La recidiva

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In diritto penale, la recidiva consiste nella ricaduta nel reato di una persona già in precedenza condannata con sentenza irrevocabile, dalla quale scaturiscono conseguenze penali più gravose.

1. Premessa

La recidiva è una circostanza aggravante inerente alla persona del colpevole (art. 70 c. 1 n. 2 e c. 2 cod. pen.). Disciplinata dall’art. 99 cod. pen., l’istituto presuppone (1) la commissione di un delitto non colposo da parte di un soggetto già condannato con sentenza definitiva per un precedente delitto non colposo e (2) la conoscenza di questa condanna da parte dell’agente (intesa quale sintomo di una maggiore colpevolezza e di un’accentuata capacità a delinquere).
L’istituto è stato oggetto di una importante riforma del 2005 (Legge c.d. ex-Cirielli) che ne aveva fortemente inasprito la disciplina prevedendo: inasprimento del trattamento sanzionatorio del recidivo, previsione di casi di recidiva obbligatoria, previsione di significativi effetti indiretti della recidiva (per esempio limiti ai benefici penitenziari), limitazione del potere discrezionale del giudice nel bilanciamento delle circostanze rispetto a talune forme di recidiva.
La riforma in questione rischiava di introdurre profili propri di un diritto penale d’autore, a scapito della centralità del fatto di reato. Ragion per cui la portata dell’istituto è stata successivamente molto ridimensionata dalla giurisprudenza, sia della Cassazione, sia della Corte costituzionale.

2. Forme

In relazione alle diverse forme di recidiva previste dall’art. 99 cod. pen., la dottrina parla di recidiva semplice, recidiva aggravata e recidiva reiterata.

Comma 1: recidiva semplice.
La recidiva semplice si ha quando l’agente, già condannato per delitto non colposo, commette un altro delitto non colposo, dopo che siano trascorsi anni cinque dalla precedente condanna. In tal caso il giudice può aumentare la pena fino ad un terzo.

Comma 2: recidiva monoaggravata.
L’aumento di pena è “fino alla metà” se il nuovo delitto non colposo, alternativamente:
(1) è della stessa indole di quello precedente (c.d. recidiva specifica),
(2) è stato commesso entro anni cinque dalla precedente condanna (c.d. recidiva infraquinquennale),
(3) è stato commesso durante o dopo l’esecuzione della pena, ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena.

Comma 3: recidiva pluriaggravata.
La recidiva pluriaggravata presuppone un aumento “della metà” qualora ricorrano più circostanze tra quelle indicate nel comma 2.

Comma 4: recidiva reiterata.
Quando colui che sia già stato dichiarato recidivo commette un ulteriore delitto non colposo, l’aumento di pena è della metà (se la precedente recidiva era semplice), ovvero di due terzi (se era aggravata).

2.1 La recidiva facoltativa

Alle ipotesi sopra considerate vale l’appellativo di recidiva facoltativa (melius, discrezionale) perché la loro applicazione presuppone un potere discrezionale da parte del giudice sulla colpevolezza nonché sulla pericolosità del reo. Il giudice deve valutare se la ricaduta nel delitto sia in grado di esprimere una più accentuata colpevolezza e una maggiore pericolosità del reo, “avuto riguardo alla natura dei reati, al tipo di devianza di cui essi sono il segno, alla qualità e al grado di offensività dei comportamenti, alla distanza temporale tra i fatti e al livello di omogeneità esistente tra loro, all’eventuale occasionalità della ricaduta ed a ogni altro parametro individualizzante significativo della personalità del reo e del grado di colpevolezza, al di là del mero e indifferenziato riscontro formale dell’esistenza di precedenti penali” (Cass. Sez. Un. 27 maggio 2010, n. 35738).

2.2 La recidiva obbligatoria

Se si tratta di uno dei delitti indicati dall’art. 407 comma 2 lett a) cod. proc. pen. l’aumento di pena per la recidiva è obbligatorio”, cosi recitava il comma quinto (introdotto con la Legge ex-Cirielli) prima che la Corte Costituzionale lo dichiarasse incostituzionale (Corte Cost. 23 luglio 2015, n. 185). Secondo la Corte, la recidiva obbligatoria era basata su un automatismo irragionevole contrario al principio di ragionevolezza e di uguaglianza, ma anche del principio di proporzione e della finalità rieducativa della pena.

3. Effetti

Il più importante effetto della recidiva è rappresentato dall’aumento di pena principale che il giudice infliggerebbe per il reato semplice (per i singoli aumenti, v. paragrafo 2). Con la precisazione che “in nessun caso l’aumento della recidiva può superare il cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo” (art. 99, c. 6 cod. pen.).
Oltre a questo effetto diretto, la recidiva comporta per il condannato ulteriori conseguenze sanzionatorie, quali:

  • in tema di reato continuato, c’è il limite di aumento di pena non inferiore ad un terzo di quella stabilita per il reato più grave nei confronti dei soggetti ai quali è stata applicata la recidiva reiterata (v. art. 81 c. 4 cod. pen.);
  • la recidiva reiterata, quale circostanza ad effetto speciale, incide sul calcolo del termine prescrizionale minimo del reato, ai sensi dell’art. 157, c. 2 cod. pen.. e, in presenza di atti interruttivi, anche su quello del termine massimo, in ragione della entità della proroga, ex art. 161, c. 2 cod. pen.
  • art. 162 bis c. 3 cod. pen.: “L’oblazione non è ammessa quando ricorrono i casi previsti dal terzo capoverso dell’articolo 99, dall’articolo 104 o dall’articolo 105, né quando permangono conseguenze dannose o pericolose del reato eliminabili da parte del contravventore.”;
  • art. 172 c. 7 cod. pen..: “L’estinzione delle pene non ha luogo, se si tratta di recidivi, nei casi preveduti dai capoversi dell‘articolo 99, o di delinquenti abituali, professionali o per tendenza; ovvero se il condannato, durante il tempo necessario per l’estinzione della pena, riporta una condanna alla reclusione per un delitto della stessa indole”;
  • art. 176 cod. pen.: condizione per l’ammissione al beneficio della liberazione condizionale è che il condannato abbia “scontato almeno trenta mesi e comunque almeno metà della pena inflittagli”, ma “se si tratta di recidivo, nei casi preveduti dai capoversi dell’articolo 99, il condannato, per essere ammesso alla liberazione condizionale, deve avere scontato almeno quattro anni di pena e non meno di tre quarti della pena inflittagli”;
  • Ai fini della preclusione al patteggiamento a pena detentiva superiore a due anni (cosiddetto “patteggiamento allargato”), è sufficiente che la recidiva reiterata sia stata riconosciuta dal giudice, anche se in concreto non applicata per effetto del giudizio di equivalenza con circostanze attenuanti;
  • rispetto ai permessi premio e misure alternative alla detenzione la l. n. 251/05 ha previsto numerosi vincoli rispetto ai condannati ai quali sia stata applicata la recidiva reiterata, precludendone l’accesso o introducendo delle limitazioni nei presupposti o elevando i limiti di pena espiata per l’accesso al beneficio.
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