La legittima difesa

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L’istituto della legittima difesa costituisce sin dalla sua nascita oggetto di ampio dibattito, oltre che nell’ambito della sfera penale, anche all’interno della società civile in generale.
I principi posti a fondamento del diritto penale, da parte del nostro ordinamento, fanno si che la disciplina della legittima difesa risulti spesso contorta e controversa.

1. Nozione sulla legittima difesa

Una prima generica introduzione sulla legittima difesa è fornita dall’art. 52 del codice penale, il quale al primo comma prevede che “Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui, contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa…”.
Da questa prima generica introduzione sull’istituto, il passaggio che più ha fatto discutere (e che fa ancora discutere) è quello relativo alla concetto di proporzione tra difesa e offesa.

1.1 Inquadramento civile

Anche da un punto di vista prettamente civilistico le conseguenze derivanti dalla legittima difesa sono inquadrate dall’art. 2044 del codice civile, il quale prevede al primo comma che “Non è responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o di altri”. Oltre a questa previsione, la legge n. 36/2019 ha aggiunto al predetto articolo due ulteriori commi che prevedono:

  • II comma: esclusione di responsabilità civile per i fatti preveduti dall’art. 52 c.p.;
  • III comma: disciplina le ipotesi in cui al danneggiato è dovuta una indennità.

2. Correnti ideologiche sulla legittima difesa

La concezione ideologica sulla legittima difesa nell’ordinamento penale italiano viene ricondotta a due diverse correnti:

  • Pubblicistica: la facoltà di auto difendersi da aggressioni ingiuste viene delegata dallo Stato ai singoli cittadini in ogni ipotesi in cui l’intervento di una pubblica autorità risulti impossibile per circostanze oggettive;
  • Individualistica: per questa corrente, invece, l’autodifesa costituisce una sorta di diritto della persona, che trae origine dallo stesso istinto di conservazione dell’uomo. Quindi la liceità delle reazioni difensive, necessarie per neutralizzare le aggressioni ingiuste verso la vita, la libertà personale o ad altri diritti, pare come una logica conseguenza di rilevanza costituzionale dei beni minacciati.

3. I presupposti per l’esercizio della legittima difesa

L’esercizio della legittima difesa consiste comunque in una condotta di natura aggressiva nei confronti di un altro individuo e che, in una situazione di normalità, comporterebbe la commissione di un reato.
Per questo motivo, quindi, l’esercizio della legittima difesa dovrà necessariamente essere subordinato al verificarsi di determinati presupposti, ovvero:

  • una situazione di pericolo attuale per la propria incolumità personale generata da altro soggetto;
  • la situazione di pericolo debba derivare da un comportamento contrario a quanto previsto dall’ordinamento giuridico penale.

4. Valutazione della proporzione tra difesa e offesa

Come accennato in precedenza, dopo aver valutato l’esistenza dei presupposti per l’esercizio del diritto alla difesa, è necessario valutare se vi è una proporzione tra l’offesa subita e la difesa esercitata di conseguenza.
Questa valutazione è rimessa al giudice che, a sua volta, non ha un generico potere discrezionale, ma dovrà tener presente tutti gli elementi a sua disposizione, ovvero:

  • che il bene leso all’aggressore sia meno rilevante rispetto al bene della persona aggredita;
  • un’analisi di ogni ulteriore circostanza utile come, ad esempio, l’enfasi dell’aggressore o un evidente stato di alterazione psicofisica.

Per meglio banalizzare il concetto di sproporzione tra difesa e offesa si pensi a Tizio che, dopo aver ricevuto un solo pugno da Ciao, per difendersi spara Caio fino a fargli perdere la vita. In questo caso Tizio aveva subito il reato di lesioni personali ed ha reagito commettendo il più grave reato di omicidio.

5. Uso delle armi da parte del Pubblico Ufficiale

L’articolo 53 del codice penale disciplina, poi, l’ipotesi dell’utilizzo delle armi da parte di un pubblico ufficiale. Ai sensi dello stesso, infatti, il pubblico ufficiale che, nell’esercizio dei propri doveri di ufficio, fa uso o ordina di far uso di armi in situazione di costrizione dovuta dalla necessità di respingere una violenza o di impedire la commissione di qualsivoglia altro reato, non è punibile dalla legge.

6. Evoluzione normativa della legittima difesa

Con l’evoluzione della società e con l’aumentare dei casi di aggressione è sempre stato vivo negli anni il dibattito sulla possibilità di dare più opportunità di difesa alla vittima di un reato. I maggiori dubbi sono stati sollevati sulla limitata possibilità di difendere la propria abitazione.
In questo senso, a seguito di ampio dibattito parlamentare, vi è stata apertura all’estensione delle ipotesi di difesa legittima per l’effetto delle seguenti leggi:

  • legge n. 59/2006 (1) che, introducendo ulteriori commi all’art. 52 c.p., ha ampliato i limiti della legittima difesa all’interno delle abitazioni e degli altri luoghi di privata dimora. Viene ritenuto altresì legittimo difendere anche con le armi beni di natura patrimoniale propri altrui;
  • legge n.36/0219: oltre a modificare e rafforzare i i commi già introdotti dalla precedente legge, ha previsto anche una serie di accorgimenti per altri articoli del codice penale, ovvero:

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