Obbligazione in diritto: breve guida legale

In diritto privato l’obbligazione costituisce un preciso dovere giuridico in ragione del quale un soggetto, ovvero il debitore, è tenuto ad espletare una prestazione di carattere patrimoniale al fine di soddisfare l’interesse di un altro soggetto, ovvero il creditore.
Si tratta di un istituto dotato di moltissime peculiarità che saranno, di seguito, oggetto di approfondita trattazione.

1. Cenni generali

L’istituto dell’obbligazione non trova una precisa definizione in qualche articolo del codice civile, tuttavia, ad esso, è dedicato l’intero libro quarto, che ha per titolo “delle obbligazioni”.
Come accennato nella parte introduttiva, quindi, essa consiste in quel rapporto giuridico in virtù del quale un soggetto è obbligato ad eseguire una prestazione nei confronti di un altro soggetto.
Il nostro ordinamento prevede diversi tipi di obbligazione a seconda dell’oggetto e dei soggetti.

2. Elementi dell’obbligazione

Elementi costitutivi dell’obbligazione sono il debito da un lato e il credito dall’altro.

2.1 Il debito

Il debito viene individuato nella posizione giuridica passiva del rapporto obbligatorio e il suo oggetto consiste nel dovere di adempiere una determinata prestazione.
L’elemento essenziale dell’obbligazione si rinviene nel vincolo giuridico e, per il caso del debito, tale vincolo indica al debitore la necessità di agire in funzione della pretesa del creditore di ottenere la prestazione.
Se la prestazione oggetto dell’obbligazione viene a mancare, per l’effetto del disposto dell’art. 2740 c.c., il debitore risponderà dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri.
L’inadempimento, quindi, esporrà il patrimonio del debitore alle pretese satisfattive del creditore.

2.2 Il credito

In senso opposto, il credito consiste nel diritto all’adempimento, ovvero alla pretesa del creditore di ottenere la prestazione pattuita.
Si tratta di un diritto soggettivo, caratterizzato essenzialmente dal fatto che esso può essere fatto valere soltanto ad un soggetto determinato, quindi il debitore, e che, così come disposto dall’art. 1174 c.c., la prestazione deve avere carattere patrimoniale, ovvero dovrà essere suscettibile di valutazione economica.

3. Oggetto dell’obbligazione: la prestazione

Così come indicato dall’art. 1174 codice civile, la prestazione costituisce l’oggetto dell’obbligazione. La fonte della prestazione può consistere nel dare o fare oppure nel non fare.
A sua volta la prestazione pattuita dovrà essere dotata dei seguenti requisiti:

  • Patrimonialità: la prestazione dovrà essere valutabile da un punto di vista economico e, quindi, quantificabile in una somma di denaro che ne rappresenti il valore;
  • Possibilità: si tratta di un requisito previsto per i contratti dall’art. 1346 c.c. ma vale anche per l’obbligazione. L’impossibilità temporanea non implica l’esistenza dell’obbligazione (si pensi alla prestazioni per cose future ex. art. 1348 c.c.);
  • Liceità: non dovrà essere contraria a norme di legge, all’ordine pubblico e al buon costume;
  • Determinatezza o determinabilità: dovrà essere determinabile dall’inizio o, comunque, dovrà essere ragionevolmente determinabile durante la sua esecuzione.

4. Fonti dell’obbligazione

Secondo l’articolo 1173 codice civile la fonte dell’obbligazione si rinviene da quel fatto giuridico che scaturisce il rapporto obbligatorio tra debitore e creditore. Esso può derivare da:

  • Contratto;
  • Fatto illecito;
  • Altro fatto idoneo a produrre il rapporto.

