Successione legittima: guida legale

La successione legittima è prevista dal nostro ordinamento civile per l’ipotesi in cui il de cuius (colui della cui eredità si tratta) non abbia predisposto una successione testamentaria. La disciplina giuridica sul punto è contenuta negli artt. 565 e successivi del codice civile.

1. Cosa è la successione legittima

La successione legittima consiste in una indicazione del legislatore sulle sorti del patrimonio di un individuo che non abbia redatto testamento prima della morte.
L’ordinamento attuale, infatti, consente a chiunque di disporre dei propri beni, dopo la sua morte, a mezzo del testamento.
Se tale disposizione non sussiste, o sussiste ma è da considerarsi nulla, annullata, revocata o inefficace, la legge indica i criteri da utilizzare per il trasferimento dei beni in favore degli eredi definiti legittimi.
I criteri utilizzati seguono i vincoli di parentela indicati dal codice civile, a cui è legato il defunto. La ratio di tale indicazione si rinviene nel rispetto della solidarietà del vincolo familiare che, nel nostro sistema normativo, costituisce un principio cardine.(1)

2. Presupposti per l’apertura della successione legittima

Secondo quando disposto dall’art. 457 del codice civile, che contempla la circostanza della delazione dell’eredità, si fa luogo alla successione legittima se manca in tutto o in parte quella testamentaria, precisando, infine, che le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare i diritti che la legge riserva ai legittimari.
Con riferimento ai presupposti della successione legittima, essi possono essere riassunti nella misura che segue:

  • Morte del de cuius senza che abbia redatto testamento;
  • Rinvenimento di un testamento privo di disposizioni di carattere patrimoniale;
  • Testamento nullo, annullato, revocato o inefficace;
  • Testamento incompleto, ovvero che contiene disposizioni soltanto su alcune quote ereditarie (in tal caso, nel rispetto della legge, potrà sussistere una coesistenza tra successione testamentaria e successione legittima).

3. Chi sono gli eredi nella successione legittima

Gli eredi legittimi sono in prima battuta indicati dall’art. 565 del codice civile rubricato, appunto, “Categorie dei successibili”.
Ai sensi del predetto articolo, nella successione legittima l’eredità si devolve al coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell’ordine e secondo le regole indicate nel medesimo codice civile.
A questo punto, per meglio inquadrare i diritti successori dei singoli, è necessario allargare l’analisi alla concezione dei gradi di parentela secondo la legge italiana.

4. Eredità legittima: i gradi di parentela

Come anticipato nel paragrafo precedente, la categoria dei successibili è indicata generalmente dall’art. 565 c.c. ma, al fine di giungere ad una individuazione più analitica si suole far ricorso alla distinzione tra classi e ordini di aventi diritto a succedere.
Le classi individuate sono tre, ovvero:

  • Parenti;
  • Coniuge;
  • Stato.

All’interno di ogni classi, poi, si distinguono diversi ordini e, in base all’ordine, si raggiunge un rigoroso criterio di preferenza. Si pensi alla classe dei parenti, che è quella dotata di maggiori peculiarità ai fini dell’individuazione della prevalenza. Essa è dotata dei seguenti ordini:

  • Figli;
  • Genitori e ascendenti, fratelli e sorelle;
  • Parenti in linea collaterale dal terzo al sesto grado.

In questo caso, in base al valore del grado di parentela attribuito dalla legge, il parente prossimo avrà la preferenza su quello più lontano.

5. I figli adottivi nella linea di successione

Con il decreto legislativo n. 154 del 28 dicembre 2013(2) è stata definitivamente eliminata la differenziazione tra figli legittimi e figli naturali, rendendo di fatto pari diritti tra figli adottivi e figli naturali. Il predetto decreto, infatti, ha comportato la modifica della rubrica dell’art. 567 c.c. che è passata dalla denominazione “Successione dei figli legittimati adottivi” ad essere “Successione dei figli adottivi”.
Il secondo comma del predetto articolo del codice civile esclude i figli adottivi dalla successione dei parenti dell’adottante.

