La concorrenza

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La concorrenza è la condizione che deriva dalla presenza sullo stesso mercato di diverse imprese affini sia per il bene o il servizio che offrono che per l’ambito territoriale in cui operano.
Da sempre si è resa necessaria una disciplina per regolare il comportamento delle imprese che operano in concorrenza al fine di tutelare, da un lato, la posizione delle altre imprese contro qualsiasi comportamento lesivo di imprese dominanti e, dall’altro, la posizione dei consumatori contro l’abuso di potere di imprese dominanti che condizionano i prezzi del mercato.

1. Concorrenza perfetta, oligopolio e monopolio

La concorrenza perfetta è una condizione utopica del mercato e, in quanto tale, difficile se non impossibile da riscontrare nella realtà. È un mercato che opera in condizioni ottimali in grado di soddisfare pienamente tutti gli operatori economici: imprese e consumatori.
Il mercato in concorrenza perfetta si caratterizza per le seguenti condizioni ottimali:

  • il bene o servizio offerto è omogeneo;
  • le imprese sono price takes: il prezzo è il risultato dell’incontro tra la domanda e offerta; non è in alcun modo condizionato dagli operatori economici in quanto né i consumatori né i produttori possono influenzare l’andamento delle curve di domanda e offerta;
  • trasparenza del mercato: sia i produttori che i consumatori dispongono di informazioni chiare e complete inerenti alle caratteristiche del mercato e ai prodotti e tutti possono accedere alle informazioni in ugual modo;
  • non esistono vincoli di entrata e uscita per i fattori produttivi nel mercato: le risorse sono disponibili nel lungo periodo.
  • non esistono limiti di ingresso per le imprese che vogliono avviare un’attività imprenditoriale.

Questo è però un modello di mercato del tutto ideale che non trova riscontro nella realtà a causa della scarsa distribuzione dei fattori produttivi, delle circostanze negative che condizionano la libertà di iniziativa economica e della necessità di disporre di ingenti capitali per poter avviare un’attività.
Queste situazioni accrescono quindi la posizione di quelle imprese già presenti sul mercato a discapito di quelle per le quali, a causa delle condizioni tutt’altro che ottimali, l’ingresso sul mercato risulta piuttosto difficoltoso.

È per questo che nella realtà più frequenti sono le situazioni di oligopolio e monopolio.
L’oligopolio è una forma di mercato in cui operano poche e grandi imprese la cui concorrenza è compromessa da intese e accordi stipulati al fine di influenzare le curve di domanda e offerta: le imprese adottano strategie finalizzate a condizionare la produzione e il prezzo (che quindi non è dato dall’incontro tra domanda e offerta).
Il monopolio è quella situazione di mercato in cui vi è assenza di concorrenza: vi è una sola impresa che controlla l’offerta di un bene o servizio che quindi è libera di stabilire i prezzi e conseguire profitti elevati; (il consumatore infatti non ha il beneficio della scelta; la sua decisione, per ovvie ragioni, non è soggetta ad alternative ed è orientata verso l’unica impresa presente sul mercato che, quindi, può permettersi di manovrare i prezzi a proprio vantaggio)

2. La disciplina della concorrenza

L’oligopolio e il monopolio sono forme di mercato che danneggiano sia gli operatori economici che intendono avviare un’attività d’impresa che i consumatori, poiché costretti a subire passivamente le strategie di mercato.

Se da un lato la Costituzione all’art. 41 ha sancito il principio di libertà di iniziativa economica, dall’altro si è reso necessario l’intervento legislativo al fine di regolare le attività economiche concorrenti e garantire alle imprese di competere sul mercato in condizioni di parità.

In materia è intervenuta dapprima la legislazione comunitaria con l’emanazione della disciplina Antitrust (artt. 101 -102 TFUE) e poi quella italiana con la Legge 287/1990.

Le due fonti hanno diversa gerarchia: la disciplina comunitaria ricopre un ruolo maggiore e dominante rispetto a quella italiana.
La normativa comunitaria viene applicata nel nostro territorio in relazione a tutte le politiche scorrette che incidono negativamente sulla concorrenza del mercato comunitario. La disciplina nazionale ha un ambito di applicazione circoscritto e residuale: interviene nelle situazioni per cui non trova applicazione le normativa comunitaria (cioè per i fatti che riguardano solamente il territorio nazionale).

2.1. La disciplina comunitaria

La disciplina comunitaria è applicata alle imprese italiane solo quando mettono in atto comportamenti che danneggiano il mercato comunitario. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) fissa delle norme finalizzate a prevenire i danni sulla concorrenza nel mercato comunitario.
La disciplina condanna i comportamenti anticoncorrenziali che condizionano negativamente il mercato e la concorrenza degli Stati della comunità europea; la Commissione della comunità europea verifica il rispetto delle norme che regolano il mercato, adotta i provvedimenti finalizzati a inibire la continuazione di comportamenti lesivi e infligge sanzioni pecuniarie commisurate alla gravità del comportamento.

2.2. La disciplina nazionale

La legge 287/1900 tutela il regime di concorrenza del mercato italiano e anch’essa, al pari della disciplina comunitaria, è finalizzata a limitare e punire i comportamenti anticoncorrenziali.
In particolare la disciplina, da un lato, limita la libertà di iniziativa economica contro qualsiasi comportamento attuato al fine di danneggiare i concorrenti, dall’altro, prevede restrizioni negoziali che compromettono la libertà di iniziative economica; impone, poi, il divieto di concorrenza in caso di particolari situazioni (es. trasferimento di azienda) e condanna tutti gli atti di concorrenza sleale.
La legislazione antimonopolistica nazionale attribuisce all’Autorità garante della concorrenza e del mercato la funzione di controllo; l’organo si occupa di verificare e vigilare sulla corretta applicazione delle norme sulla concorrenza.

3. I comportamenti anticoncorrenziali

Tre sono i comportamenti anticoncorrenziali contemplati da entrambe le discipline, comunitaria e nazionale, che compromettono il regime di concorrenza e l’equilibrio del mercato a discapito di tutti i soggetti economici che ne fanno parte:

  • Gli abusi di posizione dominante: l’azienda grazie alla posizione di dominio guadagnata rispetto alle altre imprese (ad esempio in termini di profitto) adotta delle strategie finalizzate a danneggiare i concorrenti (ad esempio sceglie di abbassare il prezzo relativo ad un determinato bene a discapito delle concorrenti che, non potendosi permettere di offrire lo stesso bene ad un prezzo così basso, rischiano il fallimento). Non è quindi condannata la posizione dominante dell’impresa ma la condotta scorretta che deriva da tale posizione;
  • Le intese restrittive della concorrenza: accordi fra imprese finalizzati a alterare la concorrenza che caratterizza il mercato su cui operano;
  • Le operazioni di concentrazioni: unione di più imprese per dar vita ad un’unica entità al fine di accrescere la propria posizione sul mercato e danneggiare quella di altre con effetto di impedire, restringere o falsare la concorrenza. La concentrazione può avvenire attraverso l’acquisto o il trasferimento di un’azienda, attraverso la partecipazione, attraverso la fusione di più entità giuridiche.

Gli organi di controlli si occupano di individuare il comportamento che viola le norme in materia di concorrenza, di ordinarne la sospensione o di sanzionarlo.

Note