Green Pass e tutela della salute pubblica. È incostituzionale?

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Il 23 luglio scorso, con il decreto legge 105/2021, l’Italia ha introdotto l’ormai noto Green Pass come misura urgente per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID19 e per l’esercizio in sicurezza di attività sociali ed economiche.
L’adozione di questo provvedimento ha scatenato un acceso dibattito nell’opinione pubblica che si è divisa tra chi ritiene la misura in questione costituzionale e chi no.
In questo articolo proveremo a fare chiarezza sui principi, i diritti e le norme coinvolte dal decreto legge 105/2021 per capire se effettivamente di incostituzionalità si tratta.

Green Pass

Il Green Pass è incostituzionale?

Una disposizione normativa si definisce incostituzionale quando si pone in contrasto con uno o più articoli della nostra Costituzione.
Ma facciamo un passo indietro.

Ogni ordinamento giuridico possiede una gerarchia delle fonti normative, in base alla quale una norma di grado inferiore deve rispettare le norme di grado superiore. Attenzione però: dobbiamo considerare che al vertice della gerarchia delle fonti italiane non c’è, come molti credono, la Carta Costituzionale, bensì il Diritto dell’Unione Europea che, sul punto, si è espressa positivamente, lasciando agli Stati membri la possibilità di introdurre il vaccino come misura obbligatoria.
Un altro punto importante da tenere a mente è che, secondo il sistema giuridico italiano, un decreto-legge (come quello che nel nostro caso ha introdotto il green pass) è un atto avente forza di legge, ossia equiparato alla legge del Parlamento, immediatamente efficace e, quindi, vincolante per definizione.

Il Green Pass equivale ad un obbligo indiretto di vaccinazione?

Premesso che vaccinarsi è, attualmente, un dovere etico e non un obbligo giuridico, la risposta a questo interrogativo non è scontata e ci porta a richiamarci ad alcune norme costituzionali.
In primo luogo, nel nostro ordinamento deve essere rispettato il principio sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, in base al quale:
«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».
La difesa di questo principio ha determinato l’adozione di provvedimenti eccezionali – ma necessari – nella lotta alla pandemia.
Nella Costituzione quindi la salute non è tutelata solo come diritto fondamentale del singolo ma anche come interesse della collettività. Ciò parrebbe consentire l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri».
L’articolo 16 della Costituzione ci dice poi che:
«Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza».
Anche in questo caso, gli evidenti “motivi di sanità o di sicurezza” che la pandemia ha portato con sé giustificherebbero la limitazione delle libertà di circolazione e soggiorno e renderebbero, quindi, il vaccino (e il green pass come sua conseguenza) legittimo dal punto di vista costituzionale in quanto la pandemia rappresenterebbe uno stato di eccezione in cui le libertà ai sensi dell’articolo 16 possono essere, come visto, ristrette.
In realtà poi il green pass non costituisce una vera e propria limitazione alla libertà di spostamento (come accadeva durante il lockdown) ma rappresenta solo una condizione per lo svolgimento di determinate attività.

Può lo Stato imporre ai suoi cittadini vincoli e obblighi che riducano la loro libertà di azione?

Qui l’argomentazione dei cosiddetti no-vax chiama di solito in causa l’articolo 13 della Costituzione, per il quale:
«Non è ammessa […] qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge».
Ricordando che il decreto legge 105 è un atto avente forza di legge, ossia equiparato alla legge del Parlamento e quindi vincolante e che la sua emanazione si è resa necessaria alla luce della grave emergenza epidemiologica, ancora una volta il Green Pass appare uno strumento legittimo.

Conclusioni

Dal quadro tracciato, emerge che ci sono tutti i presupposti per intervenire con l’obbligo di vaccinazione contro il COVID19. Nel bilanciamento degli interessi in gioco potrebbe farsi infatti prevalere la tutela alla salute, intesa come bene collettivo anche perché se non si tutela il diritto alla salute e quindi il diritto alla vita, che sono primari, gli altri diritti non hanno motivo di esistere e di essere tutelati.
Quindi si può concludere che nella situazione in cui stiamo vivendo entrano in gioco i piani del dovere e della solidarietà. È vero che vaccinarsi è un diritto che ognuno di noi può decidere se esercitare o meno, ma allo stesso tempo vaccinarsi rappresenta anche un dovere e una “questione di solidarietà” alla luce dell’articolo 2 della Costituzione.
Chi tenta di far passare i provvedimenti del governo, come la campagna vaccinale e l’introduzione del green pass, una limitazione alla libertà personale e ai diritti inalienabili dei cittadini, non rispetta quella parte di cittadini che, con enorme sacrificio, h agarantito il rispetto di regole che hanno permesso, col tempo, l’allentamento delle misure restrittive a beneficio di tutti.

