Il matrimonio

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Il matrimonio: cenni storici e peculiarità giuridiche di uno degli istituti più importanti dell’ordinamento giuridico italiano.

1. I presupposti soggettivi ed oggettivi di ammissione al concordato

L’attuale visione dell’istituto del matrimonio è totalmente differente dalla visione concepita dal diritto romano. All’epoca del diritto romano, infatti, il matrimonio consisteva in un atto privo di particolari formalità, sia in fase di formazione che in fase di eventuale fine. Il matrimonio in quel tempo dava semplicemente inizio alla vita in comune.
Con l’avvento del cristianesimo, però, all’istituto del matrimonio viene associata una celebrazione formale dello stesso con annesso vincolo all’indissolubilità del rapporto.
Per osservare il primo passo finalizzato al riconoscimento del matrimonio da un punto di vista puramente giuridico si dovrà attendere fino alla rivoluzione francese che sfocerà con la costituzione del 1791 che contiene, tra i vari principi, anche l’espressa qualificazione del matrimonio in termini di contratto civile.
In Italia, la disciplina del matrimonio viene introdotta dal codice civile del 1865 e non dava alcun riconoscimento al matrimonio religioso. Solo con la sottoscrizione dei patti lateranensi del 1929 il matrimonio religioso è finito per dare anche un automatico riconoscimento da un punto di vista civilistico, ritenendo quindi superflua la pratica del solo matrimonio civile.

2. La promessa di matrimonio ed i suoi effetti civili

La promessa di matrimonio è disciplinata dagli artt. 79, 80 e 81 c.c. Il nostro ordinamento prevede, infatti, che una coppia formata da un uomo e una donna possano promettersi di unirsi in matrimonio anche se tale promessa non potrà comunque produrre alcun tipo di obbligo a carico di ognuno. L’art. 79 c.c. prevede, infatti, che:

“La promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento”.

Le uniche conseguenze che potranno derivare dal mancato rispetto della promessa di matrimonio sono espressamente previste dai successivi artt. 80 e 81 c.c.
Se il matrimonio alla fine non viene celebrato, infatti, ognuno avrà diritto a richiedere la restituzione dei doni in virtù della promessa fatta all’altra parte. La richiesta di restituzione dei doni dovrà essere fatta nel termine di un anno dalla data di rifiuto a contrarre il matrimonio o dalla data di morte di uno dei promittenti.
La restituzione dei doni si ritiene sempre dovuta, qualsiasi sia stata la forma di promessa di matrimonio.
Con riferimento, invece, al risarcimento del danno, questo è dovuto solo nel caso in cui ci sia stata una solenne promessa, ovvero quella formulata per atto pubblico o scrittura privata definita anche “espressa” o “tacita” che deriva dalla richiesta di pubblicazione dell’annunciazione del matrimonio.

Il risarcimento del danno, comunque, non è sempre previsto ma è dovuto nell’ipotesi in cui uno dei promittenti si rifiuti a contrarlo senza un giusto motivo o nel caso in cui il comportamento sbagliato di una parte porti l’altra parte ad una forzata rinuncia.
Le voci di danno risarcibile, sono esclusivamente di carattere patrimoniale, ritenendosi esclusa, quindi, l’eventualità di un risarcimento del danno morale. Per danno matrimoniale si dovranno intendere le spese fatte in conseguenza della promessa di matrimonio.

3. Forme di celebrazione del matrimonio

Con riferimento ai rituali previsti per la celebrazione del matrimonio, il nostro ordinamento ne riconosce di tre tipi:

a. il matrimonio civile;
b. il matrimonio canonico;
c. il matrimonio di culto acattolico.

Le forme elencate si differenziano tra loro per le modalità di celebrazione e le caratteristiche delle rispettive sfere di appartenenza. Da un punto di vista prettamente civilistico in qualsiasi forma sarà celebrato un matrimonio avrà sempre gli stessi effetti civili.

3.1. Il matrimonio civile

Il matrimonio civile è espressamente disciplinato dal codice civile, sia per le modalità di celebrazione che per i requisiti necessari al fine di contrarre un corretto negozio matrimoniale.
Da un punto di vista formale il matrimonio civile si articola in tre fasi:

  • Pubblicazione;
  • Celebrazione;
  • Documentazione.

La celebrazione dovrà avvenire dinanzi ad un ufficiale di stato civile che è individuato dalla legge nella persona del sindaco del luogo di residenza dei contraenti. Il sindaco ha comunque la facoltà di delegare i dipendenti del comune, i consiglieri comunali, il segretario comunale o anche ai cittadini che hanno i requisiti per l’elezione a consigliere comunale (D.P.R. 396/2000).
Gli artt. 8490 c.c. indicano quali condizioni debbano sussistere affinché un matrimonio possa ritenersi valido. Si tratta essenzialmente di una espressa previsione delle cause impeditive del matrimonio.

I requisiti previsti sono:

Art. 84 c.c. – Compimento della maggiore età (oltre al caso in cui su istanza dell’interessato il Tribunale possa autorizzarlo a contrarre matrimonio se di età superiore ad anni 16 ed inferiore ad anni 18);
Art. 85 c.c. – L’interdetto per infermità mentale non può contrarre matrimonio;
Art. 86 c.c. – Non può contrarre matrimonio chi è già vincolato da un precedente matrimonio;
Art. 87 c.c. – Non è possibile contrarre matrimonio tra individui legati da consanguineità;
Art. 88 c.c. – Non potranno contrarre matrimonio tra loro le persone per le quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.
Art. 89 c.c. – Divieto temporaneo di nuove nozze per le donne il cui precedente matrimonio sia stato annullato o sciolto da meno di 300 giorni.

3.1.1. Pubblicazione di matrimonio ed eventuale opposizione

La pubblicazione della celebrazione del matrimonio è indicata dall’art. 93 c.c. il cui scopo è quello di portare a conoscenza di terzi la volontà di sposarsi di due persone. La sua funzione è quindi quella di “pubblicizzare” la notizia di matrimonio.
La pubblicazione dovrà essere richiesta al pubblico ufficiale dello stato civile del luogo dove uno degli sposi ha la residenza, ed in caso di residenze in luoghi diversi, la pubblicazione viene effettuata in entrambi i comuni.

Con l’avvento di internet la pubblicazione è prevista mediante “affissione virtuale” per otto giorni consecutivi presso l’albo pretorio online e, decorso tale termine senza alcuna opposizione, dopo ulteriori tre giorni il matrimonio potrà essere regolarmente contratto.
La pubblicazione non si intende avvenuta se tra la sua data e la data effettiva del matrimonio è decorso un termine superiore a 180 giorni.

Vi è da precisare che dall’omissione della pubblicazione non consegue l’invalidità del matrimonio ma consegue il pagamento delle sanzioni previste dagli artt. 134 e 135 c.c..
Prima che il matrimonio si celebri è sempre possibile che predeterminati soggetti possano opporsi alla sua effettiva realizzazione. L’art. 102 c.c. indica quali sono gli individui legittimati a proporre opposizione, e sono:

  • I genitori o, in loro mancanza, gli ascendenti o collaterali entro il terzo grado;
  • Il coniuge della persona che vuole contrarre altro matrimonio;
  • L’ex coniuge o, in caso di morte, dai suoi parenti per far valere il divieto temporaneo ex art. 89 c.c.;
  • Dal pubblico ministero nel caso in cui possa essere promossa la procedura di interdizione verso uno dei futuri sposi.

Coloro che non sono legittimati a proporre opposizione, e che ritengono ci siano fondati motivi per opporsi alla celebrazione del matrimonio, possano sollecitare il pubblico ministero affinché proceda alla formalizzazione dell’opposizione sulla scorta dei motivi da loro indicati.
Allo stesso modo, l’ufficiale di stato che venga a conoscenza dell’esistenza di una delle cause impeditive di contrarre matrimonio e non dichiarate dai promessi sposi, dovrà dare immediata comunicazione al pubblico ministero.

3.1.2. Celebrazione del matrimonio e documentazione

Il matrimonio con rito civile dovrà essere celebrato pubblicamente, ex art. 106 c.c. nella casa comunale davanti all’ufficiale dello stato civile al quale fu fatta la richiesta di pubblicazione.
Sono tuttavia previsti dei casi in cui la celebrazione possa avvenire al di fuori della casa comunale di presentazione della richiesta dell’atto di celebrazione. Ciò è previsto per il caso in cui uno degli sposi sia infermo o comunque per qualunque altro motivo che gli impedisca di raggiungere la casa comunale (art. 110 c.c.).
È altresì disciplinata l’ipotesi di celebrazione del matrimonio presso un comune diverso da quello previsto dall’art. 106 c.c.

Nel giorno indicato dalle parti l’ufficiale dello stato civile, in presenza di una pluralità di testimoni indicati dagli sposi procede alla celebrazione. Viene inizialmente data lettura agli sposi di quelli che sono i diritti e doveri che derivano dal matrimonio e che sono indicati dagli artt. 143, 144 e 147 c.c. Al termine delle lettura si prosegue con la dichiarazione personale degli sposi di volersi prendere in matrimonio. Infine l’ufficiale di stato, per i poteri conferitigli dalla legge dichiarerà gli sposi uniti in matrimonio.
Subito dopo la celebrazione del matrimonio, l’ufficiale di stato procede alla compilazione dell’atto di matrimonio, dove gli sposi potranno anche indicare se hanno deciso di optare per la separazione dei beni.
L’atto di matrimonio rientra nella terza e ultima fase del matrimonio civile, ovvero la fase della documentazione. In tale fase gli sposi acquisiranno formalmente il titolo di coniuge e avranno la possibilità di opporre a chiunque vi abbia interesse di presentare l’atto di celebrazione custoditi presso l’ufficio registri dello stato civile.

3.2. Matrimonio Canonico

Con la sottoscrizione dei patti lateranensi del 1929, riconosciuti anche dall’art. 7 della Costituzione, il nostro ordinamento riconobbe la validità del matrimonio celebrato secondo le norme previste dal diritto canonico.
Il codice civile vigente redatto nel 1942, quindi in data successiva alla sottoscrizione dei patti lateranensi, ha riconosciuto espressamente all’art. 82 c.c. il matrimonio celebrato davanti a ministro di culto cattolico.

Il matrimonio canonico costituisce, quindi, la seconda forma di matrimonio prevista dal nostro ordinamento giuridico. Qualora gli sposi decidano di attribuire efficacia civile, attraverso la trascrizione nell’archivio dello stato civile, al matrimonio celebrato in chiesa, i loro rapporti coniugali saranno disciplinati totalmente dalle norme del vigente codice civile.
Nel 1984 ci fu il cosiddetto Accordo di revisione tra Stato e Santa Sede che aveva come oggetto, appunto, la revisione degli accordi lateranensi del 1929. All’art. 8 del predetto accordo è indicato che il parroco subito dopo la celebrazione del matrimonio secondo rito religioso, dovrà comunque dare lettura degli artt. 143, 144 e 147 che, come detto in precedenza, spiegano i diritti e doveri dei coniugi in costanza di matrimonio.
Al termine della celebrazione il parroco redige in doppio originale l’atto di matrimonio e, uno dei due originali, deve essere subito trasmesso all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio è stato celebrato, il quale dovrà a sua volta provvedere alla trascrizione nell’archivio dello stato civile.
La trascrizione del matrimonio canonico non è un atto automatico, vi sono casi, infatti, in cui la trascrizione non potrà essere portata a termine. Tali cause ostative si rinvengono quando:

  • non è stata rispettata l’età minima prevista dalla legge;
  • uno dei contraenti è dichiarato infermo mentale;
  • uno degli sposi risulti già essere sposato con i relativi effetti civili ancora validi;
  • ci sia un impedimento derivante da delitto o da affinità in linea retta.

3.3. Matrimonio di culto non cattolico

L’art. 8 della Costituzione ha espressamente chiarito che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge e i loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Dal matrimonio canonico il codice civile differenzia il matrimonio celebrato dinanzi a ministri di culto diversi da quello cattolico, stabilendo che esso sia regolato, salvo disposizioni speciali, dalle norme sul matrimonio civile.
Negli anno ottanta lo Stato italiano ha raggiunto numerose intese con diverse confessioni religiose.
In buona sostanza, comunque, a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza, al matrimonio di culto non cattolico dovranno essere applicate copiosamente tutte le norme relative al matrimonio civile.

4. Effetti del matrimonio contratto all’estero

Il cittadino italiano che contrae matrimonio all’estero, con coniuge di cittadinanza italiana o estera, può optare per la celebrazione dinanzi all’autorità diplomatica o consolare competente, ovvero potrà celebrare il matrimonio secondo le leggi dello stato straniero dinanzi alle autorità straniere. In questa ultima ipotesi, una copia dell’atto è consegnata dai neo coniugi all’autorità diplomatica o consolare, che a sua volta ha il dovere di trasmettere, ai fini della trascrizione, all’ufficiale dello stato civile del comune in cui l’interessato ha dichiarato di stabilire la propria residenza. In alternativa la copia dell’atto dovrà essere trasmessa all’ufficiale di stato civile al comune di iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero o, al comune di nascita.
Tuttavia, anche nel caso in cui il matrimonio venga contratto secondo gli usi esteri, ai fini di una sua validità in Italia, è necessario che comunque vengano rispettati i requisiti richiesti dal nostro ordinamento (es. relativamente al compimento della maggiore età, ecc.).
Nel caso inverso, in cui lo straniero voglia contrarre matrimonio in Italia, questo sarà possibile solo dopo aver presentato all’ufficiale di stato civile una dichiarazione dell’autorità del proprio paese, dalla quale risulti che secondo le leggi alle quali è sottoposto non sussistono condizioni ostative al matrimonio.

