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Il reato di infanticidio (in condizioni di abbandono morale e materiale)

Il reato di infanticidio costituisce una particolare ipotesi di omicidio. La storia di questo istituto giuridico è stata molto travagliata. Basti pensare che in epoca romana era consentita l’uccisione degli appena nati malformati o “mostruosi”. Soltanto con l’avvento del cristianesimo l’infanticidio ha iniziato ad essere equiparato ad una ipotesi criminosa, per divenire, infine, autonoma fattispecie di reato.
Attualmente è disciplinata dall’articolo 578 del codice penale.

 

1. Riferimento normativo

Mentre nel codice Zanardelli l’infanticidio costituiva una circostanza attenuante dell’omicidio, qualora il reato fosse commesso per “motivo di onore” o su bambino non nato da più di cinque giorni; oggi, l’infanticidio costituisce una forma di reato a se stante, con specifiche peculiarità che ne caratterizzano la sua esistenza.
Il primo comma dell’art. 578 c.p. prevede che “La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni”.

2. Abrogazione della causa d’onore

A seguito di ampio dibattito sociale, nonché parlamentare, con la l. n. 442/1981(1) è stata abrogata la “causa d’onore”.
Per “causa d’onore”, così come introdotta dal codice Rocco nel 1930, si intendeva l’onore sessuale della donna che, tramite infanticidio, poteva in qualche modo essere salvato.
Con il mutare delle abitudini umane, nonché della morale, si è ritenuto necessario “depennare” tale causa del vigente codice penale.

3. Ipotesi di concorso del reato e inapplicabilità delle circostanze aggravanti

Il secondo comma dell’articolo in esame prevede una pena superiore per chi concorre nella causazione di tale reato. Per il concorrente, infatti, è prevista la medesima pena prevista per l’omicidio, ovvero non inferiore a ventuno anni. È altresì specificato, però, che se il concorrente ha agito per favorire la madre, la pena potrà essere assoggettata ad una diminuzione fino due terzi.
Sempre l’articolo 578 c.p. prevede all’ultimo comma che, nella commissione del reato di infanticidio non potranno essere applicate le circostanze aggravanti previste dall’articolo 61 c.p.

4. Soggetto attivo e soggetto passivo

Trattandosi di reato proprio, il soggetto attivo potrà essere soltanto la madre del nascituro o del feto ancora in grembo.
Viceversa, il soggetto passivo potrà essere il neonato immediatamente dopo il parto, o il feto in circostanza di gravidanza.

5. Elemento oggettivo

L’elemento oggettivo di questa ipotesi delittuosa consiste nella condotta posta in essere dalla madre e finalizzata a togliere la vita del neonato o nel provocare la morte del feto ancora in grembo.

6. Elemento soggettivo

Con riferimento all’elemento soggettivo, lo stesso corrisponde al dolo generico, quindi nel procurare la morte del bambino con coscienza e volontà.

7. Ultime sentenze dalla Suprema Corte di Cassazione

L’integrazione della fattispecie criminosa di infanticidio non richiede che la situazione di abbandono materiale e morale rivesta un carattere di oggettiva assolutezza, trattandosi di un elemento oggettivo da leggere in chiave soggettiva, in quanto è sufficiente anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell’ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale, quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto. (Cass. Sez. I penale, sentenza del 19 giugno 2013 n. 26663)

L’integrazione della fattispecie criminosa di infanticidio non richiede che la situazione di abbandono materiale e morale rivesta un carattere di oggettiva assolutezza, trattandosi di un elemento oggetto da leggere in chiave soggettiva, in quanto è sufficiente anche la percezione di totale abbandono avvertita dalla donna nell’ambito di una complessa esperienza emotiva e mentale quale quella che accompagna la gravidanza e poi il parto. (Cass. Sez. I penale, sentenza del 22 novembre 2010 n. 40993)

L’infanticidio in condizioni di abbandono materiale o morale postula uno stato di abbandono della madre inteso non come fatto contingente legato al momento culminante della gravidanza, bensì come condizione di vita, che si sostanzia nell’isolamento materiale e morale della donna dal contesto familiare e sociale (situazione d’indigenza e difetto di assistenza pubblica e privata; solitudine causata da insanabili contrasti con parenti e amici e conseguente allontanamento spontaneo o coatto, dal nucleo originario di appartenenza e così via) produttivo di un profondo turbamento spirituale, che si aggrava grandemente, sfociando in una vera e propria alterazione della coscienza, in molte partorienti immuni da processi morbosi mentali e tuttavia coinvolte psichicamente al punto da smarrire almeno in parte il lume della ragione. (Fattispecie relativa a ritenuta configurabilità di omicidio volontario nella soppressione, subito dopo la nascita, con modalità efferate, del figlio da parte di madre volontariamente isolatasi dal contesto familiare e sociale). (Cass. Sez. I penale, sentenza del 30 ottobre 2009 n. 41889)

Note

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