6. Ipotesi di successione legittima

Le macro-ipotesi di successione legittima sono disciplinate all’interno del titolo II del libro II del codice civile, intitolato “Delle successioni legittime”.
Da questa sezione è possibile ricavare la sorte del patrimonio di un soggetto deceduto senza che abbia prestato o testamento, ovvero che ne abbia redatto una privo dell’efficacia prevista ex lege.

6.1. Successione dei parenti legittimi

Secondo quanto indicato dagli artt. 566579 c.c., al padre e alla madre succedono tutti i figli in parti uguali, compresi eventuali figli adottivi.
In questo caso restano escluse tutte le successive categorie di parenti ad eccezione del coniuge.
Nell’ipotesi in cui il de cuius non abbia discendenti a succedere saranno i genitori o, in assenza, gli ascendenti.
I genitori o gli ascendenti, tra l’altro, concorrono con il coniuge superstite e con i fratelli del deceduto.
In assenza delle categorie di successibili fin qui elencate, subentrano gli altri parenti fino al sesto grado.

6.2. Successione dei figli non riconoscibili

L’art. 580 del codice civile disciplina l’ipotesi della successione verso i figli non riconoscibili. Intanto bisogna chiarire che in tale categoria rientrano:

  • Il nato da un rapporto incestuoso, privo dell’autorizzazione del giudice al riconoscimento come previsto dall’art. 251 c.c.;
  • Il nato non riconoscibile poiché il genitore non ha compiuto il sedicesimo anno di età, in assenza dell’autorizzazione del giudice al riconoscimento;
  • Infraquattordicenne non riconosciuto per assenza di consenso dell’altro genitore, per il quale non sia stata ancora data l’autorizzazione del Tribunale;
  • Figli per i quali il riconoscimento, anche se ammissibile, è in concreto inefficace in quanto manca il consenso del genitore che per prima lo ha riconosciuto, o l’autorizzazione del giudice che tiene luogo del consenso mancante, o l’assenso del figlio maggiori degli anni sedici;
  • Figli che rifiutano la costituzione dello status di filiazione.

Le ipotesi fin qui indicate riconducono, quindi, ai figli non riconoscibili. Ad essi spetta un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero avuto diritto se la filiazione fosse stata dichiarata o riconosciuta. Potranno altresì vedersi riconosciuta la capitalizzazione in denaro del predetto assegno, ovvero, a scelta degli eredi legittimi, in beni ereditari.

6.3. La successione del coniuge superstite

Per il coniuge superstite, in caso di apertura della successione, la legge prevede alcune “premure” speciali. Ad esso spetta infatti il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare ed al relativo uso dei mobili che la arredano. Oltre a questo specifici diritto, in caso di morte del coniuge, acquisisce la qualifica di:

  • Erede: acquisendo quindi l’intera proprietà, nel caso in cui il defunto non abbia figli, ascendenti o fratelli;
  • Coerede: quando dovrà concorrere con figli, ascendenti o fratelli nella suddivisione del patrimonio del de cuius.

In caso di divorzio i coniugi perdono il reciproco diritto successorio, purché la morte avvenga dopo l’annotazione della sentenza nei registri di stato civile. Alla stessa sorte andranno incontro in caso di separazione con addebito, purché sia avvenuta con sentenza passata in giudicato al momento della morte di uno degli ex coniugi. Viceversa, se non è stata addebitata al coniuge superstite, non comporta la diminuzione di diritti successori.
Tuttavia, se al momento dell’apertura della successione mortis causa, il coniuge divorziato o separato con addebito, godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto, successivamente alla morte potrà godere di un assegno vitalizio commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e numero degli eredi legittimi. Ad ogni modo, la somma dell’assegno vitalizio non potrà mai eccedere quanto in precedenza corrisposto per gli alimenti.

7. Rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità rientra tra i diritti dei successori legittimati. Così come previsto dall’art. 521 c.c., colui che rinunzia viene considerato come se non fosse mai stato chiamato e, il successivo articolo 522 c.c. prevede che nelle successioni legittime la parte di colui che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante, salvo il diritto di rappresentazione e salvo il disposto dell’ultimo comma dell’art. 571 c.c. Se il rinunziante è solo, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso egli mancasse.

