Il reato di estorsione

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Il reato di estorsione è rubricato all’interno del codice penale nel capo che disciplina i delitti contro il patrimonio mediante violenza alle cose o alle persone. A seguito del diffuso utilizzo di questa pratica delittuosa, soprattutto dalle organizzazioni di stampo mafioso, la disciplina di questo istituto è stata oggetto di ampio dibattito con conseguente inasprimento delle pene originariamente previste.

1. Inquadramento normativo

La generica previsione del reato di estorsione è contenuta all’interno dell’art. 629 del codice penale. Ai sensi del predetto articolo, infatti, chiunque, attraverso l’utilizzo della violenza o della minaccia, costringe altro soggetto a fare o ad omettere di fare qualcosa, per procurare a se stesso o ad altri un ingiusto profitto, è punito con una pena detentiva fino a dieci anni e con una multa fino a 4.000 euro.
A questa previsione generica di pena, sono state introdotte alcune specifiche ipotesi di aggravio.

2. Circostanze aggravanti

Come accennato nella parte introduttiva, l’utilizzo da parte del sistema mafioso di questa fattispecie delittuosa risulta essere assai frequente. Per questo motivo, con l’emanazione del codice antimafia, nel 2011, il reato di estorsione viene assoggettato ad un aggravio di pena, fino alla metà, qualora il soggetto agente risulti essere sottoposto a “provvedimento definitivo di misura di prevenzione personale durante il periodo previsto di applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata l’esecuzione”.
Inoltre, l’ultimo comma dell’articolo 629 c.p. prevede la pena della reclusione fino a venti anni ed una multa fino a 20.000  euro se concorre taluna tra le ipotesi indicate dall’ultimo capoverso dell’articolo 628 del codice penale.

3. Obbligo di arresto in flagranza

Questa fattispecie di reato rientra tra i casi previsti dall’art. 380 del c.p.p. ovvero tra quelli per cui è previsto l’arresto in flagranza.
Per il caso dell’arresto in flagranza non è necessario che il reato sia stato effettivamente consumato, essendo sufficiente anche il mero tentativo. Ad esempio, se l’estorsore viene colto in flagranza mentre sta ponendo in essere la sua condotta minacciosa finalizzata ad ottenere una somma di denaro, ma non si è ancora compiuta la circostanza concreta della dazione, egli potrà comunque essere sottoposto ad arresto dalla polizia giudiziaria.

4. Elemento oggettivo

Per il compimento del reato di estorsione il soggetto attivo può essere chiunque. L’elemento oggettivo del reato si riscontra nella condotta violenta e minacciosa posta in essere dal soggetto agente che è finalizzata ad ottenere un ingiusto profitto, costringendo il soggetto passivo a fare o ad omettere di fare qualcosa.

5. Elemento soggettivo

Il reato di estorsione può essere commesso con “dolo generico” ex art. 43 del codice penale. Infatti, sarà necessario riscontrare che il soggetto agente abbia posto in essere la propria condotta in modo coscienzioso e volontario, con il fine di perseguire l’ingiusto profitto previsto dal delitto di estorsione.

6. Ultime dalla Corte di Cassazione

“Il criterio distintivo tra il delitto di estorsione mediante minaccia e quello di truffa cd. vessatoria consiste nel diverso atteggiarsi del pericolo prospettato, sicché si ha truffa aggravata ai sensi dell’art. 640, comma secondo, n.2, cod. pen. quando il danno viene prospettato come possibile ed eventuale e mai proveniente direttamente o indirettamente dall’agente, di modo che la persona offesa non è coartata nella sua volontà, ma si determina all’azione od omissione versando in stato di errore, mentre ricorre il delitto di estorsione quando viene prospettata l’esistenza di un pericolo reale di un accadimento il cui verificarsi è attribuibile, direttamente o indirettamente, all’agente ed è tale da non indurre la persona offesa in errore, ma, piuttosto, nell’alternativa ineluttabile di subire lo spossessamento voluto dall’agente o di incorrere nel danno minacciato.” (Cass. Sez. II penale, sentenza del 1 settembre 2020 n. 24624)

“Ai fini del riconoscimento della estorsione c.d. “ambientale”, non è necessario che nella contestazione sia contenuta l’espressa qualificazione dei fatti come “estorsione ambientale”, essendo sufficiente l’indicazione dei requisiti oggettivi e soggettivi del delitto come declinati nel caso concreto. (Fattispecie in cui nell’imputazione provvisoria le modalità della condotta minacciosa erano descritte con riferimento ad azioni di incendio di autovetture, posizionamento di bottiglie di benzina e spari alle vetrine di locali).” (Cass. Sez. II penale, sentenza del 18 giugno 2020 n. 18566)

“Nel delitto di estorsione c.d. contrattuale, che si realizza quando al soggetto passivo sia imposto di porsi in rapporto negoziale di natura patrimoniale con l’agente o con altri soggetti, l’elemento dell’ingiusto profitto con altrui danno è implicito nel fatto stesso che il contraente-vittima sia costretto al rapporto in violazione della propria autonomia negoziale, essendogli impedito di perseguire i propri interessi economici nel modo da lui ritenuto più opportuno. (Fattispecie in cui la Corte ha evidenziato la compromissione dell’autonomia contrattuale della vittima, costretta ad assumere una persona non scelta da lei come “buttafuori” del locale di sua proprietà, senza la possibilità di valutarne le qualità personali, di particolare importanza in ragione della delicatezza delle mansioni).” (Cass. Sez. II penale, sentenza del 17  aprile 2020 n. 12434)

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