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Traffico illegale o tentato da parte di un atleta o altra persona di sostanze o metodi proibiti secondo la disciplina dei regolamenti sportivi antidoping

La normativa anti-doping è una disciplina particolarmente complessa che persegue il duplice scopo di tutelare la salute dell’atleta e di garantire a quest’ultimo la possibilità di perseguire l’eccellenza senza l’uso di metodi o sostanze proibite.
Analizzeremo in questo articolo le principali nozioni per arrivare a dare un’infarinatura generale della normativa in esame.

1. La normativa anti-doping e i principali organismi del NADO Italia

Ai sensi dell’art. 1, II comma, della Legge n. 376 del 14 dicembre del 2000, titolata “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” – costituiscono doping: la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psichiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti
Il doping è vietato dai regolamenti sportivi sia a livello internazionale che nazionale.
A livello internazionale, il World anti – doping code (Codice Wada) – oggetto di recente revisione[1] – costituisce il maggior punto di riferimento.
Tale codice si applica a qualsiasi sport e persegue la finalità di armonizzare a livello mondiale la disciplina anti – doping; il codice è suddiviso nelle seguente parti principali:
The code;
International Standards and the Technical Documents;
Models of Best Practise and Guidelines.
Per quanto attiene lo Stato italiano, la normativa di riferimento è il Codice sportivo antidoping di NADO Italia (CSA 2021) che rappresenta il documento attuativo del Codice Mondiale Antidoping WADA e dei relativi standard internazionali.
Il predetto codice, assieme alla Procedura di Gestione dei Risultati (PGR) e al Documento Tecnico per i Controlli e le Investigazioni (DT – CI) costituiscono le Norme Sportive Antidoping (NSA).
L’Organizzazione Nazionale per l’Antidoping” (NADO)[2], invece, è l’organismo indipendente e autonomo nell’ordinamento sportivo, preposto alla corretta applicazione della normativa in materia nonché a compiti di prevenzione e repressione di condotte illecite. Ricadono, inoltre, sotto la giurisdizione del predetto organismo tutte le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate, gli Enti di Promozione Sportiva, le Leghe e i Club.
NADO Italia è presieduto da un Presidente e si compone di diversi organismi:

  • Comitato Controlli Antidoping: approva il Piano di distribuzione dei controlli, predispone lo svolgimento dei controlli sia in competizione che fuori; oltre a ciò, annualmente individua i criteri di inclusione degli atleti nel gruppo a cui i controlli sono destinati;
  • Comitato esenzioni ai fini Terapeutici: esamina le domande per poter fare uso di determinate sostanze ai fini terapeutici;
  • Comitato Educazione, formazione Antidoping e ricerca: preposto alla ricerca e alla formazione in materia;
  • Procura Nazionale Antidoping: preposta ad accertare la violazione delle NSA;
  • Tribunale Nazionale Antidoping: organo di primo grado di giudizio[3].

Per quello che riguarda l’ambito di applicazione del CSA, le NSA si applicano a NADO Italia, compreso ogni suo organismo, lo staff e, ovviamente, le varie Federazioni Sportive, le Discipline Sportive Associate ecc..
Esistono, però, ruoli e responsabilità propri dei singoli atleti che il Codice definisce “ fondamentali”; gli atleti, ad esempio, devono rispettare la NSA – quindi averne conoscenza – e i relativi obblighi, essere a disposizione per la raccolta di campioni[4] biologici, informare il personale medico del divieto di utilizzare sostanze proibite.