8. La successione dello Stato

Ai sensi dell’articolo 586 c.c., in caso di vacatio ereditaria, ovvero della totale assenza di un successore rientrante nelle categorie indicate dal codice civile, lo Stato potrà acquisire l’eredità di un cittadino della repubblica italiana.
La successione allo Stato delle sostanze del de cuius presenta le seguenti caratteristiche:

  • Avviene di diritto, senza accettazione, per il solo fatto della mancanza di altro successore a far data dall’apertura della successione;
  • Lo Stato è ritenuto dalla legge “erede necessario” e, pertanto, non è dotato del diritto di rinuncia;
  • Lo Stato non risponde dei debiti in misura superiore al valore dei beni acquisiti con l’eredità.

9. Quote successione legittima: la tabella

Come ampiamente argomentato nei paragrafi precedenti, la successione legittima varia in base al diverso rapporto di parentela che intercorre tra il defunto e i chiamati all’eredità in ragione del diritto di successione.
Le quote di successione, quindi, variano in base al numero dei cosiddetti “delati” che dovranno concorrere alla suddivisione del patrimonio.
Essendo il computo delle quote di successione legittima estremamente variabile, si riporta di seguito una tabella riepilogativa.

TABELLA SUCCESSIONE LEGITTIMA

SUCCESSORI QUOTA EREDITARIA
Coniuge o unito civilmenteSolo → tutta l’eredità;
– Con un figlio → 1/2 eredità;
– Con più figli → 1/3 eredità;
– Senza figli in concorso con fratelli e sorelle o ascendenti → 2/3 eredità.
Figlio unicoSolo → tutta l’eredità;
– In concorso con un genitore → 1/2 eredità.
Due o più figli– Da soli → tutta l’eredità divisa in parti uguali;
– In concorso con un genitore → 2/3 dell’eredità in parti uguali.
Genitori (in assenza di figli)– Da soli → tutta l’eredità. Se ne sopravvive soltanto uno, a questi andrà l’intera eredità;
– Se in concorso con il coniuge del figlio/a deceduto/a → 1/3 dell’eredità;
– Se in concorso con fratelli e sorelle → suddivisione in parti uguali.
Ascendenti (assenza di genitori e figli del de cuius)– In concorso con il coniuge → ½ agli ascendenti della linea paterna e ½ agli ascendenti della linea materna (con prevalenza dei gradi più vicini su quelli più lontani);
– Se in concorso con fratelli e sorelle → 1/3 dell’eredità spetta agli ascendenti la quota che sarebbe spettata al genitore superstite;
– Se concorrono sia con il coniuge che con fratelli e sorelle → ascendenti e fratelli e sorelle del defunto si dividono la quota di 1/3 dell’eredità. Agli ascendenti è tuttavia assicurato un minimo di 1/4.
Fratelli e sorelleSoli → tutta l’eredità in parti uguali. I fratelli e le sorelle unilaterali (figli della stessa madre e diverso padre – viceversa) conseguono la metà di quanto conseguono i figli germani (figli degli stessi genitori);
– In concorso con i genitori → l’eredità si divide in parti uguali tra tutti, ma i genitori hanno almeno diritto alla metà dell’eredità. Se i genitori non succedono la quota che sarebbe loro spettata si devolve agli ascendenti;
– In concorso con il coniuge → 1/3 dell’eredità;
– In concorso con il coniuge e con gli ascendenti → fratelli, sorelle e ascendenti si dividono la quota di 1/3 dell’eredità, ma agli ascendenti è riservato almeno ¼ della stessa..

10. Differenza tra successione legittima e dei legittimari

A causa della somiglianza tra i termini spesso ci si confonde tra successione legittima e successione dei legittimari. Al fine di chiarire ogni dubbio sul punto occorre precisare che:

  • La successione legittima → si apre in favore degli eredi legittimi quando manchi il testamento o quando sussista una delle altre cause che lo rendono privo di ogni valenza;
  • La successione dei legittimari → consiste anch’essa in un modo di successione ex lege, ma non costituisce un modo autonomo di vocazione o successione.

