La querela: breve guida informativa

La querela è un istituto del diritto processuale penale, a volte necessario per l’esercizio dell’azione penale. Per il perseguimento di alcuni reati, infatti, è necessaria infatti una preventiva querela da parte del soggetto interessato. Ma in cosa consiste la querela?

1. Nozioni Generali

La querela è l’atto con cui una parte, offesa di un reato, chiede all’autorità giudiziaria di procedere penalmente in ordine a un fatto previsto dalla legge come reato, nei confronti di altro soggetto, chiedendo altresì che quest’ultimo venga punito.
La querela è prevista dall’art. 336 c.p.p. ed ha delle caratteristiche ben specifiche. Infatti, la querela deve consistere in una dichiarazione di parte contenente:

  • la narrazione di un fatto che è previsto dalla legge come reato;
  • la manifestazione della volontà che per il fatto previsto come reato si proceda penalmente.

Il diritto di querela è esercitabile da ogni persona offesa da un reato per il quale non si debba procedere d’ufficio.
La vittima del reato potrà esercitare il diritto di querela personalmente o a mezzo di procuratore speciale.
Per i minori di anni quattordici o per gli interdetti, tale diritto è esercitato, nel primo caso, dai genitori e, nel secondo caso, dai tutori legali.
Anche gli eredi di una vittima di reato possono sporgere querela in suo nome per la tutela di determinati diritti (es. quelli contro l’onore).
La querela può essere presentata oralmente presso la stazione dei carabinieri, polizia o guardia di finanza che provvederanno alla redazione del relativo verbale che sarà poi oggetto di sottoscrizione da parte del querelante e trasmesso alla procura competente. Presso le medesime autorità può altresì essere presentata in forma scritta.
Altrimenti la querela può essere depositata, in forma scritta, direttamente presso la Procura della Repubblica.
Infine, ai sensi dell’art. 337 del c.p.p., l’autorità che riceve la querela provvede all’attestazione del luogo e della data di presentazione, all’identificazione della persona che la propone e alla trasmissione degli atti all’ufficio del pubblico ministero.

2. Termine per la presentazione della querela

Ai sensi dell’art. 124 c.p., la querela deve essere presentata entro tre mesi dal momento in cui la persona offesa viene a conoscenza dell’evento costituente reato. Bisogna, quindi, stare attenti a non confondere per il calcolo dei tre mesi la data in cui si è verificato l’evento costituente reato con la data in cui si è venuti a conoscenza dello stesso. Infatti, i tre mesi decorrono da quest’ultimo momento e non dalla data di consumazione del reato.
Il termine per il calcolo dei tre mesi non è soggetto alle sospensione feriale dei termini, poiché trattasi di un atto extraprocessuale.
Per i reati di natura sessuale, l’art. 609 septies c.p. ha prolungato i termini della querela a 6 mesi. Stessi termini sono indicati dall’art. 612 bis c.p. per i reati di molestia.

3. La remissione di querela

La remissione di querela è prevista dall’art. 152 c.p.. Attraverso questo strumento, che può essere utilizzato dalla persona offesa, il reato si estingue.
La remissione può essere:

  1. extraprocessuale, ovvero può presentarsi dopo aver dato la notizia del reato alla competente autorità giudiziaria e prima che inizi la fase processuale;
  2. processuale, ovvero può presentarsi durante il processo ma prima che si arrivi a sentenza.

Affinché sia valida è necessaria che venga accettata dal querelato.
Nel caso di remissione di querela espressa, quindi, oltre a prevedere la sottoscrizione da parte del querelante presuppone anche la sottoscrizione della persona accusata di aver commesso un reato. Il querelato, può comunque rifiutarsi di sottoscrivere la remissione e chiedere la prosecuzione del processo.
L’art. 152 c.p. prevede anche la remissione di querela tacita, che coincide con il compimento di fatti incompatibili, da parte del querelante, con la volontà di persistere con la querela. Anche in siffatta ipotesi, il querelato potrà comunque chiedere la prosecuzione del processo.
Come per il caso della querela, anche la remissione va presentata dalla persona offesa del reato o da colui che ha la sua procura speciale, dagli esercenti la potestà genitoriale per i minori di 14 anni o dai tutori nel caso in cui la persona offesa del reato sia interdetto.

4. La rinuncia

La rinuncia alla querela è regolata dall’art. 339 c.p. e, a differenza della remissione, può essere effettuata prima della presentazione della querela.
Come per la remissione, la rinuncia può essere tacita o espressa. È tacita quando il querelante abbia avuto un atteggiamento incompatibile con la volontà di presentare una querela. È espressa se sottoscritta dal dichiarante.

