Rito del lavoro o processo del lavoro

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Il rito del lavoro consiste in quel genere di processo che viene utilizzato, in ambito civile, per dirimere le questioni che hanno ad oggetto, appunto, i rapporti lavorativi e i rapporti di previdenza ed assistenza obbligatori.
Il processo del lavoro è assoggettato, ai sensi del nostro codice di procedura civile, ad una specifica e peculiare disciplina che è stata improntata sui principi di conciliazione e di celerità.
La disciplina generale è prevista dall’art. 409 c.p.c.. I successivi articoli, individuano gli iter processuali che dovranno essere seguiti.

1. Cenni generali sul rito del lavoro

Il processo del lavoro è stato oggetto di grande evoluzione nel corso della storia del nostro ordinamento giuridico.
Una forte e importante innovazione da un punto di vista strettamente tecnico-processuale ci è stata data dalla legge 533 del 1973 che ha reimpostato l’intera procedura su criteri di:

  • Rapidità processuale: riduzione dei termini fra ricorso e prima udienza;
  • Prevalenza espositiva orale: solo l’atto introduttivo al processo deve essere redatto per iscritto, il resto dovrà essere discusso oralmente in udienza;
  • Maggiore autonomia istruttoria per il giudice del lavoro: ampliamento dei poteri istruttori;
  • Concentrazione degli atti.

L’introduzione generale a questa tipologia di rito, ci viene fornita dall’art. 409 del codice di procedura civile, che è stato modificato proprio dalla l. 533/1973. Il predetto articolo, infatti, chiarisce tutte le tipologie dei rapporti di lavoro per i quali, in caso di controversia giudiziale, debba essere applicato il processo del lavoro.
Il lavoro rappresenta un istituto molto importante per la nostra costituzione, che ha imposto una disciplina volta a dare ampia tutela al lavoratore.

2. Il principio del tentativo di conciliazione nel rito del lavoro

Con il decreto legislativo 80 del 1998 è stata introdotta l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione prima dell’inizio delle attività processuali. L’art. 410 del codice di procedura civile, infatti, prima dell’emanazione del predetto decreto, prevedeva che l’istituto della conciliazione avesse solo carattere facoltativo.
Dal 1998, quindi, la conciliazione diventa una condizione essenziale di procedibilità per l’azione giudiziale e l’art. 410 c.p.c. viene modificato con l’introduzione obbligatoria di:

  • Procedure di conciliazione previste da contratti o accordi collettivi;
  • O, in alternativa, conciliazione da esperirsi presso la commissione di conciliazione nella cui circoscrizione si trova l’azienda.

In ragione, degli scarsi risultati conciliativi ottenuti, con la l. 183/2010 il tentativo di conciliazione torna ad assumere un carattere facoltativo o alternativo rispetto all’azione giudiziaria.
La medesima legge ha introdotto, tra l’altro, la possibilità di introdurre nel contratto di lavoro delle clausole compromissorie che rinviano, per la risoluzione di una eventuale controversia, alla procedura di arbitrato prevista dall’art. 412 quater c.p.c.

3. La competenza nel processo del lavoro

L’art. 413 c.p.c. disciplina la competenza processuale per la risoluzione delle controversie di lavoro; il giudice competente per materia individuato dall’ordinamento vigente è il giudice del lavoro. Ogni tribunale, infatti, è dotato di una apposita sezione lavoro ove vengono introdotte tutte le controversie in primo grado.
In ragione della competenza per territorio, invece, il giudice viene individuato in base alla circoscrizione in cui è sorto il rapporto lavorativo, o il tribunale del circondario dove si trova l’azienda.

4. Fase introduttiva del processo del lavoro

L’atto necessario all’introduzione del rito del lavoro è il ricorso disciplinato dall’art. 414 del codice di procedura civile, il quale prevede che questo strumento giuridico debba contenere:

  • L’indicazione del giudice;
  • Generalità del ricorrente e del convenuto;
  • Indicazione chiara dell’oggetto della domanda;
  • Esposizione dei fatti e motivi di diritto per cui è richiesta la domanda;
  • Indicazione dei mezzi di prova.

4.1 Deposito del ricorso del lavoro e successiva notifica

Trattandosi di ricorso, e non di citazione, non vi è la preventiva notifica della vocatio in ius (chiamata in causa) alla controparte. Infatti, il primo passaggio previsto è che il ricorso, redatto nelle forme previste dall’art. 414 c.p.c., venga depositato direttamente presso la cancelleria del giudice competente. Quest’ultimo, nel termine di 5 giorni dalla data del deposito, dovrà, con decreto, indicare la data di udienza.
Per conciliare il principio di celerità del procedimento del lavoro l’art. 415 c.p.c. prevede che la prima udienza debba essere fissata entro 60 giorni a far data dal deposito del ricorso. L’attore dovrà poi notificare il ricorso e il successivo decreto, alla controparte, entro 10 giorni dall’emanazione di quest’ultimo.

