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Omicidio (o delitto) preterintenzionale

Il secondo comma dell’articolo 43 del codice penale esprime una definizione generica sull’omicidio preterintenzionale, stabilendo che “..è preterintenzionale, o oltre l’intenzione, quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente..”.
Sebbene il predetto comma si riferisca al delitto e non all’omicidio, nella pratica questo criterio di imputazione trova applicazione soltanto nel reato dell’omicidio preterintenzionale.

 

1. L’omicidio preterintenzionale secondo il codice penale

È l’art. 584 c.p. a disciplinare siffatta ipotesi di reato. Lo stesso infatti prevede che “chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dagli artt. 581 e 582 cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni”.
Gli articoli 581 e 582 del codice penale sono quelli che fanno rispettivamente riferimento ai delitti di percosse e lesioni.

La decisione sui reati rientranti nell’ipotesi di omicidio preterintenzionale è demandata alla Corte d’assise che è a sua volta composta da due giudici del tribunale, oltre alla compresenza di sei giudici popolari (ovvero estratti dalla società civile).

2. Analisi della condotta nell’ipotesi di omicidio preterintenzionale

Tra gli elementi costituenti il reato in esame, quello da analizzare con maggiore attenzione è la condotta. È dalle concrete modalità della condotta, infatti, che dovrà desumersi se, in realtà, la volontà del soggetto agente era quella di realizzare il reato meno grave, ovvero aveva la sola intenzione di commettere il delitto di percosse e lesioni personali.

Nel caso della preterintenzione, è altresì importante accertare che il soggetto prima di compiere i reati meno gravi indicati dall’art. 584 c.p. non abbia in alcun modo accettato l’ipotesi che comunque dalla sua condotta potesse scaturire il più grave reato di omicidio (in tal caso si tratterebbe di dolo eventuale e, quindi, omicidio volontario).

2.1 Esempio di omicidio preterintenzionale

Un esempio che può ben raffigurare la presenza del delitto in esame è quello in cui un soggetto inizia ad avere una colluttazione, con altro soggetto e, quest’ultimo, dopo aver ricevuto un pugno, scivola e sbatte la testa su un gradino circostante e, per tale ultimo evento, perde la vita.

Dall’esempio appena prospettato, emerge con chiarezza l’intento di voler commettere i reati di percosse e lesioni da parte del soggetto agente (che diventa imputato ex art. 584 c.p.). Ma il fatto che la vittima del reato sia morta per il caso fortuito di aver sbattuto la testa dopo essere accidentalmente scivolata, fa rientrare la fattispecie delittuosa nell’ipotesi di omicidio preterintenzionale.

3. Pena prevista in caso di omicidio preterintenzionale

In siffatta ipotesi di omicidio la pena generale prevista è inferiore rispetto al caso di omicidio colposo o doloso. La pena applicabile, infatti, va dai 10 ai 18 anni di reclusione.
Vi sono poi specifiche previsioni di circostanze aggravanti che possono fare lievitare la pena fino alla metà.
La valutazione delle circostanze aggravanti viene rimessa al giudizio della Corte di Assise.

4. Casi di preterintenzione diversi dalle lesioni e dalle percosse

L’art. 586 c.p., infine, “allarga” allarga la categoria dell’omicidio preterintenzionale anche all’ipotesi in cui “.. da un fatto previsto dalla legge come delitto doloso deriva, quando la conseguenza non voluta dal colpevole, la morte o la lesione della persona, si applicano le disposizioni dell’art. 83 c.p. ..”.

Anche in questo caso, quindi, viene cagionata la morte di un soggetto, solo che la condotta posta in essere non rientra tra quelle previste dagli artt. 581 e 582.

Un esempio concreto, in tal senso, si può raffigurare pensando al soggetto agente che provoca un incendio ad una abitazione inconsapevole del fatto che all’interno della stessa vi sia un altro soggetto che, a seguito dell’evento, perde la vita. In una ipotesi del genere, dalla commissione di un reato diverso dalle percosse o delle lesioni, viene comunque cagionata la morte ad altro individuo senza che possa essere addebitata, al soggetto agente, alcuna responsabilità di carattere doloso o colposo.

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