5. Matrimonio non valido

Da un punto di vista formale sono diverse le ipotesi in cui un matrimonio possa ritenersi privo di validità.
Ci sono ipotesi in cui il matrimonio può addirittura essere considerato inesistente, con la conseguenza che la sua celebrazione non produce alcun effetto di matrimonio. Ci si ritrova in tale ipotesi nei casi in cui, ad esempio, il matrimonio venga celebrato da persona non avente i requisiti espressamente indicati dalla legge. Il matrimonio sarà altresì inesistente nelle ipotesi in cui la celebrazione non si sia conclusa o manchi l’accettazione al vincolo matrimoniale da parte di uno degli sposi.
Anche il matrimonio tra persone dello stesso sesso dovrà essere considerato inesistente. Per la predetta ipotesi è stata da poco disciplinata l’ipotesi dell’unione civile, che costituisce comunque un negozio giuridico a se stante.
Ci sono, poi, altre ipotesi giuridiche in cui il matrimonio non viene ritenuto inesistente, ma non valido. La differenza sta nel fatto che il matrimonio non valido talvolta può essere sanato anche successivamente alla sua stessa celebrazione.
Costituiscono cause di invalidità:

  • la mancanza di stato libero;
  • la sussistenza di consanguineità tra i nubendi;
  • il delitto commesso ex art. 88 c.c.;
  • matrimonio contratto mentre uno dei coniugi era minore di età;
  • uno dei coniugi era incapace di agire al momento della celebrazione;
  • matrimonio celebrato a seguito di violenza perpetrata da uno coniuge nei confronti dell’altro coniuge.

6. Casi particolari

L’istituto del matrimonio è un argomento di vastissima trattazione, oltre alle peculiarità fin qui trattate, pare doveroso introdurre anche una generale nozione relativa ai casi particolari di “simulazione di matrimonio” e “matrimonio putativo”.

6.1. Simulazione di matrimonio

La simulazione di matrimonio è prevista dall’art. 123 c.c. e consiste nel fatto che gli sposi abbiano convenuto di non adempiere agli obblighi di legge derivanti dal matrimonio e di non esercitare i diritti da esso discendenti.
La pattuizione potrà derivare da un patto anteriore o contestuale alla celebrazione del matrimonio. In questo caso la facoltà di impugnazione spetta a ciascuno dei coniugi. Il termine per proporre l’impugnazione è di un anno dalla data di celebrazione del matrimonio.

6.2. Matrimonio putativo

Per matrimonio putativo si intende indicare il matrimonio contratto in buona fede dai coniugi contravvenendo alle specifiche cause di invalidità del codice civile ovvero nel caso in cui abbiamo espresso consenso al matrimonio solo perché estorto con violenza o timore.
In virtù delle predette circostanze sarà possibile impugnare l’atto di matrimonio che, tuttavia produrrà gli effetti del matrimonio valido fino a che non sarà pronunciata la sentenza di nullità (art. 128 c.c.).
Il matrimonio dichiarato nullo avrà comunque gli effetti del matrimonio valido nei confronti dei figli concepiti in tale circostanza.
Il successivo art. 129 bis c.c. prevede che il coniuge al quale sia imputabile la nullità del matrimonio è tenuto a corrispondere all’altro coniuge in buona fede una congrua indennità anche in mancanza di prova del danno sofferto. Anche il terzo responsabile del matrimonio può essere tenuto a corrispondere al coniuge in buona fede una congrua indennità.

Tabella consuntiva

Diritto-dovere Specificazione
Doveri di fedeltà Il dovere di fedeltà non è relativo soltanto ai rapporti di natura sessuale, ma impone anche di instaurare una relazione affettiva che possa eguagliare o superare quella col coniuge.
Dovere di assistenza I coniugi sono obbligati all’assistenza materiale, medica e morale.
Dovere di collaborazione I coniugi sono obbligati a collaborare nel mero interesse della loro famiglia, decidendo gli aspetti della vita come residenza ed educazione della prole.
Dovere di coabitazione I coniugi sono obbligati a condividere la residenza.
Sostentamento della famiglia I coniugi sono obbligati a contribuire, secondo le loro capacità economiche, al sostentamento della famiglia.

I diritti-doveri dei coniugi (art. 143 c.c.)