4.2 La costituzione del convenuto

Il chiamato in causa è tenuto a costituirsi almeno dieci giorni prima dell’udienza indicata nel decreto. A tal fine, il convenuto, ai fini di una corretta costituzione in giudizio, è tenuto a depositare memoria difensiva almeno 10 giorni prima della udienza presso la cancelleria del giudice che ha emesso il decreto.
Nella medesima memoria costitutiva, nel rito del lavoro, devono essere proposte, a pena di decadenza, le eventuali domande riconvenzionali. Vi dovrà essere altresì una chiara esposizione circa i fatti oggetto di causa e, sempre a pena di decadenza, l’indicazione dei mezzi di prova di cui la parte intende avvalersi.
In caso di domanda riconvenzionale, il convenuto deve chiedere nella stessa memoria che il giudice fissi una nuova udienza di comparizione in modifica a quella prevista dall’originario decreto. Il nuovo decreto di fissazione udienza dovrà poi essere notificato, insieme alla comparsa di costituzione, all’attore sempre entro dieci giorni dall’emanazione del decreto.

4.3 Udienza di discussione

L’udienza di discussione della causa, nel processo del lavoro, costituisce un passaggio molto delicato dell’intero procedimento. In questa sede, infatti, il giudice ha la facoltà di interrogare liberamente le parti ed è tenuto ad esperire il tentativo di conciliazione. Per tentare di facilitare la conciliazione è previsto che, alla prima udienza, le parti debbano comparire personalmente.
La l. 183/2010 ha introdotto anche la possibilità, mediante l’art. 420 c.p.c., che il giudice possa formulare una proposta transattiva per le parti.
Sempre nel corso della medesima udienza è previsto che le parti possano modificare le domande ma non possano proporne di nuove.

4.4 Fase istruttoria

Rifacendosi al principio di oralità, fatta eccezione della comparsa di costituzione, il prosieguo della vicenda giudiziaria non prevede l’ulteriore elaborazione di memorie difensive. Infatti, dopo la prima udienza, la causa procede per l’articolazione dei mezzi istruttori, che possono essere soltanto quelli indicati dalle parti nei propri scritti iniziali, ovvero possono essere disposti direttamente per iniziativa del giudice.
L’ipotesi di iniziativa istruttoria del giudice costituisce altra singolare peculiarità di questa tipologia processuale. Egli infatti, è munito di ampia facoltà discrezionale in merito all’utilizzo e alla ricerca delle prove. Può, infatti, in ossequio alle disposizioni previste dall’art. 421 c.p.c.:

  • Disporre in qualsiasi momento del processo ogni mezzo di prova;
  • Disporre l’accesso sul luogo di lavoro e l’esame di testimoni sullo stesso luogo;
  • Ordinare la comparizione di parti in realtà incapaci di testimoniare;
  • Chiedere informazioni e pareri alle associazioni sindacali di categoria.

4.5 Fase conclusionale e sentenza

All’esito della fase istruttoria, poi, il giudice invita le parti alla definitiva discussione orale, al termine della quale ogni parte coinvolta precisa le proprie conclusioni.
Nella stessa ultima udienza il giudice del lavoro è obbligato, ex art. 429 c.p.c., a pronunciare sentenza attraverso la lettura del dispositivo. Se nella predetta udienza non viene effettuata la lettura del dispositivo, la successiva sentenza dovrà ritenersi nulla.
La sentenza completa delle motivazioni potrà essere, invece, depositata nei 15 giorni successivi alla lettura del dispositivo (430 c.p.c.).
Dalla celerità prevista dal nostro ordinamento su questa ultima fase processuale, si evince con estrema chiarezza l’intento del legislatore di garantire la risoluzione delle controversie in materia di lavoro nel minor tempo possibile.

5. Appello alla sentenza emessa dalla sezione lavoro

Infine, l’articolo 433 del nostro codice di procedura civile, prevede che l’impugnazione della sentenza emessa con il rito del lavoro, del tribunale competente, debba avvenire dinanzi alla corte di appello territorialmente competente.