Green Pass

Il Green Pass è incostituzionale?

Una disposizione normativa si definisce incostituzionale quando si pone in contrasto con uno o più articoli della nostra Costituzione.
Ma facciamo un passo indietro.

Ogni ordinamento giuridico possiede una gerarchia delle fonti normative, in base alla quale una norma di grado inferiore deve rispettare le norme di grado superiore. Attenzione però: dobbiamo considerare che al vertice della gerarchia delle fonti italiane non c’è, come molti credono, la Carta Costituzionale, bensì il Diritto dell’Unione Europea che, sul punto, si è espressa positivamente, lasciando agli Stati membri la possibilità di introdurre il vaccino come misura obbligatoria.
Un altro punto importante da tenere a mente è che, secondo il sistema giuridico italiano, un decreto-legge (come quello che nel nostro caso ha introdotto il green pass) è un atto avente forza di legge, ossia equiparato alla legge del Parlamento, immediatamente efficace e, quindi, vincolante per definizione.

Il Green Pass equivale ad un obbligo indiretto di vaccinazione?

Premesso che vaccinarsi è, attualmente, un dovere etico e non un obbligo giuridico, la risposta a questo interrogativo non è scontata e ci porta a richiamarci ad alcune norme costituzionali.
In primo luogo, nel nostro ordinamento deve essere rispettato il principio sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, in base al quale:
«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti».
La difesa di questo principio ha determinato l’adozione di provvedimenti eccezionali – ma necessari – nella lotta alla pandemia.
Nella Costituzione quindi la salute non è tutelata solo come diritto fondamentale del singolo ma anche come interesse della collettività. Ciò parrebbe consentire l’imposizione di un trattamento sanitario se diretto «non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri».
L’articolo 16 della Costituzione ci dice poi che:
«Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza».
Anche in questo caso, gli evidenti “motivi di sanità o di sicurezza” che la pandemia ha portato con sé giustificherebbero la limitazione delle libertà di circolazione e soggiorno e renderebbero, quindi, il vaccino (e il green pass come sua conseguenza) legittimo dal punto di vista costituzionale in quanto la pandemia rappresenterebbe uno stato di eccezione in cui le libertà ai sensi dell’articolo 16 possono essere, come visto, ristrette.
In realtà poi il green pass non costituisce una vera e propria limitazione alla libertà di spostamento (come accadeva durante il lockdown) ma rappresenta solo una condizione per lo svolgimento di determinate attività.

Può lo Stato imporre ai suoi cittadini vincoli e obblighi che riducano la loro libertà di azione?

Qui l’argomentazione dei cosiddetti no-vax chiama di solito in causa l’articolo 13 della Costituzione, per il quale:
«Non è ammessa […] qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge».
Ricordando che il decreto legge 105 è un atto avente forza di legge, ossia equiparato alla legge del Parlamento e quindi vincolante e che la sua emanazione si è resa necessaria alla luce della grave emergenza epidemiologica, ancora una volta il Green Pass appare uno strumento legittimo.

Conclusioni

Dal quadro tracciato, emerge che ci sono tutti i presupposti per intervenire con l’obbligo di vaccinazione contro il COVID19. Nel bilanciamento degli interessi in gioco potrebbe farsi infatti prevalere la tutela alla salute, intesa come bene collettivo anche perché se non si tutela il diritto alla salute e quindi il diritto alla vita, che sono primari, gli altri diritti non hanno motivo di esistere e di essere tutelati.
Quindi si può concludere che nella situazione in cui stiamo vivendo entrano in gioco i piani del dovere e della solidarietà. È vero che vaccinarsi è un diritto che ognuno di noi può decidere se esercitare o meno, ma allo stesso tempo vaccinarsi rappresenta anche un dovere e una “questione di solidarietà” alla luce dell’articolo 2 della Costituzione.
Chi tenta di far passare i provvedimenti del governo, come la campagna vaccinale e l’introduzione del green pass, una limitazione alla libertà personale e ai diritti inalienabili dei cittadini, non rispetta quella parte di cittadini che, con enorme sacrificio, h agarantito il rispetto di regole che hanno permesso, col tempo, l’allentamento delle misure restrittive a beneficio di tutti.

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