia soprattutto in caso di importi minori.

come recuperare crediti

Che sia un piccolo o un grande importo, il recupero del credito nei confronti del proprio debitore non va trascurato in quanto si corre il rischio di perderne l’opportunità se non si osservano i tempi e le regole procedurali.

Non sempre, infatti, è sufficiente una telefonata per ottenere l’adempimento spontaneo del debitore. A quel punto, spesso si finisce con il desistere per non pagare spese giudiziali più ingenti della somma che si debba recuperare. Per non parlare della durata delle cause in Tribunale, anch’essa motivo di scoramento.

È bene allora fare chiarezza sugli strumenti a disposizione per recuperare un credito senza correre il rischio di dover sostenere spese esorbitanti e senza dover ricorrere necessariamente in Tribunale.

Indice
1. Il ricorso all’autorità giudiziaria
2. Il ricorso per decreto ingiuntivo
3. Giudizio ordinario
4. Cosa accade se, ottenuto il titolo esecutivo, il debitore non adempie?
5. La via stragiudiziale

1. Il ricorso all’autorità giudiziaria

Il primo strumento a disposizione del creditore è il ricorso all’autorità giudiziaria, sebbene si tratti di una procedura che implica dei costi e tempistiche spesso lunghe.

Il ricorso al Giudice serve ad ottenere una condanna, ossia ciò che si definisce un titolo esecutivo. Si tratta, in pratica, del documento con cui il Giudice ordina al debitore di pagare l’importo dovuto, più le spese legali e gli interessi.

La pronuncia di condanna avviene in un duplice modo, a seconda del tipo di prova a disposizione per dimostrare l’esistenza del credito vantato:

  • se il credito è facilmente dimostrabile con una prova scritta, si può richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo;
  • se invece, non disponiamo di prove scritte (documenti da cui emerga il valore del credito) allora è necessario avviare un giudizio ordinario.

I due metodi si differenziano in particolare per i tempi di ottenimento del titolo esecutivo, molto più spediti nel primo caso.

2. Il ricorso per decreto ingiuntivo

In presenza di una prova scritta del credito vantato, il creditore deposita quindi un ricorso al Giudice con la richiesta di emissione di un ordine di pagamento.

Il Giudice, accertato il credito, dopo 2 o 3 mesi dal deposito del ricorso (con variazioni da Tribunale a Tribunale) emette il decreto ingiuntivo ordinando al debitore il pagamento delle somme, oltre a quelle maturate, nel frattempo, a titolo di interessi e di costi per l’emissione dell’ingiunzione di pagamento.

La legge riconosce come prove scritte a titolo esemplificativo:

  • i contratti;
  • le fatture;
  • gli ordini firmati dall’acquirente;
  • le cambiali e gli assegni protestati;
  • il riconoscimento scritto di debito.

Un ulteriore requisito, oltre alla prova scritta, è che il credito sia:

  • liquido: espresso in misura determinata e non generica;
  • esigibile: non sottoposto a condizioni o termini e
  • certo, ovvero che risulti chiaramente nel suo contenuto.

Dalla emissione del decreto ingiuntivo, il creditore ha 60 giorni per notificarlo al debitore, il quale può adempiere spontaneamente o opporsi entro 40 giorni dalla notifica.

In quest’ultimo caso, verrà instaurata una vera e propria causa in cui sarà il creditore a dover provare l’esistenza del credito.

Se, invece, il debitore non fa opposizione, decorsi i 40 giorni dalla notifica il decreto diventa definitivo, non più impugnabile, ed il creditore potrà agire per esigere il proprio credito.

3. Giudizio ordinario

In mancanza di prova scritta del proprio credito bisogna avviare un processo nel quale il creditore deve dimostrare la sussistenza del suo credito, sia in via documentale che per testimoni.

All’esito del procedimento, il Giudice, in caso di accertamento positivo, condannerà il debitore all’adempimento.

Il giudizio ordinario ha dei tempi molto più lunghi del procedimento per decreto ingiuntivo.

Il primo grado, in media si esaurisce in 3 o 4 anni.

Prima di instaurare tale giudizio, però, nel caso di somme non eccedenti € 50.000,00 è obbligatorio ricorrere alla negoziazione assistita.

In entrambe le procedure descritte, per importi fino a 1.100 € si può agire da soli senza l’assistenza di un Avvocato, ma affidarsi ad un professionista permette di evitare errori che potrebbero rivelarsi poi non facilmente rimediabili.

4. Cosa accade se, ottenuto il titolo esecutivo, il debitore non adempie?

In tal caso il creditore può procedere al pignoramento dei beni del debitore o dei crediti che quest’ultimo vanta nei confronti di terzi soggetti.

L’esecuzione può essere mobiliare o immobiliare, o presso terzi.

Prima di iniziare tali procedure, è bene effettuare ricerche approfondite circa la consistenza patrimoniale del debitore, per evitare di sostenere inutilmente dei costi nel caso il soggetto risulti nullatenente.

5. La via stragiudiziale

Normalmente ogni azione di tipo giudiziario è preceduta dalla cosiddetta costituzione in mora del debitore, ovvero un invito scritto al pagamento rivolto dal creditore ed inviato a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o via PEC al debitore con la fissazione di un termine entro il quale adempiere.

Il termine è normalmente di 15 giorni ma l’urgenza può consentire l’indicazione di un termine inferiore.

Nell’ipotesi del recupero crediti, pertanto, chi agisce per il pagamento di somme non superiori a € 50.000, a pena di improcedibilità, deve attivare la negoziazione assistita tranne nelle eventualità indicate dalla norma sulla mediazione obbligatoria.

La mediazione è obbligatoria per i crediti relativi alle “controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari”.

Prima di rivolgersi al Giudice, è sempre consigliabile tentare un approccio bonario, utilizzando i mezzi stragiudiziali a disposizione anche nel caso non siano previsti come obbligatori, sia per evitare sin da subito di sopportare ingenti costi e sia per tentare di recuperare il credito nel minor tempo possibile, senza ingolfare il sistema giustizia soprattutto in caso di importi minori.

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