2. Sostanze e metodi proibiti: la lista WADA

Per l’individuazione delle sostanze e dei metodi proibiti ai fini del doping, punto di riferimento è la Lista WADA, la cui conoscenza è obbligatoria e fonte di responsabilità anche di ogni atleta. La lista contiene il nome di sostanze – alcune ricomprese in categorie generali (ad esempio agenti anabolizzanti)  – che producono l’effetto di migliorare le prestazioni sportive[5] oppure realizzano un effetto mascherante delle stesse.
La lista è redatta annualmente ad opera dell’Agenzia Mondiale Antidoping e che entra in vigore automaticamente ai sensi del CSA dopo tre mesi la pubblicazione da parte di WADA.
La predetta lista identifica le sostanze e i metodi proibiti ai fini di doping, il cui uso può essere precluso sempre, sia in competizione che fuori di essa (ad esempio, l’assunzione di ormoni o, per quello che attiene ai metodi, il “doping ematico”, cioè usare il sangue di un’altra persona per eludere i controlli) ovvero solo in competizione (ad esempio, i narcotici). In relazione a determinati sport, la lista può essere ampliata (ad esempio, un uso di alcool superiore a 10 g/L nelle gare di automobili).

3. Il traffico illegale o tentato traffico da parte di un atleta o altra persona di sostanze o metodi proibiti e le relative sanzioni previste dal NSA 2020

Ai sensi dell’art. 2.7 del Codice Sportivo Antidoping si stabilisce il divieto in capo all’atleta ma anche ad altra persona di trafficare sostanze o metodi proibiti. Parimenti, viene sanzionato anche il mero tentativo.
L’articolo menzionato, però, si limita a prevedere il predetto divieto senza descrivere in alcun modo la condotta e senza offrire alcun elemento funzionale ad una maggior comprensione.
Tuttavia, il codice si conclude con un’appendice la quale riporta una serie di definizioni. Fra queste, quella di “traffico”: vendere, fornire, trasportare, inviare, consegnare o distribuire ai terzi una sostanza proibita o un metodo proibito da parte di un Atleta, del Personale di Supporto dell’Atleta o di qualsiasi altra Persona soggetta all’organizzazione antidoping di qualsiasi terza parte; questa definizione tuttavia non includerà le azioni compiute in buona fede dal personale medico(…)
In altre parole, dalla definizione sopra riportata si evince sia la condotta materiale richiesta, sia i soggetti suscettibili di commetterla; la stessa definizione, al contempo, stabilisce che se le condotte vengono poste in essere da personale sanitario, purché in buona fede, queste non sono considerate “traffico” rilevante ai sensi del secondo comma dell’art. 2.7 del CSA.
Per quello che attiene, invece, l’aspetto psicologico, l’Atleta o altra Persona non risponderà della violazione qualora dimostri di non aver agito con colpa o commesso negligenza, come previsto all’art. 11.5 CSA.
Nell’ipotesi in cui il soggetto abbia agito con colpa o commesso una negligenza, ma queste non siano “significative”, il periodo di squalifica applicabile potrà essere ridotto a seconda del grado della colpa nella misura massima del periodo di squalifica previsto dalla norma. Qualora si tratti di squalifica a vita, il periodo non potrà essere inferiore agli otto anni[6].
La violazione in esame è sanzionata, ai sensi dell’art. 11.3.3. del CSA, con un periodo di squalifica che va da un minimo di quatto anni fino alla squalifica a vita, a seconda della gravità della sanzione. Si considera particolarmente grave quando la predetta violazione coinvolga una persona protetta; si prevede un aumento del periodo di squalifica quando il soggetto abbia commesso contestuali e molteplici violazioni nonché l’eventuale recidiva.
In ogni caso, si aggiungono le eventuali sanzioni accessorie di natura economica previste dall’art. 16 e ss. CSA il cui pagamento, per quanto sanzioni accessorie, non comporta la riduzione del periodo di squalifica determinato.
La squalifica implica il divieto di partecipare alle attività sportive[7] e, nel caso in cui il soggetto violi il predetto divieto, i risultati ottenuti nella competizione saranno invalidati e un nuovo periodo di squalifica di pari durata a quello già comminato sarà aggiunto a partire dal termine del periodo di squalifica originario; inoltre, per le violazioni più significative, si prevede l’annullamento, anche parziale, dei finanziamenti sportivi; infine, ciascuna sanzione viene pubblicata automaticamente.