Queste fonti possono essere a loro volta suddivise in fonti negoziali e fonti non negoziali

FONTI NEGOZIALIContratto
Promessa unilaterale
FONTI NON NEGOZIALIFatto illecito dal quale consegue un diritto al risarcimento del danno ex art. 2043 c.c.
Circostanze di fatto (es. gestione di affari altrui)
Contatto sociale ovvero quando due o più soggetti entrando in contatto tra loro generando obblighi volti a garantire la tutela degli interessi che sono emersi in occasione del contatto stesso

5. Il dovere di correttezza

Il dovere di correttezza costituisce un principio cardine, in un rapporto di obbligazione, sancito direttamente dall’art. 1175 c.c.
Un dovere che dovrà, quindi, essere osservato tanto dal debitore quanto dal creditore. Il principio dovrà essere osservato anche in fase di trattativa, interpretazione ed esecuzione del contratto.

6. Adempimento dell’obbligazione

L’adempimento comporta l’estinzione dell’obbligazione. Sulla base di quanto indicato dall’art. 1218 c.c., l’adempimento deve essere esatto, ovvero dovrà corrispondere al contenuto della prestazione obbligatoria. Da ciò ne deriva che il creditore ha la facoltà di rifiutare un adempimento parziale, a meno che non ci si ritrovi nel caso di impossibilità parziale sopravvenuta ex art. 1258 c.c.
L’art. 1176 c.c. indica al debitore che nell’adempimento dell’obbligazione dovrà utilizzare la diligenza del buon padre di famiglia.
La corresponsione dell’obbligazione può essere fatta:

  • Al creditore;
  • Al rappresentante del creditore;
  • A soggetto indicato dal creditore;
  • A soggetto indicato dalla legge o dal giudice.

6.1 Adempimento del terzo

La prestazione oggetto dell’obbligazione può generalmente essere effettuata da un terzo anziché dal debitore.
In questo caso, la legge limita la possibilità di opporsi, da parte del creditore, soltanto ai casi in cui:

  • Ha interesse che il debitore esegua personalmente la prestazione (si pensi a una prestazione medica di complessa difficoltà);
  • Il debitore ha manifestato la sua opposizione.

6.2 Luogo e termine dell’adempimento

Il luogo in cui dovrà svolgersi la prestazione è alternativamente rimesso alla volontà delle parti, agli usi, alla natura della prestazione o, assenza, alle disposizioni dell’art. 1182 c.c.
Con riferimento, invece, al termine utile per eseguire la prestazione, i riferimenti vengono dati dagli artt. 11831187 c.c.
Il termine può essere indicato nella fonte dell’obbligazione, comportando così l’inesigibilità da parte del creditore prima della scadenza, mentre il debitore potrà comunque adempiervi prima.
Se il termine non è indicato nella fonte dell’obbligazione, la prestazione potrà essere eseguita immediatamente.

7. Estinzioni dell’obbligazione diversi dall’adempimento

Oltre alla contemplata ipotesi della estinzione dell’obbligazione che si ha con l’adempimento del debitore, vi sono altri casi di adempimento che possono essere suddivisi in  “satisfattori” e “non satisfattori”. Vengono così qualificati in base al fatto che l’interesse del creditore sia o meno soddisfatto.

Estinzione satisfattoriaCompensazione: due soggetti reciprocamente debitori estinguono le obbligazioni soddisfacendosi per quantità corrispondenti;
Datio in solutum: debitore e creditore concordano nell’esecuzione di una prestazione diversa rispetto a quella originariamente pattuita (1197 c.c.)
Novazione: contratto attraverso il quale le parti sostituiscono l’obbligazione originaria, che si estingue, con una nuova obbligazione. Per il codice civile la novazione può essere oggettiva o soggettiva. Il primo caso si verifica qualora dalla nuova obbligazione scaturisca un oggetto o un titolo diverso, mentre, il secondo caso si verifica quando la nuova obbligazione presenti una diversità di soggetti.
Estinzione non satisfattoriaRemissione del debito: rinuncia del creditore in tutto o in parte all’esecuzione dell’obbligazione;
Impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore (art. 1256 c.c.);

A tali ipotesi di estinzione si affiancano altri istituti come la prescrizione del diritto ad esigere la prestazione, la risoluzione del contratto o la rescissione, la morte in caso di trasmissibilità iure ereditatis, l’avverarsi della condizione risolutiva.

