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La rimessione del processo

La rimessione del processo è disciplinata dagli articoli 45 e successivi del codice di procedura penale e consiste nel suo spostamento da una sede ad un’altra sede in presenza di turbative ambientali che possono compromettere il suo regolare svolgimento. In questo caso, quello che si intende tutelare è il principio di imparzialità.

1. I casi di rimessione

Dall’assunto dell’articolo 45 c.p.p. si evince che la rimessione può essere richiesta in ogni stato e grado del processo di merito quando situazioni di particolare gravità locale possono condurre ad una alterazione o turbamento di quella che dovrebbe essere la decisione finale.
Il riferimento del carattere locale del fattore alterante sta a significare non solo che il medesimo non deve essere di dimensioni estese, perché in tal senso lo spostamento risulterebbe improduttivo, ma anche che deve trattarsi di un agente esterno al processo.
Inoltre, affinchè si giunga a rimessione, è altresì necessario che lo stato di alterazione non sia altrimenti eliminabile.

2. La richiesta di rimessione

I soggetti legittimati a presentare la richiesta di rimessione sono:

  • L’imputato;
  • Il procuratore generale;
  • Il pubblico ministero.


Per effetto dell’art. 46 c.p.p., la richiesta di rimessione proveniente dall’imputato deve essere sottoscritta da lui personalmente o da un suo procuratore speciale. Inoltre, dopo aver presentato la predetta richiesta presso la cancelleria competente unitamente alla documentazione a sostegno della richiesta, la medesima richiesta dovrà essere notificata entro 7 giorni alle altre parti coinvolte nel procedimento.
Dopo che la richiesta risulti correttamente depositata, questa viene trasmessa alla Corte di Cassazione da parte del giudice competente. Quest’ultimo è dotato della facoltà di aggiungere eventuali osservazioni proprie.

3. Conseguenze della richiesta

Facendo seguito alla richiesta di rimessione, lo stesso giudice procedente potrà disporre con ordinanza la sospensione del processo fino a che non sia intervenuta l’ordinanza di inammissibilità o di rigetto. In attesa di una valutazione definitiva della proposta, anche la Corte di Cassazione potrà disporre la medesima sospensione.
In seguito, il giudice procedente deve sospendere il processo prima dello svolgimento delle conclusioni o della discussione e resta preclusa la pronuncia sia del decreto che dispone il giudizio sia della sentenza. Anche in quest’ultimo caso la sospensione dura fino a che non venga pronunciata l’ordinanza della Corte che dichiari inammissibile o rigetti la richiesta.

4. Decisione sulla richiesta di rimessione

Come previsto dall’art. 48 c.p.p., la Corte di Cassazione decide in camera di consiglio, dopo aver ricevuto tutte le informazioni utili. Il Presidente della Corte, qualora rilevi una causa di inammissibilità della richiesta, dispone che per essa si proceda dinanzi ad apposita sezione.
L’avvenuta assegnazione dinanzi ad altra sezione o la richiesta di rimessione alle Sezioni Unite è immediatamente comunicata al giudice procedente.

5. Nuova richiesta di rimessione

L’art. 49 c.p.p. conferisce, infine, la possibilità di introdurre una nuova richiesta di rimessione. Infatti, anche nell’ipotesi in cui sia già stata rigettata una richiesta, le parti legittimate hanno la possibilità di chiedere nuovamente uno spostamento del processo in altra sede. Allo stesso modo, anche nel caso in cui sia stata precedentemente accolta l’istanza di spostamento, sarà possibile chiedere ancora la rimessione, qualora si ripresenti una delle condizioni alteranti previste dal precedente articolo 45 c.p.p.
È altresì consentita, infine, la richiesta di revoca qualora siano venute meno le ragioni che originariamente avevano condotto alla proposta di rimessione dalla sede originaria.

6. Ultime dalla Corte

In tema di rimessione del processo, la “grave situazione locale” di cui all’art. 45 cod. proc. pen. è configurabile in presenza di un fenomeno esterno alla dialettica processuale, riguardante l’ambiente territoriale nel quale il processo si svolge e connotato da tale abnormità e consistenza da non poter essere interpretato se non nel senso di un pericolo concreto per la non imparzialità dell’ufficio giudiziario della sede in cui si celebra il processo, ovvero di un pregiudizio alla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo medesimo. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso che potesse integrare il presupposto per la rimessione l’adozione, in un diverso procedimento celebrato a carico del medesimo imputato, di un’ordinanza ex art.521, cod.proc.pen. con la quale il tribunale aveva disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica, il tutto in un contesto in cui il pubblico ministero d’udienza aveva dichiarato il proprio pregiudizio nei confronti dell’imputato e di tutto il distretto giudiziario nel quale quest’ultimo aveva in precedenza svolto le funzione di presidente di tribunale). Cass. pen. sez. VI 27 giugno 2018, n. 29413

In tema di rimessione del processo, non può assumere valenza evocativa di un’incidenza di non parzialità del giudizio o di condizionamento della libera determinazione dei soggetti del processo, la circostanza che il Procuratore della Repubblica abbia espresso sostegno al Sostituto Procuratore designato – bruscamente “redarguito” in aula dall’imputato ­affancando il suddetto magistrato alla successiva udienza dibattimentale, trattandosi di evenienza processualmente consentita in ragione della impersonalità dell’ufficio del pubblico ministero. (Nell’occasione, la S.C. ha altresì precisato che non può essere considerata ipotesi di “turbativa” la temuta parzialità dell’ufficio del pubblico ministero, evocata dai ricorrenti anche in relazione ad una intervista rilasciata dal titolare dell’ufficio in solidarietà del PM d’udienza, in quanto una volta iniziata l’azione penale e, con essa, la fase processuale, il rappresentante della pubblica accusa riacquista “in toto” la sua esclusiva veste di parte, in senso tecnico, spinta dall’unico interesse di veder comprovata l’impostazione accusatoria). Cass. pen. sez. II 30 dicembre 2016, n. 55328

Note

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