La concussione nel sistema giuridico italiano

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Il reato di concussione rappresenta una fattispecie delittuosa espressamente prevista dal nostro ordinamento giuridico penale. Questo delitto, al pari di istituti come il peculato e l’abuso d’ufficio rientra tra quelli previsti dal codice penale contro la pubblica amministrazione. Di seguito saranno trattate le principali caratteristiche di questo particolare istituto.

1. Cenni generali sulla concussione

L’ipotesi dell’esercizio della concussione è prevista e disciplinata in maniera espressa dall’articolo 317 del codice penale, il quale prevede, appunto, che “Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni”.
Come per gli altri delitti che possono essere commessi soltanto dai pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione, la previsione normativa della concussione è finalizzata a garantire il corretto funzionamento e l’imparzialità dei pubblici uffici amministrativi.

2. Caratteristiche ed elementi oggettivi della concussione

Trattandosi di un “reato proprio” il soggetto attivo può essere un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio.
Con riferimento all’elemento oggettivo relativo alla concussione, le condotte sanzionatorie si riscontrano in una strumentalizzazione della qualifica soggettiva, in cui sia implicita la possibilità di un esercizio di poteri (c.d. abuso di qualità) ovvero nell’esercizio di potestà di cui il soggetto è investito in modo difforme dallo scopo prefissato dalla legge (c.d. abuso di poteri) finalizzati a:

  • forzare la volontà (c.d. concussione per costrizione);
  • convincere la vittima a dare o a promettere senza alcun titolo di denaro o altra utilità (c.d. concussione per induzione);

3. Elemento soggettivo

L’elemento soggettivo richiesto è il dolo generico, che consiste nella cosciente e volontaria realizzazione della condotta, con la consapevolezza del carattere indebito della dazione o promessa.
Il delitto si consuma con la dazione o con la promessa. Inoltre, per il caso della concussione anche il tentativo è configurabile come reato.

4. Prescrizione

Come per gli altri delitti previsti contro la pubblica amministrazione, il reato di concussione segue i canoni di prescrizione ordinaria imposti dal nostro codice penale, ossia che siffatta ipotesi delittuosa non più perseguibile dopo che sia decorso il termine massimo della pena prevista dall’art. 317 c.p., ovvero dodici anni.

5. Modifica normativa del 2012: suddivisione tra concussione per costrizione o induzione indebita

Fino a prima dell’intervento della legge n. 190/2012(1) sia il requisito della costrizione che quello della induzione erano previsti e disciplinati dal medesimo articolo, ovvero il 317 c.p.
La predetta legge, è stata emanata al fine di rendere più capillari ed efficienti le misure per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione. Per questo il legislatore ha voluto operare una separazione normativa tra la concussione caratterizzata dalla costrizione e quella caratterizzata, invece dall’induzione indebita.

5.1 Introduzione dell’art. 319 quater del codice penale

Per i motivi indicati nel paragrafo precedente, la legge n. 190 del 2012 ha introdotto l’art. 319 quater c.p. che è interamente dedicato al solo caso di induzione indebita. La norma prevede in questo caso che il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che induce un soggetto a dare o anche a promettere del denaro o altra utilità è punito con una reclusione che andrà dai sei anni ai dieci anni e sei mesi.

5.2 La previsione punitiva per la vittima del reato

Inoltre, il secondo comma dell’art. 319 quater c.p. prevede che anche la vittima del reato, se finisce per dare o promettere del denaro o qualsivoglia altra utilità, dovrà essere punito con una reclusione fino a tre anni.
In questo modo il legislatore ha inteso tendere a far approcciare in maniera diversa anche il privato verso l’amministrazione pubblica.

6. Modifica normativa del 2015

Poichè la precedente versione della norma non includeva la figura dello “incaricato di pubblico servizio” con la legge n. 69/2015(2), emanata per meglio contrastare i reati di corruzione e falso in bilancio, per il mezzo dell’articolo 3 è stata prevista l’inclusione anche di tale ultima figura lavorativa.
Tuttavia, mentre per alcune altre tipologie di reato verso la pubblica amministrazione vi è stato un inasprimento della pena, per la concussione di carattere costrittivo la pena massima è rimasta invariata a dodici anni.
Per il caso dell’induzione ex art. 319 quater del codice penale, invece, la pena è stata aumentata. Infatti, la pena prevista prima della modifica normativa variava da un minimo di tre anni ad un massimo di otto anni. Dopo l’ultima modifica normativa, la pena varia da un minimo di sei anni ad un massimo di dieci anni e sei mesi.

7. Differenza sostanziale tra concussione e corruzione

Trattandosi in entrambi i casi di una condotta finalizzata al conferimento di un vantaggio verso un privato, da parte di un pubblico ufficiale o da parte di incaricato di un pubblico servizio, ci si chiede spesso quale sia, a questo punto, la differenza tra la concussione e la corruzione ex art. 318 c.p.
Ebbene la differenza sta nell’elemento volitivo del privato che, nel caso della corruzione è concorde con la figura professionale pubblica nel compimento del reato, mentre per il reato in esame non vi è alcun genere di volontà da parte della vittima.

8. Ultime dalla Corte di Cassazione

In tema di concussione, l’avverbio “indebitamente” utilizzato nell’art. 317 cod. pen. qualifica non già l’oggetto della pretesa del pubblico ufficiale, la quale può anche non essere oggettivamente illecita, quanto le modalità della sua richiesta e della sua realizzazione. (Fattispecie in cui la Corte ha confermato la qualificazione, in termini di tentativo di concussione, anziché esercizio arbitrario delle proprie ragioni aggravato dall’abuso di pubblici poteri, della condotta di un carabiniere che aveva minacciato la persona offesa di ritirarle la patente ove non avesse provveduto a pagare gli stipendi e il trattamento di fine rapporto dovuti a sua moglie). Cassazione penale, sentenza n. 24560 del 23 giugno 2021 (Cass. pen. n. 24560/2021)

Integrano l’abuso costrittivo del delitto di concussione le pressioni esercitate da un docente universitario su un candidato al concorso di ricercatore perchè si ritiri dalla prova – allo scopo di favorire altro candidato, con minor punteggio per titoli e pubblicazioni – quando alla persona offesa non sia prospettato alcun vantaggio indebito, ma solo pregiudizi per la sua carriera accademica, a nulla rilevando, al riguardo, l’alea della attribuzione del posto messo a concorso, atteso che la vittima è stata comunque privata di una significativa “chance” di conseguirlo. Cassazione penale, sentenza n. 5057 del 9 febbraio 2021 (Cass. pen. n. 5057/2021)

Integra il delitto di concussione, di cui all’art. 317 cod. pen., la condotta del dipendente dell’Agenzia delle Entrate che, nella sua qualità di pubblico ufficiale, nel corso di una verifica fiscale, prima della contestazione di specifiche violazioni, richieda al soggetto sottoposto al controllo il pagamento di ingenti somme al fine di evitare prospettate severe sanzioni pecuniarie, quando sia accertata l’assenza di irregolarità ovvero la somma richiesta sia del tutto sproporzionata rispetto all’eventuale sanzione irrogabile. Cassazione penale, sentenza n. 37922 del 31 dicembre 2020 (Cass. pen. n. 37922/2020)