8. La confusione

Si suole parlare di confusione quando le qualità di creditore e di debitore si uniscono in capo alla stessa persona.
In questa particolare ipotesi, qualora non si generasse l’effetto dell’estinzione dell’obbligazione, il debitore dovrebbe addirittura pagare se stesso. Ciò può accadere, ad esempio, in seguito alla cessione di una azienda verso la quale il cessionario aveva una pregressa posizione creditoria. Oppure, in caso di eredità, si pensi all’ipotesi in cui l’erede era già creditore del de cuius.
L’effetto che genera la confusione è l’estinzione dell’obbligazione e delle relative, ed eventuali, garanzie prestate da terzi.

9. La responsabilità da inadempimento

In caso di inadempimento dell’obbligazione, il debitore, a seconda della fonte contrattuale, potrà essere assoggettato a conseguenze da:

  • responsabilità contrattuale: qualora l’inadempimento consista nella violazione di un obbligo di autonomia negoziale derivante da contratto tipico o atipico (ex art. 1218 c.c.);
  • responsabilità extracontrattuale: è detta anche responsabilità aquiliana e si verifica qualora un soggetto diventi debitore a seguito di un comportamento che ha cagionato un danno ingiusto ad altro soggetto (art. 2054 c.c.). Il concetto di “danno ingiusto” si rinviene, appunto, in quel comportamento antigiuridico che ha condotto alla lesione di un diritto reale, della personalità, e qualsiasi lesione di un interesse tutelato dall’ordinamento come la lesione dei diritti di credito, di situazioni di fatto protette dall’ordinamento, della lesione dell’interesse legittimo e anche la turbativa delle trattative precontrattuali.

C’è da precisare che il danno non dovrà essere considerato ingiusto qualora venga cagionato nell’esercizio di un proprio diritto entro i limiti previsti dalla legge.

10. Differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

Sebbene entrambe le ipotesi di responsabilità conducano ad una situazione in cui un soggetto diventi debitore verso altro soggetto, da un punto di vista tecnico giuridico, in base alla natura della responsabilità del debitore, o presunto tale, ne derivano aspetti successivi diversi.
Con riferimento all’onere della prova, nel caso della responsabilità contrattuale all’attore, basta provare il rapporto giuridico da cui deriva il relativo diritto di credito vantato e il debitore risulta quindi gravato dall’onere di dimostrare, ai sensi dell’art. 1218 c.c., che l’inadempimento dell’obbligazione è avvenuto per una causa a lui non imputabile.
Viceversa, in caso di responsabilità extracontrattuale, è l’attore ad avere l’onere di provare il fatto illecito e, quindi, non solo l’evento che ha generato una sua posizione creditoria, ma anche il grado di colpevolezza (dolo o colpa) circa la condotta dell’autore del danno ed il relativo nesso di causa.
Con riferimento alla costituzione in mora ex art. 1219 c.c., invece, essa opera in via automatica per l’ipotesi della responsabilità extracontrattuale, ma ciò non accade per il caso della responsabilità contrattuale. In quest’ultimo caso, infatti, ai fini della costituzione in mora è necessario che il creditore la faccia attraverso intimazione scritta.
Infine, con riferimento al risarcimento del danno, sia per il caso della responsabilità contrattuale che per il caso di quella extracontrattuale, si fa riferimento agli stessi criteri di legge e le voci di danno prese in considerazione consistono nel danno emergente e nel lucro cessante. La prima voce indicata dovrà intendersi, come ogni perdita o mancata acquisizione di una utilità già presente nel patrimonio del danneggiato, mentre la seconda voce dovrà intendersi come ogni mancato guadagno che si sarebbe avuto se il fatto illecito non fosse avvenuto.
Per quel che riguarda la quantificazione dell’obbligazione risarcitoria, detto anche “quantum”, vige il principio della c.d. “compensatio lucri cum damno” in ragione del quale la prestazione risarcitoria non può superare l’entità del danno sofferto dal danneggiato.
La responsabilità da fatto illecito, comunque, dovrà ritenersi esclusa ex art. 1227 c.c., qualora il creditore avrebbe potuto evitare il danno usando l’ordinaria diligenza.

