Responsabilità genitoriale

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La responsabilità genitoriale è prevista dall’art. 316 del codice civile e prevede una responsabilità paritaria tra madre e padre del figlio minore. Gli oneri genitoriali indicati dalla legge ruotano intorno all’istruzione, al mantenimento e all’educazione dei figli.

1. Previsione normativa

Come già accennato nella parte introduttiva, è l’articolo 316 c.c. che chiarisce le linee generali sulla responsabilità genitoriale. In buona sostanza, ai sensi del predetto articolo:

– La responsabilità genitoriale viene esercitata di comune accordo da entrambi i genitori;
– I genitori dovranno avere riguardo di quelle che sono le inclinazioni naturali e le aspirazioni dei propri figli;
– In caso di disaccordo tra i genitori, su questioni di rilevante importanza che riguardano il proprio figlio, può essere chiesto l’intervento del giudice.

Da un punto di vista economico, i genitori sono tenuti a contribuire al mantenimento dei figli in ragione della propria capacità reddituale.
In caso di mancate capacità reddituali da parte di entrambi i genitori, dovranno essere gli ascendenti a fornir loro i mezzi necessari affinchè possano adempiere i loro doveri. Quest’ultima previsione è contenuta nell’art. 316 bis c.c.

2. La rappresentanza e l’amministrazione dei beni del figlio

Il successivo articolo 320 c.c. prevede al primo comma che i genitori congiuntamente, o chi di essi esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, rappresentano i figli nati e nascituri, fino alla maggiore età o all’emancipazione, in tutti gli atti civili e ne amministrano i beni.
Qualora si riscontri una mala gestio genitoriale sull’amministrazione dei beni del figlio, il tribunale ha la facoltà di indicare le condizioni amministrative a cui i genitori dovranno attenersi.
Il tribunale ha altresì la facoltà di rimuovere uno o entrambi dall’amministrazione dei beni del figlio e, nel caso in cui vengano rimossi entrambi, il giudice dovrà provvedere alla nomina di un curatore.

3. Limiti alla rappresentanza del figlio

Sebbene il primo comma dell’art. 320 c.c. prevede la rappresentanza dei genitori, il terzo comma delinea entro quali limiti debba essere esercitato tale potere. I genitori, infatti, non possono:

– Alienare, ipotecare o dare in pegno i beni pervenuti al figlio a qualsiasi titolo, accettare o rinunciare all’eredità o legati, accettare donazioni e procedere allo scioglimento delle comunioni, contrarre mutui o locazioni ultranovennali o compiere altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione;
– Riscuotere capitali senza l’autorizzazione del giudice tutelare che ne dovrà altresì determinare l’impiego;
– Continuare un esercizio di impresa commerciale senza ricevere autorizzazione del tribunale.

Sempre il medesimo articolo prevede, infine, la figura del curatore speciale nel caso in cui sorga un conflitto di interessi tra figli o tra figli e genitori.

4. Usufrutto sui beni dei figli minori

I genitori hanno in comune tra loro l’usufrutto dei beni del figlio finchè quest’ultimo non giunga ad emancipazione o maggiore età. I frutti eventualmente percepiti dai beni intestati al figlio minore, potranno essere utilizzati per il mantenimento della famiglia o per l’istruzione ed educazione dei figli.
Non tutti i beni vengono automaticamente assoggettati all’usufrutto dei genitori del minore. Infatti, sono esclusi dall’usufrutto legale:

– I beni acquistati dal minore con i guadagni derivanti da una propria attività lavorativa;
– I beni lasciati o donati al figlio per consentirgli di intraprendere una carriera, un’arte o una professione.
– I beni lasciati o donati con la condizione che i genitori esercenti la responsabilità genitoriale o uno di essi non ne abbiano l’usufrutto;
– I beni pervenuti al figlio per eredità, legato o donazione e accettati nell’interesse del figlio contro la volontà dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale.

5. La decadenza della responsabilità genitoriale

La legge prevede specifiche circostanze che comportano la decadenza della potestà genitoriale. La decadenza potrà essere pronunciata dal giudice nel caso in cui, viola o trascura i doveri ad essa inerenti, oppure nel caso in cui abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.
La decadenza sancita dal giudice non ha carattere definitivo. Infatti, qualora dovesse emergere il venir meno delle circostanze che hanno condotto il giudice a disporre la decadenza, quest’ultima può essere revocata.
In via “naturale”, invece, la responsabilità genitoriale decade con il raggiungimento della maggiore età da parte del figlio.

6. Responsabilità per i debiti del figlio

Molti si chiedono se i debiti contratti dal figlio possano ricadere sui genitori. Alla luce di quanto fin qui descritto, la risposta diventa semplice. Il creditore del figlio minore potrà soddisfare la propria posizione aggredendo direttamente il patrimonio dei genitori, sia che questi abbiano optato per la separazione dei beni, sia che abbiano optato per la comunione.
Secondo giurisprudenza costante, i genitori restano responsabili dei debiti contratti dal figlio minore anche dopo il raggiungimento della maggiore età. Quel che conta in questo caso è l’età del figlio nel momento in cui ha contratto il debito, e non il momento in cui il creditore avanza azioni giudiziarie volte al recupero del proprio credito.

Note