Il dramma silenzioso degli avvocati (un esercito di 244.952 individui): il fatturato ai tempi del Covid

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La categoria degli avvocati (e della giustizia in generale) risulta tra le più colpite da questa terribile pandemia: eppure sia il governo sia la Cassa Forense sembrano non comprendere il problema fino in fondo.

covid avvocati

L’avvocato ai tempi del covid vuol dire un essere umano in profonda difficoltà; vuol dire un genitore che inizia ad arrancare nel soddisfare i bisogni di famiglia; vuol dire iniziare a guardare al futuro con l’occhio di una persona incerta e insicura.

La categoria professionale che un tempo equivaleva a lustro e prestigio era già di per sé in uno stato quasi comatoso e, la paralisi giudiziaria causata dal covid, non ha fatto altro che condurre la categoria verso un punto di non ritorno.

I numeri sono impietosi: secondo quanto indicato dalla rivista della cassa forense, gli avvocati iscritti all’ordine, alla data del 31 dicembre 2019, sono stati fotografati in 244.952 unità; di questi più di 110.000 professionisti hanno dichiarato un reddito inferiore agli € 19.500,00, di cui oltre 13.000 posizioni hanno dichiarato zero(!). In questo scenario, già di per sé apocalittico, è previsto per il 2020 un calo del fatturato pari al 30 % circa.

In questa enorme ferita il governo è venuto incontro a queste fasce di reddito con un bonus pari ad € 600,00 prima e pari a € 1000,00 poi. La Cassa forense, invece, ha aumentato di circa il 20% il budget destinato alle misure assistenziali. Per quel che sta accadendo queste misure potrebbero di per sé sembrare sufficienti, ma il vero problema è che, quando questo incubo finirà, la categoria avrà seri problemi a venire fuori dalle macerie. Ci si ritroverà dinanzi ad uno scenario composto da aziende sul lastrico e con una paralisi generale dei rapporti giuridici di circa un anno (si spera).

Cosa si potrà fare per limitare i danni in tutto ciò? La risposta non è di facile deduzione, quello che però pare abbastanza certo è che la prima a mettersi sul “banco degli imputati” dovrà essere di sicuro la stessa categoria forense e, soprattutto, chi ne è ai vertici. Come si è arrivati a poter diventare un esercito di quasi 245.000 anime? Come è possibile in questo caso che la Cassa forense non si sia premunita di un paracadute utile un po’ per tutti in una simile situazione?

Mai come in questo caso pare opportuno pensare che solo ai posteri potrà essere lasciata l’ardua sentenza.  

covid avvocati

L’avvocato ai tempi del covid vuol dire un essere umano in profonda difficoltà; vuol dire un genitore che inizia ad arrancare nel soddisfare i bisogni di famiglia; vuol dire iniziare a guardare al futuro con l’occhio di una persona incerta e insicura.

La categoria professionale che un tempo equivaleva a lustro e prestigio era già di per sé in uno stato quasi comatoso e, la paralisi giudiziaria causata dal covid, non ha fatto altro che condurre la categoria verso un punto di non ritorno.

I numeri sono impietosi: secondo quanto indicato dalla rivista della cassa forense, gli avvocati iscritti all’ordine, alla data del 31 dicembre 2019, sono stati fotografati in 244.952 unità; di questi più di 110.000 professionisti hanno dichiarato un reddito inferiore agli € 19.500,00, di cui oltre 13.000 posizioni hanno dichiarato zero(!). In questo scenario, già di per sé apocalittico, è previsto per il 2020 un calo del fatturato pari al 30 % circa.

In questa enorme ferita il governo è venuto incontro a queste fasce di reddito con un bonus pari ad € 600,00 prima e pari a € 1000,00 poi. La Cassa forense, invece, ha aumentato di circa il 20% il budget destinato alle misure assistenziali. Per quel che sta accadendo queste misure potrebbero di per sé sembrare sufficienti, ma il vero problema è che, quando questo incubo finirà, la categoria avrà seri problemi a venire fuori dalle macerie. Ci si ritroverà dinanzi ad uno scenario composto da aziende sul lastrico e con una paralisi generale dei rapporti giuridici di circa un anno (si spera).

Cosa si potrà fare per limitare i danni in tutto ciò? La risposta non è di facile deduzione, quello che però pare abbastanza certo è che la prima a mettersi sul “banco degli imputati” dovrà essere di sicuro la stessa categoria forense e, soprattutto, chi ne è ai vertici. Come si è arrivati a poter diventare un esercito di quasi 245.000 anime? Come è possibile in questo caso che la Cassa forense non si sia premunita di un paracadute utile un po’ per tutti in una simile situazione?

Mai come in questo caso pare opportuno pensare che solo ai posteri potrà essere lasciata l’ardua sentenza.  

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