La persona offesa dal reato

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La persona offesa dal reato è quel soggetto titolare di un interesse protetto dalla legge penale. I diritti e le facoltà spettanti alla persona offesa dal reato sono in linea generale disciplinati dall’art. 90 c.p.p.

1. Il diritto a presentare memorie ed elementi di prova

Il primo comma dell’art. 90 c.p.p. rinvia ai diritti e alle facoltà della persona offesa garantiti da specifiche previsioni legislative e, contestualmente, puntualizza che, a prescindere da tali attribuzioni, l’offeso del reato è legittimato a presentare memorie e ad indicare elementi di prova. Saranno poi gli organi competenti a valutare la sussistenza o meno degli elementi sufficienti a perseguire penalmente l’individuo oggetto di denuncia o querela.
La persona offesa, quindi, sarà legittimata a presentare memorie durante l’arco dell’intero procedimento penale. A seconda dei casi, le memorie saranno indirizzate al giudice o al pubblico ministero.

2. La capacità processuale della persona offesa

Altra questione di rilievo è quella relativa alla capacità di stare in giudizio da parte della persona offesa dal reato. Il secondo comma dell’art. 90 c.p.p., infatti, contempla l’ipotesi del soggetto minorenne e di quello interdetto o inabilitato, rimandando agli artt. 120 e 121 del codice penale per individuare le modalità di presentazione della querela.
Qualora non vi sia certezza sulla maggiore età della persona offesa, il giudice procede con perizia. Se anche dopo la perizia non si ha certezza sull’età, si procede tutelando la persona offesa come se fosse minore.

3. La persona offesa deceduta

L’ultimo comma dell’art. 90 c.p.p., infine, contempla la circostanza in cui la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato. In quest’ultimo caso, i diritti e le facoltà a lui riservati dalla legge vengono attribuiti ai suoi prossimi congiunti.
Nel caso in cui, invece, la morte della persona offesa non sia riconducibile al reato di cui è stato vittima, i congiunti potranno intervenire nel processo penale mediante la costituzione di parte civile solo in qualità eredi della persona defunta e vittima del reato.

4. Ultime di rilievo dalla Corte di Cassazione

Non è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione colui che ha presentato denunzia- querela per il delitto di falsa testimonianza, non essendo titolare o contitolare dell’interesse tutelato dalla norma incriminatrice. Cass. pen. sez. VI 10 novembre 2015, n. 45137
È inammissibile il ricorso per cassazione sottoscritto personalmente dalla persona offesa avverso il decreto di archiviazione, a nulla rilevando che la stessa abbia il titolo di difensore iscritto nell’apposito albo. Cass. pen. sez. VI 2 marzo 2015, n. 8995
L’opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione di investigazioni suppletive, da svolgersi a cura del P.M. procedente, con specificazione del loro oggetto, nonché dei relativi elementi di prova; onde una mera confutazione del fondamento della richiesta, pur essendo valutabile come memoria difensiva a norma dell’art. 90, comma primo, c.p.p. non è idonea ad attivare le procedure previste in caso di opposizione. Queste consistono in una preliminare delibazione di ammissibilità che, se risolta in senso negativo, e sempre che la notizia di reati risulti infondata, consente l’archiviazione con decreto; altrimenti, la decisione è data in contraddittorio con ordinanza nelle forme del procedimento camerale. Ne segue che, di fronte all’opposizione della persona offesa, il giudice è tenuto anzitutto a verificare se l’opponente abbia assolto l’onere di fornire le indicazioni previste dall’art. 410, comma primo, c.p.p.senza alcuna valutazione prognostica di merito; e, qualora non ritenga sussistenti le condizioni che legittimano l’instaurazione del contraddittorio, a motivare compiutamente circa le ragioni della ritenuta inammissibilità, indipendentemente dall’apprezzamento sulla fondatezza, o non, della notizia di reato, costituendo la delibazione di inammissibilità momento preliminare all’instaurazione del procedimento di archiviazione. (Fattispecie nella quale il Gip aveva accolto la richiesta di archiviazione del P.M. omettendo di pronunciarsi sull’opposizione e la Suprema Corte aveva annullato il decreto per omessa pronuncia sull’opposizione con rinvio al Gip per l’esame dell’opposizione. Reinvestita successivamente della questione, la stessa Suprema Corte ha rigettato il ricorso della parte offesa sul rilievo che correttamente il Gip di rinvio aveva dichiarato inammissibile l’opposizione per difetto di indicazione delle nuove indagini e dei nuovi elementi di prova). Cass. pen. sez. I 9 maggio 1997, n. 913

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