6. Esecutività della sentenza del giudice del lavoro

In ragione della esecutività della sentenza occorre effettuare una netta distinzione in base alla parte che risulti vittoriosa. Infatti, se la parte vittoriosa è:

  • Il lavoratore: per i crediti derivanti dal contratto di lavoro, si può procedere alla fase esecutiva già soltanto con il dispositivo della sentenza comunicato alle parti in ultima udienza;
  • Il datore di lavoro: la sentenza per assumere i caratteri di esecutività è soggetta alle disposizioni previste per le cause ordinarie.

La divergenza tra lavoratore e datore di lavoro illustrata qui sopra, fa emergere la volontà del nostro ordinamento giuridico, di inquadrare il lavoratore come parte debole e, quindi, come quella parte meritevole di maggior protezione e tutela.

7. Cause in materia di assistenza e previdenza obbligatorie

Sono assoggettate al rito del lavoro anche le cause riguardanti:

  • Assicurazioni sociali;
  • Infortuni sul lavoro;
  • Malattie professionali;
  • Assegni familiari;
  • Mancata applicazione di ogni altra norma che di previdenza e assistenza obbligatoria.

Inoltre, è competente il giudice del lavoro anche per le cause riguardanti:

  • Invalidità civile;
  • Cecità civile;
  • Sordità civile;
  • Handicap;
  • Assegno di invalidità;
  • Accompagnamento.

Per queste ultime ipotesi, al fine di rendere più celere e “filtrato” il contenzioso nascente tra l’inps e i cittadini è previsto, dal 2011, l’accertamento tecnico preventivo obbligatorio  (445 bis c.p.c.) per la verifica delle condizioni sanitarie dei richiedenti.

Tabella Consuntiva

n.Fasi del rito del Lavoro
1Successivamente all’apertura della controversia vi è la possibilità di conciliarsi stragiudizialmente o iniziare il giudizio con il deposito del ricorso.
2Nel caso in cui si prosegua in giudizio, successivamente al deposito del ricorso il giudice fissa la data della prima udienza entro 5 gg. con apposito decreto.
3Dopo 10 giorni dalla notifica del decreto il ricorrente notifica il ricorso ed il decreto con apposita relata di notifica entro il termine massimo di 30 giorni.
4La parte chiamata in causa deve costituirsi almeno 10 gg prima della data della prima udienza.
5Dopo l’udienza di comparizione della parti si procede con l’udienza di discussione (art. 420 c.p.c.).
6Arrivati al termine dell’ultima udienza il Giudice può:
a) Iniziare l’istruzione probatoria;
b) Fissare l’udienza per precisare le sue conclusione e leggere la sentenza completa che verrà resa pubblica entro 15 gg.

Analisi delle fasi del rito del lavoro

Note

  1. Manuale del processo del lavoro Di Giuseppe Tarzia;
  2. Rilievi critici al Progetto Foglia di riforma del processo del lavoro

Codici e leggi

CEDU (Convenzione Europea dei Diritti Umani)

Codice Ambiente

Codice Antimafia

Codice Civile

Codice Crisi d’Impresa

Codice dei Beni Culturali

Codice dei Contratti Pubblici

Codice del Consumo

Codice del Terzo Settore

Codice del Turismo

Codice dell’Amministrazione Digitale

Codice della Navigazione

Codice della Strada

Codice delle Assicurazioni

Codice delle Comunicazioni Elettroniche

Codice di Procedura Civile

Codice di Procedura Penale

Codice Giustizia Contabile

Codice Penale

Codice Processo Amministrativo

Codice Processo Tributario

Codice Proprietà Industriale

Codice Rosso

Costituzione

Decreto Cura Italia

Decreto Legge Balduzzi

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Disposizioni attuazione Codice Civile e disposizioni transitorie

Disposizioni di attuazione del Codice di Procedura Civile

Disposizioni di attuazione del Codice Penale

DPR 445 – 2000

GDPR (679/2016)

Legge 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili)

Legge Basaglia

Legge Bassanini

Legge Di Bella

Legge Diritto d’Autore

Legge Equo Canone

Legge Fallimentare

Legge Gelli-Bianco

Legge Mediazione

Legge Pinto

Legge sul Divorzio

Legge sul Processo Amministrativo

Norme di attuazione del Codice di Procedura Penale

Preleggi

Statuto dei Lavoratori

Statuto del Contribuente

Testo Unico Bancario

Testo Unico Edilizia

Testo Unico Enti Locali

Testo Unico Espropri

Testo Unico sull’immigrazione

Testo Unico Imposte sui Redditi

Testo Unico Iva

Testo Unico Leggi Pubblica Sicurezza

Testo Unico Sicurezza Lavoro

Testo Unico Stupefacenti

Testo Unico sul Pubblico Impiego

Altre leggi