5. Querela e costituzione di parte civile

Qualora il querelante ritenga che il fatto o i fatti oggetto della querela da lui presentata abbiamo cagionato contestualmente un danno di natura economica, potrà costituirsi parte civile, nella fase del processo.
La possibilità di costituirsi parte civile è prevista per i casi in cui un medesimo fatto costituisca sia un illecito penale che un illecito civile.
Questo strumento offerto dal codice di procedura penale è utilizzabile per qualsiasi tipo di reato, quindi anche per quelli perseguibili d’ufficio.

6. Differenza tra querela e denuncia

La fondamentale differenza tra i due istituiti è che la denuncia, a differenza della querela, può essere presentata da chiunque sia a conoscenza di una notizia di reato procedibile d’ufficio (artt. 331 c.p. e ss.). Le modalità di presentazione della denuncia sono pressocché identiche alle modalità di presentazione della querela.
Quindi, la querela, può essere presentata solo dalla persona offesa del reato come ad esempio, nel caso di ingiuria, mentre la denuncia può essere presentata anche da un terzo come, ad esempio, Tizio che assiste all’uccisione di Caio da parte di Sempronio può presentare denuncia presso le autorità giudiziarie.
Altro carattere distintivo della denuncia, riguarda la mancata espressa richiesta contenuta che si proceda penalmente prevista per la querela.
È sufficiente, quindi, dare la notizia di reato; sarà poi il Pubblico Ministero ad individuare le fattispecie di reato consone al caso notiziato.
La querela, inoltre, può essere soggetta a remissione o rinuncia; il reato perseguibile d’ufficio non può essere arrestato in nessuna fase.
La denuncia, infine, può essere presentata in qualsiasi momento, non essendo soggetto alle decadenze di tre e sei mesi previste per la presentazione della querela.

7. Considerazioni

Alla stregua di quanto fin qui brevemente descritto, non si può non considerare come la querela sia uno strumento da utilizzare con molta diligenza e coscienza.
Infatti la querela costituisce il primo e fondamentale atto d’impulso per l’avvio di un processo penale.
Se la querela è carente di uno dei presupposti che ne sanciscano la sua validità e se la narrazione del fatto costituente reato non viene effettuata in maniera chiara ed esaustiva, in modo da non lasciar dubbi al pubblico ministero di turno, si può rischiare di incorrere nell’archiviazione del procedimento penale. Tale ultima ipotesi avviene, infatti, nei casi in cui:

  1. la notizia di reato paia infondata;
  2. l’autore del reato non sia identificabile;
  3. il reato sia estinto;
  4. il fatto non costituisca reato;
  5. il fatto sia particolarmente tenue.

Per tutte queste ragioni, nel caso in cui si voglia sporgere querela nei confronti di uno o più soggetti, si raccomanda di affidarsi ad un avvocato specializzato o quantomeno di approfondire più possibile tutti gli aspetti che possano rendere proficua ed efficiente la redazione di una querela.

8. Ultime sentenze Corte di Cassazione

In tema di diffamazione, nel caso di “offesa alla memoria del defunto”, i prossimi congiunti e gli altri soggetti indicati dall’art. 597, comma 3, cod. pen. sono legittimati “iure proprio” ad esercitare il diritto di querela, quali soggetti passivi dell’offesa. (In motivazione la Corte ha precisato che, in tale ipotesi, non occorre che i querelanti manifestino espressamente la volontà di tutelare la memoria del loro congiunto, essendo sufficiente che espongano l’accadimento storico ritenuto lesivo). (Corte di Cassazione penale, sez. V, sentenza n. 31530 del 11 agosto 2021)

In tema di condizioni di procedibilità, con riferimento ai reati divenuti perseguibili a querela per effetto del d.lgs. 10 aprile 2018, n. 36, la disciplina transitoria di cui all’art. 12, comma 2, del medesimo decreto, che, in caso di procedimento pendente, prevede l’avviso alla persona offesa per l’eventuale esercizio del diritto di querela, trova applicazione anche in relazione alla persona offesa che in precedenza abbia manifestato la volontà di punizione oltre il termine di cui all’art. 124 cod. pen., atteso che la valutazione in ordine alla condizione di procedibilità è ancorata al momento dell’entrata in vigore del nuovo regime normativo, a nulla rilevando eventuali irregolarità della querela afferenti ad un momento procedimentale anteriore, in cui la querela stessa non era richiesta ai fini della procedibilità. (Corte di Cassazione penale, sez. II, sentenza n. 25341 del 2 luglio 2021)

In tema di reati perseguibili a querela, non compete al querelante dare la qualificazione giuridica del fatto, dovendo egli limitarsi ad esporlo nella sua materialità, atteso che il diritto di querela concerne unicamente il fatto delittuoso, quale enunciato nella sua essenzialità. (In motivazione, la Corte ha precisato che spetta al giudice, e non al privato, attribuire al fatto la qualificazione giuridica in ordine alla eventuale sussistenza di un determinato tipo di reato e alle conseguenze che ne derivano). (Corte di Cassazione penale, sez. V, sentenza n. 27964 del 7 ottobre 2020)

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