Inoltre, in relazione alla violazione di cui all’art. 2.7 CSA, qualora questa sia considerabile significativa e comporti anche l’inosservanza di leggi o regolamenti non sportivi, vige l’obbligo in capo all’Organizzazione Antidoping di darne comunicazione all’autorità amministrative, giudiziarie e professionali[8].
Il periodo di qualifica può essere ulteriormente ridotto in virtù di un atteggiamento collaborativo volto alla scoperta o all’accertamento di violazioni della normativa antidoping; ai sensi dell’art. 11.7.1 CSA, infatti, è prevista una riduzione del periodo – ma non in misura superiore alla metà di quello teoricamente applicabile – nell’ipotesi in cui l’Atleta o altra persona ammetta di aver commesso la violazione della normativa antidoping, purché avvenga prima di ricevere la comunicazione relativa all’esito del campionamento biologico e a condizione che tale ammissione sia l’unica prova attendibile della violazione[9]. Poi, ai sensi dell’art. 10.8.1. WADA, come richiamato dall’art. 11.8.1 CSA, nel caso in cui l’Atleta o altra Persona, dopo essere stato notificato da NADO Italia di una potenziale violazione della normativa antidoping che comporti un periodo di squalifica di quattro o più anni, ammetta la violazione e accetti tale periodo di squalifica (entro venti giorni dalla notifica del deferimento), è previsto il beneficio pari alla riduzione di un anno del periodo di squalifica; tuttavia, in questo caso, pur in presenza di ulteriori ipotesi di riduzione, il soggetto non potrà goderne. Diversamente, in relazione alle altre coeve ipotesi di riduzione del periodo teoricamente applicabile, è consentito cumularle.
Oltre alle predette sanzioni individuali, il codice prevede sanzioni destinate all’intera squadra. Ai sensi dell’art. 12 CSA, l’intera squadra potrà essere sottoposta a controlli antidoping mirati, qualora ad almeno due membri della stessa sia stato notificata una violazione della normativa in occasione del medesimo evento sportivo; inoltre, sempre a condizione che si tratti di almeno due membri della squadra e che la violazione interessi il medesimo evento, l’intera squadra potrà essere destinataria di sanzioni (ad. esempio la perdita di punti) in aggiunta a quelle previste per il singolo atleta responsabile personalmente della violazione.
Infine, qualora i fatti di cui all’art. 2.7 CSA siano commessi da soggetti non tesserati per l’ordinamento sportivo italiano, è prevista la sanzione dell’inibizione a tesserarsi e/o ad assumere cariche o incarichi (CONI; FSN;DSA; EPS) nonché a frequentare in Italia impianti sportivi o prendere parte alle manifestazioni per il periodo previsto per la squalifica corrispondente alla violazione commessa (un minimo di quattro anni o perpetuo).
La punibilità di soggetti non tesserati dimostra chiaramente la funzione strettamente preventiva della normativa antidoping in esame.

Note

[1] The revised 2021 World anti – Doping code is effective as of 1 January 2021.
[2] NADO Italia viene istituita con la legge 26 novembre del 2007 n. 230, di ratifica della Convenzione internazionale contro il doping nello sport adottata dalla Conferenza Generale UNESCO.
[3] Per il secondo grado di giudizio, invece, è competente Corte Nazionale d’appello antidoping, che oltre a decidere circa gli appelli presentati avverso le decisioni del Tribunale, è competente a giudicare le decisioni di diniego delle TUE[3] adottate dal Comitato per le Esenzioni ai fini Terapeutici.
[4] Inteso come qualsiasi materiale biologico raccolto in occasione di un controllo antidoping.
[5] Alcune sostanze aumentano il rendimento muscolare, ad. esempio ormoni steroide; altre, come le amfetamine agiscono sul sistema nervoso centrale.
[6] Art.11.6.2. CSA
[7] Per maggior dettagli, si rinvia all’art. 11.14 CSA
[8] Art. 11.3.3.1. CSA
[9] Art. 11.7.2. CSA

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