Il reato di percosse

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Il reato di percosse, previsto dall’art. 581 del codice penale, costituisce fattispecie delittuosa espressamente prevista dal nostro ordinamento penale. Costituisce uno di quei delitti che ledono l’incolumità personale di un individuo. Tale incolumità viene tutelata anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 Cost., infatti, eleva a fondamentale diritto dell’individuo la salute, ovvero tutela l’incolumità individuale nella sua primaria dimensione di integrità funzionale, fisica e psichica.

1. La norma di riferimento

L’articolo 581 c.p. disciplina il reato di percosse. Ai sensi del predetto articolo, “chiunque percuote taluno, se dal fatto non deriva una malattia del corpo o nella mente, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a 309 euro”.
Sebbene si possa pensare il contrario, in realtà il reato in esame è di rara applicazione, poiché nella maggior parte dei casi in cui viene posta in essere la condotta tipica del reato di percosse, in realtà le conseguenze che ne derivano sono sempre peggiori.
Infatti presupposto che giustifichi, come capo di imputazione, il solo delitto di percosse è necessario che la vittima non abbia subito limitazioni psico-fisiche.

2. Il fatto tipico costituente il reato di percosse

Ai fini della configurazione del reato di cui all’art. 581 c.p. il fatto tipico dovrà consistere nel percuotere un individuo, ovvero nel colpirlo e nell’esercitare qualsiasi forma di violenza sul suo corpo.
Per non “fuoriuscire” dalla configurazione del reato di percosse, per confluire nel più grave reato di lesione personale ex art. 582 c.p., è necessario che dalle percosse non derivino lesioni sia di carattere fisico che di carattere psichico.
Il soggetto agente, così come il soggetto passivo, può essere qualsiasi individuo.

3. Elemento oggettivo

Trattandosi di reato formale o di pura condotta, la fattispecie delittuosa delle percosse si rinviene nell’ipotesi in cui il soggetto agente ponga in essere una condotta, nei confronti del soggetto passivo, volta ad esercitare violenza.

4. Elemento soggettivo

L’elemento soggettivo del delitto in esame consiste nel dolo generico, quindi, nella coscienza e volontà di colpire un individuo con una condotta idonea a cagionarle sensazioni di dolore.

5. Ultime dalla Corte di Cassazione

In tema di successione di leggi nel tempo, il trasferimento della competenza per materia dal giudice di pace al tribunale monocratico comporta una modifica “in peius” del trattamento sanzionatorio, ove determini l’applicazione delle sanzioni detentive in luogo delle più favorevoli sanzioni pecuniarie previste dall’art. 52 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274, che non può operare retroattivamente. (Fattispecie in tema di reato di percosse ai danni del coniuge divorziato, del convivente o di uno dei soggetti indicati dall’art. 577, comma secondo, cod. pen., al quale continuano ad applicarsi le sanzioni previste per il processo innanzi al giudice di pace, qualora il fatto sia stato commesso prima dell’entrata in vigore della legge 15 ottobre del 2013, n. 119, che ha riassegnato la competenza al tribunale). (Cass. Sez. VI penale, sentenza del 6 maggio 2020 n. 13708).

I reati di percosse e di lesioni personali volontarie hanno in comune l’elemento soggettivo, che consiste nella volontà di colpire taluno con violenza fisica, mentre differiscono nelle conseguenze della condotta, atteso che le lesioni superano la mera ed eventuale sensazione dolorosa tipica delle percosse, determinando un’alterazione delle normali funzioni fisiologiche dell’organismo, che richiede un processo terapeutico e specifiche cure mediche. (Cass. Sez. II penale, sentenza del 23 maggio 2019 n. 22534).

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 581 cod. pen., nella nozione di “percosse” rientrano anche gli schiaffi, in quanto intrinsecamente caratterizzati da energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona, purchè non siano produttivi di malattia (ricadendosi in tal caso nel reato di lesioni) o non manifestino una violenza di entità inavvertibile e simbolica, indice dell’esclusivo proposito di arrecare sofferenza morale o disprezzo (in tale ipotesi configurandosi il reato di ingiuria). (Cass. Sez. III penale, sentenza del 16 ottobre 2014 n. 43316).

Note