11. Prescrizione: differenza tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

Un’altra differenza sostanziale tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale si rinviene nella differente previsione normativa dei termini di decorrenza della prescrizione.
Invero, nel caso del diritto al risarcimento del danno a seguito di inadempimento contrattuale si dovrà considerare il termine di prescrizione ordinario previsto dall’art. 2946 c.c., che si ricorda essere pari a dieci anni. Nel caso, invece, di diritto al risarcimento del danno per responsabilità extracontrattuale, la norma di legge di riferimento diventa l’art. 2947 c.c. che, al primo comma, individua un termine di prescrizione dimezzato, ovvero di cinque anni.

12. Garanzie dell’obbligazione

Ai sensi dell’articolo 2740 del codice civileil debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”. Pertanto, da questa disposizione si evince, intanto, che il patrimonio del debitore costituisce garanzia generica dell’obbligazione e che, quindi, in caso d’inadempimento, il patrimonio potrà essere assoggettato ad una azione esecutiva da parte del creditore.
Non è raro, però, che un medesimo soggetto risulti essere debitore verso più creditori e, in questo caso, vige in prima battuta il dettato dell’art. 2741 c.c., che prevede in via generica che tutti i creditori hanno eguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore (la cosiddetta “par conditio creditorum”)
Tuttavia, qualora un creditore volesse evitare di non vedere soddisfatto il proprio credito integralmente, potrà far sorgere delle garanzie specifiche di prelazione sul patrimonio del debitore.
Sempre l’articolo 2741 del codice civile, infatti, elenca al secondo comma quali cause possano costituire privilegio su un creditore rispetto ad un altro. Sono cause legittime di prelazione:

  • I privilegi;
  • Il pegno;
  • L’ipoteca.

In presenza di una di queste garanzie si può dire, in via generale, che l’eventuale azione esecutiva esercitata nei confronti di un debitore, dovrà prima soddisfare il credito del creditore avente prelazione, poi, in caso di residua porzione patrimoniale, potranno poi essere soddisfatti gli altri creditori.

13. Tipi di obbligazione

A seconda della loro natura e delle loro funzioni le obbligazioni possono essere suddivise nel modo seguente.

NaturaliSorgono da doveri morali o sociali e sono dotate delle seguenti caratteristiche:
Incoercibilità: non può esserci costrizione nell’adempimento;<
Irripetibilità: non si può riottenere quanto prestato in modo spontaneo.
ParziarieObbligazioni contratte da una pluralità di soggetti, in cui su ciascuno grava un obbligo parziale. Tale parziarietà potrà essere di due tipi:
Attiva: in caso di più creditori ciascuno può esigere la propria parte;
Passiva: in caso di più debitori ciascuno è obbligato solo per la propria parte.
SolidaleOgni soggetto, attivo o passivo, è tenuto o ha diritto alla prestazione nel suo intero. Anche in questo caso la solidarietà potrà essere:
Attiva: in caso di più creditori, il debitore adempiendo ad un solo di loro si libera dell’intero vincolo obbligazionario;
Passiva: in caso di più debitori, se uno esegue l’obbligazione tutti gli altri debitori sono liberati da gravami.
DivisibiliLe obbligazioni di questo tipo sono caratterizzate dal fatto di essere frazionabili in parti uguali e di valore proporzionale all’intero.
Non divisibiliSi tratta di una obbligazione non frazionabile per natura o per pregressa volontà delle parti.
CumulativeIl debitore è tenuto a due o più prestazioni e poichè l’obbligazione sia considerata assolta è necessario che siano eseguite tutte le prestazioni
AlternativeL’obbligazione può essere assolta in via alternativa tra diversi tipi di prestazione che il debitore, salvo patto contrario, potrà scegliere liberamente.
SpecificheQuando ha ad oggetto la prestazione di una cosa determinata.
GenericheQuando oggetto della prestazione è una cosa generica o una determinata quantità di cose fungibili.
PecuniarieHa per oggetto esclusivamente una somma di denaro. Tale obbligazione può essere a sua volta suddivisa in:
Di valore: la somma dovrà essere determinata con riferimento ad un valore;
Di valuta: la somma risulta essere già determinata.

