Caos nelle commissioni tributarie

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L’articolo 27 del Dl Ristori che disciplina le misure urgenti relative allo svolgimento dei processi tributari è oggetto delle critiche di avvocati e professionisti

commissione tributaria

Il Dl Ristori ha cancellato, naturalmente solo momentaneamente, le discussioni pubbliche nel processo tributario.
Quindi, a partire da lunedì 2 novembre, le commissioni tributarie regionali e provinciali si sono adeguate alla nuova disciplina creata per ostacolare l’aumento incontrollato di contagi e di nuovi procedimenti tributari.

Le videoudienze previste dal Dl Ristori non sono una novità assoluta, infatti, già nel 2018, con il Dl 119, veniva introdotta la possibilità di effettuare le udienze del processo tributario in maniera telematica, strumento che però non è mai stato visto di buon occhio dagli operatori e quindi mai vastamente utilizzato.

Il Dl Ristori esplicita che “lo svolgimento delle udienze pubbliche e camerali e delle camere di consiglio con collegamento da remoto è autorizzato”, purtroppo però le commissioni non hanno a disposizione la dotazione tecnologica necessaria per avviare il processo di digitalizzazione delle udienze.

In alternativa all’udienza telematica il dl ristori prevede come “alternativa alla discussione con collegamento da remoto, le controversie fissate per la trattazione in udienza pubblica, passano in decisione sulla base degli atti”.
Di fatto è ciò che sta accadendo nelle commissioni tributarie sparse per il territorio nazionale secondo l’Unione camere avvocati tributaristi (UNCAT) che con una nota ha dichiarato che “la trattazione da remoto di fatto non è possibile praticamente in tutte le Commissioni, mentre ci risulta che solo in tre (Ctr Piemonte, Ctp Torino e Ctp Rovigo) accettino di rinviare le udienze piuttosto che passare alla discussione in forma scritta e questa per noi è una lesione del principio del contraddittorio”.

Tutto ciò ha generato malcontento nelle categoria di avvocati e commercialisti che, la scorsa settimana, in Senato si sono schierati a favore del rinvio delle udienze piuttosto che della trattazione cartolare. E insieme con le rappresentanze di avvocati, tributaristi e magistrati, riuniti nel tavolo della riforma tributaria, hanno chiesto alle Finanze uno sprint “per l’approvazione delle regole tecnico-operative necessarie” per le udienze da remoto. “Siamo in clamoroso ritardo – commenta Postal – e il Dl Ristori deve diventare l’occasione per rendere obbligatoria la videoudienza”

commissione tributaria

Il Dl Ristori ha cancellato, naturalmente solo momentaneamente, le discussioni pubbliche nel processo tributario.
Quindi, a partire da lunedì 2 novembre, le commissioni tributarie regionali e provinciali si sono adeguate alla nuova disciplina creata per ostacolare l’aumento incontrollato di contagi e di nuovi procedimenti tributari.

Le videoudienze previste dal Dl Ristori non sono una novità assoluta, infatti, già nel 2018, con il Dl 119, veniva introdotta la possibilità di effettuare le udienze del processo tributario in maniera telematica, strumento che però non è mai stato visto di buon occhio dagli operatori e quindi mai vastamente utilizzato.

Il Dl Ristori esplicita che “lo svolgimento delle udienze pubbliche e camerali e delle camere di consiglio con collegamento da remoto è autorizzato”, purtroppo però le commissioni non hanno a disposizione la dotazione tecnologica necessaria per avviare il processo di digitalizzazione delle udienze.

In alternativa all’udienza telematica il dl ristori prevede come “alternativa alla discussione con collegamento da remoto, le controversie fissate per la trattazione in udienza pubblica, passano in decisione sulla base degli atti”.
Di fatto è ciò che sta accadendo nelle commissioni tributarie sparse per il territorio nazionale secondo l’Unione camere avvocati tributaristi (UNCAT) che con una nota ha dichiarato che “la trattazione da remoto di fatto non è possibile praticamente in tutte le Commissioni, mentre ci risulta che solo in tre (Ctr Piemonte, Ctp Torino e Ctp Rovigo) accettino di rinviare le udienze piuttosto che passare alla discussione in forma scritta e questa per noi è una lesione del principio del contraddittorio”.

Tutto ciò ha generato malcontento nelle categoria di avvocati e commercialisti che, la scorsa settimana, in Senato si sono schierati a favore del rinvio delle udienze piuttosto che della trattazione cartolare. E insieme con le rappresentanze di avvocati, tributaristi e magistrati, riuniti nel tavolo della riforma tributaria, hanno chiesto alle Finanze uno sprint “per l’approvazione delle regole tecnico-operative necessarie” per le udienze da remoto. “Siamo in clamoroso ritardo – commenta Postal – e il Dl Ristori deve diventare l’occasione per rendere obbligatoria la videoudienza”

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