Altra importante distinzione si trova nell’oggetto dell’eredità, in quanto, mentre nel caso della legittima l’oggetto è rappresentato soltanto dal relictum, ovvero dai beni ricadenti nella disponibilità del defunto al momento della morte, nel caso dei legittimari l’oggetto dell’eredità, oltre ad essere rappresentato dal relictum, è rappresentato anche dal donatum, ovvero dai beni che il de cuius ha donato mentre era in vita.

11. Pronunce Corte di Cassazione

In caso di lesione della quota di legittima, il legittimario, pur potendo eliminare la lesione attraverso la sola collazione, può altresì esercitare contestualmente l’azione di riduzione verso il coerede donatario, atteso che soltanto l’accoglimento di tale domanda può assicurargli l’assegnazione dei beni in natura, sia attraverso il subentro nella comunione ereditaria quando la disposizione testamentaria lesiva non riguardi singoli beni, sia attraverso il subentro nella comunione di singoli beni, come dimostrato dall’art. 560 c.c., che, nel disciplinarne lo scioglimento, prevede, in via preferenziale, la separazione della parte di bene necessaria per soddisfare il legittimario e, in caso di impossibilità della separazione in natura e dunque di non comoda divisibilità del bene, l’applicazione dei criteri preferenziali specificamente individuati dal comma 2, in deroga a quelli di carattere generale di cui all’art.720 c.c.. Corte di Cassazione Civile, sez. II, sentenza n. 39368 del 10 dicembre 2021

Mentre la riduzione sacrifica i donatari nei limiti di quanto occorra per reintegrare la legittima lesa ed è quindi imperniata sul rapporto fra legittima e disponibile, la collazione, nei rapporti indicati nell’art. 737 c.c., pone il bene donato, in proporzione della quota ereditaria di ciascuno, in comunione fra i coeredi che siano il coniuge o discendenti del “de cuius”, donatario compreso, senza alcun riguardo alla distinzione fra legittima e disponibile. Nondimeno, il rilievo che la collazione può comportare di fatto l’eliminazione di eventuali lesioni di legittima, consentendo agli eredi legittimi di conseguire nella divisione proporzioni uguali, non esclude che il legittimario possa contestualmente esercitare l’azione di riduzione verso il coerede donatario, atteso che solo l’accoglimento di tale domanda assicura al legittimario leso la reintegrazione della sua quota di riserva con l’assegnazione di beni in natura, privando i coeredi della facoltà di optare per l’imputazione del relativo valore. Al contempo, e in modo speculare, deve riconoscersi che l’azione di riduzione, una volta esperita, non esclude l’operatività della collazione con riguardo alla donazione oggetto di riduzione, fermo restando che mentre la collazione, ove richiesta in via esclusiva, comporta il rientro del bene donato nella massa, senza riguardo alla distinzione fra legittima e disponibile, nel caso di concorso con l’azione di riduzione essa interviene in un secondo tempo, dopo che la legittima sia stata reintegrata, al fine di redistribuire l’eventuale eccedenza, e cioè l’ulteriore valore della liberalità che esprime la disponibile. Corte di Cassazione Civile, sez. II, sentenza n. 28196 del 10 dicembre 2020

In tema di legato in sostituzione di legittima, ove questo abbia ad oggetto il diritto di usufrutto ed il beneficiario muoia prima di averlo accettato, la facoltà di rinunziarvi, quale potere inerente al rapporto successorio in atto, non esauritosi con il definitivo conseguimento del legato, si trasmette all’erede del legatario, divenuto titolare “iure hereditatis” dell’azione di riduzione; né rileva, in senso contrario, che l’erede medesimo non possa subentrare nel diritto già acquistato dal proprio dante causa, potendo egli comunque scegliere se renderlo definitivo, assumendo su di sé obblighi ed eventuali diritti nascenti dall’estinzione dell’usufrutto ovvero rinunciarvi, in tal modo assolvendo all’onere cui è subordinata l’azione di riduzione. Corte di Cassazione Civile, sez. VI-II, ordinanza n. 17861 del 27 agosto 2020

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