14. Recenti sentenze della Corte di Cassazione

“In tema di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, la rinuncia del datore di lavoro al periodo di preavviso, a fronte delle dimissioni del lavoratore, non fa sorgere il diritto di quest’ultimo al conseguimento dell’indennità sostitutiva, attesa la natura obbligatoria del preavviso, dovendo peraltro escludersi che alla libera rinunziabilità del preavviso possano connettersi a carico della parte rinunziante effetti obbligatori in contrasto con la disciplina delle fonti delle obbligazioni di cui all’art. 1173 c.c.” Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro, sentenza n. 27394 del 13 ottobre 2021

“Nel contratto di agenzia, l’attribuzione al preponente del potere di modificare talune clausole e, in particolare, quelle relative all’ambito territoriale ed alla misura delle provvigioni, può trovare giustificazione nella necessità di meglio adeguare il rapporto alle esigenze delle parti, così come modificatesi durante il decorso del tempo, occorrendo tuttavia -affinché non ne rimanga esclusa la forza vincolante del contratto nei confronti di una delle parti contraenti – che tale potere abbia dei limiti e, in ogni caso, sia esercitato dal titolare con l’osservanza dei principi di correttezza e buona fede. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito, che aveva ravvisato nell’intervenuta riduzione unilaterale del portafoglio clienti affidato all’agente – con conseguente necessità di rimodulazione dell’attività di impresa di quest’ultima, da focalizzare esclusivamente sull’acquisizione di nuova clientela – un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza del proponente, tale da non consentire la prosecuzione, anche temporanea, del rapporto).” Corte di Cassazione Civile Sez. II, ordinanza n. 29164 del 20 ottobre 2021

“Nell ipotesi di estinzione dell’obbligazione pecuniaria per effetto dell’adempimento spontaneo di un terzo, secondo la previsione dell’art 1180 c.c., il pagamento resta riferibile a quest’ultimo, al quale soltanto, pertanto, spetta l’azione di ripetizione dell’indebito oggettivo, secondo il principio per cui è chi esegue il pagamento non dovuto a poterne richiedere la restituzione. (Nella specie la S.C. ha confermato la decisione della corte di merito, che aveva negato il diritto dei richiedenti alla restituzione delle somme versate in forza di un decreto ingiuntivo pronunciato nei loro confronti e poi revocato, perché il pagamento era stato eseguito da un terzo).” Corte di Cassazione Civile Sez. I, ordinanza n. 31572 del 3 dicembre 2019

“Non è consentito al creditore di una determinata somma di denaro, dovuta in forza di un unico rapporto obbligatorio, di frazionare il credito in plurime richieste giudiziali di adempimento, contestuali o scaglionate nel tempo, in quanto tale scissione del contenuto della obbligazione, operata dal creditore per sua esclusiva utilità con unilaterale modificazione aggravativa della posizione del debitore, si pone in contrasto sia con il principio di correttezza e buona fede, che deve improntare il rapporto tra le parti non solo durante l’esecuzione del contratto ma anche nell’eventuale fase dell’azione giudiziale per ottenere l’adempimento, sia con il principio costituzionale del giusto processo, traducendosi la parcellizzazione della domanda giudiziale diretta alla soddisfazione della pretesa creditoria in un abuso degli strumenti processuali che l’ordinamento offre alla parte, nei limiti di una corretta tutela del suo interesse sostanziale; conseguentemente, le domande giudiziali aventi ad oggetto una frazione di un unico credito sono da dichiararsi improcedibili.” Corte di Cassazione Civile Sez. VI-II, ordinanza n. 19898 del 27 luglio 2018

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