Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

L’azione penale e la Costituzione

Lo strumento del concordato preventivo, all’interno di una procedura fallimentare, permette al debitore di tentare un risanamento attraverso la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, la cessione d’azienda o con la gestione autonoma della liquidazione del proprio patrimonio al fine di evitare il fallimento.

1. L’azione penale e la base costituzionale

L’articolo 112 della Costituzione sancisce l’obbligatorietà dell’esercizio della azione penale come parte delle funzioni del Pubblico Ministero.
La nostra Carta costituzionale, esprimendo il concetto, eleva la portata dell’azione, in quando non la affida alla discrezionalità del P.M., ma sancisce che ogni notizia di reato, figlia di indagini o di spontanee dichiarazioni raccolte dalla polizia giudiziaria, debba essere iscritta negli appositi registri delle procure, eliminando, quindi la discrezionalità e ponendosi come obiettivo di innescare l’azione penale per ogni singolo reato commesso.
Questo principio assoluto serve a garantire l’equità dei consociati dinanzi alla legge(1).
Naturalmente questo obiettivo non è concretamente perseguibile, in quanto il carico di lavoro del giudice delle indagini e la limitatezza delle risorse impediscono l’applicabilità dell’azione penale per il totum dei reati commessi.
La situazione concreta pone, quindi, nelle mani dei magistrati la scelta sulla priorità dei procedimenti da affrontare.
I criteri con cui i Pubblici ministeri non sono formalizzati e figli di una normativa specifica, entrando, dunque, in contraddizione con il principio costituzionale dell’obbligo dell’azione penale.

2. L’esercizio dell’azione penale

Come analizzato nel punto precedente, l’art. 112 cost, vi è l’obbligo da parte del P.M. di esercitare l’azione penale quando si ha certezza della notitia criminis.
Tale obbligo prescinde dal principio espresso nell’art. 50 c.p.p. e nell’art. 405 c.p.p. ovvero che il Pubblico ministero potrà esercitare l’azione penale quando non sussistono i presupposti per la richiesta di archiviazione.
Quindi l’azione penale può concretizzarsi soltanto una volta che le indagini preliminari abbiano indicato, con una buona ragionevolezza, che il reato è stato concretamente consumato.
Una volta avvenuto ciò, sarà compito del Pubblico ministero iscrivere il fatto nel registro del suo ufficio, al contrario se non dovesse ravvisare la fondatezza della notizia di reato dovrà intraprendere una strada diametralmente opposta: richiedere al G.I.P. l’archiviazione del procedimento (art. 408 del codice di procedura penale).

3. Le conseguenze dell’azione penale

Nel caso in cui il P.M. ritiene fondata la notizia di reato, evidenziandone la connotazione, successivamente all’annotazione nel registro, saranno avviate le indagini preliminari.
Alla conclusione di quest’ultime, se dovessero essere confermate le ipotesi iniziali, il P.M. formula la imputazione e notificherà l’avviso di garanzia all’indagato ed al suo legale (art. 415-bis c.p.p.), contestualmente richiederà al giudice (art. 416 c.p.p.) il rinvio a giudizio.
Se dovessero essere ravvisati elementi di comprovata colpevolezza, il P.M., o lo stesso indagato, potrà richiedere al giudice la richiesta di giudizio immediato secondo quanto espresso dall’articolo 453 del codice di procedura penale che porterà ad un giudizio abbreviato con uno scontato decreto penale di condanna.

Al contrario, se le indagini preliminari non dovessero portare all’acquisizione di prove necessarie ad indicare la colpevolezza dell’indagato il giudice dichiarerà l’archiviazione del procedimento penale con apposito decreto.
Nel caso in cui il querelante abbia richiesto di essere informata nel caso in cui dovesse avvenire l’archiviazione del procedimento secondo l’art. 410 c.p.p., il giudice sarà obbligato a notificare all’interessato la notizia dell’archiviazione dando la possibilità alla persona offesa di potersi opporre a tale decisione(2), motivando la sua scelta indicando errori commessi durante la fase delle indagini preliminari o aggiungendo nuovi elementi da analizzare.
L’art. 410 c.p.p. sancisce l’obbligo da parte del ricorrente di indicare nell’atto di opposizione i nuovi elementi di prova, fornendo ragioni fondate al giudice affinché la sua posizione prevalga su quella dell’indagato.

4. L’iter dell’azione penale

Qui di seguito riassumiamo l’iter procedurale dell’azione penale analizzando l’art. 405 c.p.p.

Azione Comma di riferimento
Il pubblico ministero, esclusa la possibilità dell’archiviazione, esercita l’azione penale formulando l’imputazione e richiedendo il rinvio a giudizio. 1)
Al termine delle indagini il PM avendo evidenziato insussistenza negli indizi di colpevolezza (art. 273 c.p.p.) formula la richiesta di archiviazione. 1) bis
Il P.M. richiede il rinvio a giudizio entro 6 mesi dalla data in cui il l’indagato è stato stato iscritto nel registro delle notizia di reato. Nei delitti espressamente previsti dall’art. 407, c.2, l. a) del c.p.p. il termine è di 1 anno. 2)
Nel caso in cui fosse necessaria una querela, una istanza o una richiesta di procedimento il termine decorre dalla data di acquisizione da parte del P.M. 3)
Ove fosse necessaria l’autorizzazione a procedere, il termine è sospeso dal momento della richiesta del P.M. fino all’arrivo dell’autorizzazione. 4)

Articolo 405 del codice di procedura penale

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati