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Il Pubblico Ministero nell’ordinamento giudiziario italiano

Il Pubblico Ministero, detto comunemente P.M., è un soggetto a cui è affidato il dovere di vigilare sull’osservanza delle leggi, di tutelare dei diritti dello Stato, degli incapaci, delle persone giuridiche, denunciare e reprimere i reati e applicare misure di sicurezza.
Il P.M., comunemente, è associato all’esercizio dell’azione penale (art. 50 c.p.p.), ed è un componente del sistema accusatorio nel procedimento penale.

1. Le funzioni del Pubblico ministero

La figura del P.M. trova le fondamenta nel nostro sistema giuridico già dal 1941, quando nel Regio Decreto all’art. 70, venivano promulgate funzioni e caratteristiche della carica.
Le funzioni del P.M. vengono esercitate da figure diverse rispetto al livello di giudizio in questione. Ritroveremo la figura del P.M. nei seguenti soggetti:

  • procuratore generale presso la Corte di Cassazione;
  • procuratori generali della Repubblica in Corte d’appello;
  • procuratori della Repubblica presso i tribunali per minorenni e nei tribunali ordinari.(1)Il Pubblico ministero non ha solo competenze penali, per quanto siano preminenti (soprattutto nella cronaca quotidiana), ma anche competenze civili e amministrative.(2)
    Nello svolgimento delle proprie funzioni, il P.M. esercita la sua funzione sulla base del potere che la stessa legge gli attribuisce.

2. La conduzione delle indagini

Nell’ordinamento giuridico italiano il Pubblico Ministero ha un ruolo attivo nella conduzione delle indagini, infatti gode di un potere direttivo nei confronti della polizia.
Quindi, una volta concluse le indagini preliminari, il P.M. potrà avviare l’azione penale, ovvero avviare la fase istruttoria del processo.
All’esito del processo preliminare il giudice se dovesse aver escluso la colpevolezza dell’imputato lo proscioglierà; in caso contrario, l’accusato, sarà rinviato a giudizio. Quest’ultima ipotesi porterà il sorgere di una nuova fase processuale che si terrà dinanzi ad un giudice diverso ma con la presenza del P.M. che ha condotto le indagini come parte accusatoria.

3. L’autonomia del P.M.

Il pubblico ministero, durante le udienze esercita il proprio potere nella totale autonomia.
Vi sono casi di sostituzione gerarchica quando si presentano casi di grave impedimento, di rilevanti esigenze di servizio o nei casi previsti dall’articolo 36 del codice di procedura penale dove il P.M. sarà sostituito dal Procuratore Generale o dal Procuratore della Repubblica
Negli altri casi il P.M. potrà essere sostituito solo con il suo consenso.
Vi sono delle differenze tra questa figura e quella del giudice, infatti il pubblico ministero non può essere ricusato per gravi motivi di convenienza (art. 37 c.p.p.).
L’unico organo che può comminare una sanzione al P.M. è il Consiglio Superiore della Magistratura così come specificato dall’art. 105 della Costituzione.(3)

4. I contrasti tra P.M.

Vi sono due casi di contrasti tra P.M. e sono:
a) Contrasti negativi: si verificano quando un Pubblico ministero ritiene di non avere la dovuta competenza su un dato reato e, pertanto, conviene che tale giurisdizione appartenga ad un altro magistrato; in questo caso dovrà trasmettere gli atti all’ufficio del P.M. che ritiene competente.
b) Contrasti positivi: si verificano quando il P.M. viene a conoscenza del fatto che vi sia un altro magistrato che ha già iniziato un’indagine sulla medesima persona e per lo stesso reato. Anche in questo caso, il Pubblico Ministero che ha rilevato il contrasto dovrà trasmettere gli atti al magistrato che ritiene competente.

5. Il ruolo di garanzia del Pubblico Ministero

Il legislatore ha posto nelle mani dei P.M. un ruolo nevralgico nelle indagini tanto da, come asserito in precedenza, dotarlo di una assoluta autonomia nello svolgimento delle sue funzioni. Elemento che emerge con forza dal fatto che soltanto il Consiglio Superiore della Magistratura può sindacare e commutare sanzioni nei suoi confronti.
Così come descritto nell’art. 326 c.p.p. il P.M. ha il dovere di svolgere, nel limite delle sue funzionile indagini necessarie per le determinazioni inerenti all’esercizio dell’azione penale.
Con questo articolo il legislatore vuole evidenziare il ruolo di assoluta garanzia del Pubblico ministero, delimitandone i poteri e quelli del corpo di polizia addetto alle indagini.
Proprio il rapporto tra P.M. e Polizia giudiziaria è il fondamento del nostro sistema penale: infatti il magistrato, consapevole del proprio ruolo di garanzia dovrà controllare il corpo che concretamente svolge le indagini, in maniera tale da limitare pericolosi personalismi degli addetti alle indagini.

6. I poteri del Pubblico ministero

Articoli bussola che permettono di identificare i poteri del P.M. sono gli artt. 70 e 72 del codice di procedura civile. Il legislatore, per il mezzo delle predette norme, identifica i limiti e i campi di applicazione dell’azione del magistrato.
L’art. 70 c.p.c. ci permette di identificare i casi di intervento del magistrato, che sono:
a) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;
b) nelle cause matrimoniali;
c) nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone;
d) in ogni altra causa in cui ravvisa un pubblico interesse.

Per iniziare il proprio intervento nella causa è sufficiente che il P.M. sia ufficialmente informato dell’esistenza del procedimento in qualsiasi grado di giudizio. Una volta venuto a conoscenza potrà partecipare alla causa e presentare, qualora lo ritenesse opportuno, le sue considerazioni senza che quest’ultima sia oggetto di censura o di nullità del processo.
Tanto è vero che nel caso in cui in uno dei casi sopracitati, il p.m. non partecipi al giudizio di primo grado, tale assenza determinerà la nullità del processo.
L’art. 72, invece ci permette di comprendere quali siano i poteri del magistrato nelle fasi processuali.
Infatti il legislatore esplicita che il magistrato può:
a) produrre documenti;
b) dedurre prove;
c) prendere conclusioni nei limiti delle domande proposte dalle parti.

Tabella consuntiva

Il P.M. ha proposta l’azione e può: Il P.M. interviene e può:
– formulare domande (anche in contrasto con la volontà delle parti);
– proseguire il processo.
– produrre documenti;
– dedurre prove;
– prendere conclusioni;
– proporre la revocazione (art. 397 c.p.c.).

I poteri del pubblico ministero

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