Il processo civile: istruzione e trattazione

Dopo aver verificato in sede di prima udienza l’assenza di vizi che comporterebbero la nullità o la rinnovazione della chiamata in causa, il processo civile prosegue entrando nel vivo del procedimento attraverso l’istruzione e la trattazione della causa.

1. Istruzione della causa

L’istruzione della causa apre la seconda fase del processo, ovvero quella parte che sussegue la fase introduttiva e precede quella conclusionale. È la parte che, a seconda delle caratteristiche della causa, “occupa” la maggior parte dell’intero processo.
La fase istruttoria si articola in due attività:

  • Trattazione della causa: in questa attività viene determinata con esattezza la materia del contendere insieme alle domande, eccezioni e difese proposte dalle parti. Infatti, una volta entrati nella fase dell’istruzione probatoria, non sarà più possibile modificare né la domanda, né le ragioni poste a fondamento della stessa;
  • Istruzione probatoria: questa attività consiste, da un punto di vista prettamente tecnico, nella parte più impegnativa. Durante questa attività vengono valutati e vagliati i mezzi prova avanzati dalla parti in causa. Non è una attività obbligatoria, in quanto, può essere che per la trattazione della causa sia sufficiente trattare solo questioni di diritto. Tuttavia, tale ultima ipotesi, si verifica nella pratica molto raramente.

2. Il giudice istruttore

La direzione del procedimento istruttorio è affidata al giudice istruttore. I suoi doveri sono indicati dagli artt. 174 e 175 c.p.c.
Il giudice istruttore deve presenziare sempre nello svolgimento della fase di istruzione del processo ordinario e, in caso di tribunale in composizione monocratica, deciderà anche l’esito della causa.

2.1. I poteri del giudice istruttore

Per l’art. 174 c.p.c. il giudice istruttore deve provvedere all’istruzione della causa e alla relazione al collegio e non potrà essere assolutamente sostituto se non per assoluto impedimento.
Per il successivo art. 175 c.p.c. il giudice dovrà esercitare tutti i suoi poteri affinché lo svolgimento del processo risulti il più veloce e leale possibile. È suo compito, quindi, quello di fissare le udienze successive alla prima ed indicare entro quali termini le parti debbano compiere i successivi atti processuali.

2.2. I provvedimenti e le ordinanze istruttorie

Il giudice, in generale, può adottare tre tipi di provvedimenti, ovvero: l’ordinanza, il decreto e la sentenza.
In questa fase, il provvedimento tipico del giudice istruttore è costituto dall’ordinanza. L’ordinanza, generalmente, non assume un carattere decisorio, bensì di indirizzo processuale.
Normalmente l’ordinanza viene emessa in udienza e, per tale motivo, si intende immediatamente conosciuta dalle parti. È tuttavia possibile che l’ordinanza venga emessa al di fuori dell’udienza e, in tal caso, sarà cura della cancelleria la comunicazione alle parti.

3. Trattazione della causa

L’udienza di trattazione, come già accennato in precedenza, rappresenta il primo momento in cui le parti presenziano dinanzi al giudice.
All’udienza di trattazione della causa il giudice indica le questioni processuali rilevabili d’ufficio e delle quali ne ritiene opportuna la trattazione oltre a chiedere eventuali chiarimenti sulla base dei fatti che sono stati allegati dalle parti e stabilisce quali siano i mezzi prova ammissibili indicati dalle parti nei propri scritti introduttivi.
Al termine dell’attività istruttoria, il giudice rimette la causa alla fase decisoria.

Note

  1. “L’introduzione della causa civile: analogie e differenze nei vari riti” di Vito Amendolagine – Giuffrè Editore
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