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Il consorzio

I consorzi tra imprenditori sono disciplinati dagli artt. 26022620 c.c. e dalla legge 377/1976 che ha modificato l’originaria disciplina del codice civile in tema di consorzi e società consortili.
Benchè caratterizzati da fattori comuni, vi sono diverse tipologie di consorzi che si differenziano per lo scopo consortile o per l’incidenza dell’attività svolta nei confronti dei terzi.

1.  Cos’è un consorzio

Il consorzio, disciplinato dall’art. 2602 c.c., è un contratto attraverso il quale “più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina e lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese”.
La legge 377/1976 ha modificato l’originaria disciplina di consorzio contenuta nel codice civile la quale definiva consorzio il contratto che istituiva un’organizzazione comune di più imprenditori che svolgevano la stessa attività economica. La legge del 1976 ha quindi esteso il concetto di consorzio abolendo il requisito dello svolgimento della stessa attività di impresa: oggi possono organizzarsi in consorzi anche le imprese che esercitano attività economiche differenti.

2. Tipologie di consorzi

Il legislatore ha previsto diverse di tipologie di consorzi. La distinzione si basa essenzialmente due aspetti discriminanti: la finalità del consorzio e l’incidenza dell’attività all’esterno.
In base alla finalità distinguiamo i consorzi anticoncorrenziali e i consorzi di coordinamento;
in base all’incidenza dell’attività si distinguono, invece, consorzi con attività interna e consorzi destinati a svolgere attività esterna.

2.1. Consorzi anticoncorrenziali

Il consorzio anticoncorrenziale è l’unione di più imprenditori avente lo scopo di monitorare e limitare la concorrenza sul mercato. Imprenditori che svolgono la medesima attività economica e si rivolgono allo stesso segmento di mercato si organizzano in consorzio per regolare i reciproci rapporti e minimizzare al minimo gli effetti derivanti dalla concorrenza con lo scopo, a favore di tutti i consorzianti, di trarre i benefici in maniera più vantaggiosa e meno dispendiosa rispetto alla gestione individuale del mercato concorrenziale.
Il contratto di consorzio è in questo caso una valida alternativa ai patti limitativi della concorrenza disciplinati dall’art. 2596 c.c.

2.2. Consorzi di coordinamento

Il consorzio di coordinamento (o di cooperazione interaziendale) nasce dall’esigenza comune di più imprenditori di svolgere collettivamente determinate fasi di impresa. Non è richiesto l’esercizio di una medesima attività imprenditoriale, è sufficiente che le consorziate abbiano in comune una particolare fase dell’attività imprenditoriale.
Lo sviluppo in comune di determinati processi aziendali comporta minori costi di gestione o diversi vantaggi economici rispetto allo svolgimento del medesimo processo attuato individualmente. Ne è un esempio l’approvvigionamento di materie prime: l’acquisto di una stessa tipologia di materie prime necessaria a tutte le imprese del consorzio comporterebbe un risparmio economico e di gestione non indifferente (vi sono fornitori, ad esempio, che applicano costi inversamente proporzionali alla quantità di materie acquistata e altri che applicano sconti dopo una certa quantità aquistata).
Ricorrono a questo tipo di consorzio le piccole e grandi imprese al fine di beneficiare di una riduzione generale dei costi di esercizio.

2.3. Consorzi con attività interna

Sono consorzi la cui attività ha solo rilevanza interna. L’esercizio del consorzio non produce effetti nei confronti dei terzi.
Lo scopo di questi consorzi consiste semplicemente nel regolare i rapporti fra i consorziati.

2.4. Consorzi con attività esterna

I consorzi con attività esterna si caratterizzano per il fatto che l’organizzazione comune dei consorziati produce degli effetti anche nei confronti dei terzi.
Oltre alla disciplina generale dei consorzi, questi sono soggetti alla specifica disciplina contenuta negli artt. 26122615-ter c.c.; in particolare tale disciplina prevede:

  • L’istituzione di un ufficio comune adibito a regolare lo svolgimento dell’attività con i terzi;
  • Il deposito di un estratto del contratto presso il registro delle imprese che assolve la funzione di pubblicità legale affinchè i terzi siano messi a conoscenza del contenuto del contratto;
  • Che il consorzio possa essere convenuto in giudizio nelle persone a cui sono affidati i poteri di presidenza e direzione anche se la rappresentanza è attribuita ad altri soggetti;
  • L’istituzione di un fondo consortile costituito dai contributi apportati dai consociati e dai beni acquistati con tali contributi. Il fondo non può essere diviso tra i consociati per tutta la durata del consorzio e costituisce un patrimonio autonomo e staccato dal patrimonio personale dei consociati: vale a dire che delle obbligazioni del consorzio risponde solo il fondo consortile (e non anche singolarmente ciascun consociato con il proprio patrimonio personale) e i creditori particolari dei consociati non possono far valere i propri diritti sul fondo consortile;
  • Che per le obbligazioni assunte in nome del consorzio dalle persone che ne hanno la rappresentanza, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile; in merito a questa categoria di obbligazioni vi è una tutela dei terzi alquanto limitata: questi infatti non possono rifarsi sul patrimonio personale dei consorziati.
    Per le obbligazioni assunte dagli organi del consorzio per conto dei singoli consorziati rispondono questi ultimi solidalmente col fondo consortile. Rispetto alle precedenti obbligazioni vi è una garanzia maggiore nei confronti dei terzi in quanto, se il singolo consorziato è inadempiente, il debito sarà saldato, in proporzione a ciascuna quota, dagli altri consociati.
  • Che l’organo direttivo deve depositare presso l’ufficio delle imprese una situazione patrimoniale secondo le norme che regolano la redazione del bilancio di esercizio delle società per azioni entro due anni dalla chiusura dell’esercizio amministrativo.

3. Il contratto di consorzio

L’organizzazione comune di più imprese prevede la stipula del relativo contratto di consorzio. Nella tabella seguente elenchiamo e spieghiamo gli elementi necessari ai fini della validità di un contratto di consorzio.

PartiIl consorzio può essere istituito solo fra imprenditori.
Tale prerogativa soggettiva è spesso derogata dalla legislazione speciale che ammette consorzi di enti pubblici o enti privati di ricerca.
Forma e contenutoIl contratto deve essere redatto in forma scritta a pena di nullità e deve indicare l’oggetto e la durata del consorzio, la sede dell’ufficio comune (per i consorzi con attività esterna), le obbligazioni assunte, i contributi che i consorzianti devono versare, l’attribuzione dei poteri direttivi e di rappresentanza, l’ammissione di nuovi consociati, i casi di recesso ed esclusione e le sanzioni conseguenti alle obbligazioni non estinte.
DurataLa durata del consorzio è stabilita dalle parti e deve essere indicata nel contratto scritto. Qualora essa non sia espressamente stabilita, il contratto si ritiene valido per dieci anni.
Organo deliberativo e organo direttivoL’organizzazione del consorzio si fonda sul conferimento di particolari poteri agli appositi organi previsti dal contratto.
La funzione deliberativa è svolta dall’assemblea composta da tutti i consociati; le deliberazioni sono approvate a maggioranza dei presenti; le modifiche contrattuali, salvo diversa disposizione contrattuale, devono essere approvate all’unanimità. Le decisioni approvate dalla maggioranza contro le disposizioni contrattuali o di legge possono essere impugnate dinanzi al giudice entro 20 giorni.
Vi è poi l’organo direttivo che assolve la funzione di controllo e si occupa di verificare l’adempimento delle obbligazioni. La nomina, la revoca dell’organo direttivo e il conferimento di ulteriori poteri sono rimessi all’autonomia contrattuale.
Ammissione di nuovi imprenditoriIl contratto può essere:
– aperto: è prevista la possibilità di ingresso di nuovi partecipanti senza il consenso dei membri;
– chiuso: l’ingresso di nuovi membri è subordinato al consenso unanime dei consorziati.
Trasferimento di aziendaIn caso di trasferimento d’azienda l’imprenditore acquirente entra a far parte del consorzio automaticamente. Se e solo se sussiste giusta causa e in caso di trasferimento per atto tra vivi, gli altri consorziati possono deliberare l’esclusione del nuovo proprietario dal consorzio entro un mese dalla comunicazione del trasferimento.
Recesso ed esclusioneCiascun consorziante può esercitare il diritto di recesso o può essere escluso per volere degli alti consorziati. Il contratto deve disciplinare le cause di esclusione e recesso. Colui che recede o è escluso dal un consorzio avente attività esterna ha diritto alla liquidazione della propria quota di partecipazione.
ScioglimentoL’art. 2611 c.c. elenca le cause di scioglimento del contratto di consorzio e cioè:
1) decorso del tempo stabilito per la sua durata;
2) in seguito al conseguimento dell’oggetto o per l’impossibilità di conseguirlo;
3) per volontà unanime dei consorziati;
4) in seguito a deliberazione dei consorziati, se sussiste una giusta causa;
5) per provvedimento dell’autorità governativa, nei casi ammessi dalla legge;
6) per le altre cause previste nel contratto.

Note

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