Guerra all’evasione fiscale, inizia la stretta del governo sugli scontrini elettronici

Diventa sempre più digitale la guerra all’evasione fiscale, infatti l’Agenzia delle Entrate inizia a mettere sotto la lente d’ingrandimento gli scontrini telematici introducendo sanzioni e nuovi regolamenti che permetteranno di utilizzare questa nuova tecnologia anche con gli operatori esteri.

Logo agenzia delle entrate

Con il Ddl di Bilancio il Governo ha riscritto la disciplina delle sanzioni sugli scontrini telematici, ponendo l’attenzione sulle possibili manomissioni dei dispositivi o sulle alterazioni delle comunicazioni dirette tra commerciante ed Agenzia delle Entrate.

La sanzione più vigorosa è quella del 90% dell’imposta su tutte le violazioni, sia singole che cumulative, riguardanti l’omessa, tardiva e/o infedele memorizzazione e omessa, tardiva e/o infedele trasmissione.

Quindi tutte le irregolarità sulla memorizzazione e sulla trasmissione verranno sanzioniate nello stessa misura, con lo stesso strumento, e si applicherà una sola volta anche nel caso in cui le irregolarità siano state più di una nell’arco di un periodo di tempo.

Tutto ciò vale quando le irregolarità sono commesse sull’Iva da liquidare, nel caso in cui non vi fosse impatto dell’irregolarità sul quantum dovuto la sanzione corrisponderà ad euro 100,00 per ciascuna trasmissione errata.

Il regime sanzionatorio colpisce anche chi vuole flasificare dolosamente con i nuovi strumenti di registrazione e invio dei dati delle vendite. In caso di mancato funzionamento dei registratori non segnalato la sanzione amministrativa può andare da 250 a 2mila euro. La penalità da 1.000 a 4mila euro per la mancata installazione di apparecchi per l’emissione di scontrino o ricevuta si applica anche all’omessa applicazione di strumenti e procedure per la trasmissione telematica. E anche in questi casi vale la sanzione per manomissioni o alterazioni da 3mila a 12mila euro.

Il Ddl di Bilancio punta anche ad una stretta in chiave antifrode. Con le nuove modalità di tracciamento delle lettere d’intento scattate da marzo 2020, arriva un sistema per effettuare uno studio di rischio per gli esportatori abituali. E, qualora i dati evidenzino irregolarità, il diretto interessato non potrà più rilasciare nuove dichiarazioni d’intento tramite i canali telematici dell’agenzia delle Entrate.

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Con il Ddl di Bilancio il Governo ha riscritto la disciplina delle sanzioni sugli scontrini telematici, ponendo l’attenzione sulle possibili manomissioni dei dispositivi o sulle alterazioni delle comunicazioni dirette tra commerciante ed Agenzia delle Entrate.

La sanzione più vigorosa è quella del 90% dell’imposta su tutte le violazioni, sia singole che cumulative, riguardanti l’omessa, tardiva e/o infedele memorizzazione e omessa, tardiva e/o infedele trasmissione.

Quindi tutte le irregolarità sulla memorizzazione e sulla trasmissione verranno sanzioniate nello stessa misura, con lo stesso strumento, e si applicherà una sola volta anche nel caso in cui le irregolarità siano state più di una nell’arco di un periodo di tempo.

Tutto ciò vale quando le irregolarità sono commesse sull’Iva da liquidare, nel caso in cui non vi fosse impatto dell’irregolarità sul quantum dovuto la sanzione corrisponderà ad euro 100,00 per ciascuna trasmissione errata.

Il regime sanzionatorio colpisce anche chi vuole flasificare dolosamente con i nuovi strumenti di registrazione e invio dei dati delle vendite. In caso di mancato funzionamento dei registratori non segnalato la sanzione amministrativa può andare da 250 a 2mila euro. La penalità da 1.000 a 4mila euro per la mancata installazione di apparecchi per l’emissione di scontrino o ricevuta si applica anche all’omessa applicazione di strumenti e procedure per la trasmissione telematica. E anche in questi casi vale la sanzione per manomissioni o alterazioni da 3mila a 12mila euro.

Il Ddl di Bilancio punta anche ad una stretta in chiave antifrode. Con le nuove modalità di tracciamento delle lettere d’intento scattate da marzo 2020, arriva un sistema per effettuare uno studio di rischio per gli esportatori abituali. E, qualora i dati evidenzino irregolarità, il diretto interessato non potrà più rilasciare nuove dichiarazioni d’intento tramite i canali telematici dell’agenzia delle Entrate.

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