Il fatto illecito: guida legale

Il fatto illecito in diritto privato si rinviene nell’art. 2043 del codice civile.
Come si vedrà in seguito, la predetta norma costituisce un vero e proprio cardine del sistema della responsabilità extracontrattuale, detta anche “aquiliana”. Si tratta di un articolo di legge breve e coinciso, che costituisce il perno intorno al quale ruotano eventuali addebiti di responsabilità per tutte le ipotesi in cui si riscontra un danno di natura extracontrattuale.

1. Nozione generale sul fatto illecito

L’art. 2043 del codice civile dispone che “qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.
Le norme successive, articolano una serie di circostanze in base alle quali il risarcimento del danno non sarà dovuto, ovvero della circostanza in cui il risarcimento è dovuto da un soggetto diverso rispetto a chi ha materialmente compiuto un danno.
Con questo assetto normativo il legislatore ha voluto rafforzare il concetto del c.d. “neminem laedere”, ovvero di vietare la lesione dell’altrui diritto.
Con l’art. 2043 c.c., quindi, il nostro ordinamento, con una visione “riparatoria”, concede gli opportuni strumenti giuridici a chiunque venga danneggiato da un fatto altrui.
I fatti illeciti sono collocati dall’art. 1173 c.c. fra le fonti delle obbligazioni, insieme ai contratti e gli altri atti o fatti idonei a produrlo. (1)

2. Elementi oggettivi e soggettivi del fatto illecito

In relazione alle peculiarità per cui un fatto possa costituire un illecito civile è necessaria l’analisi dei sui elementi oggettivi e soggettivi.
Rientrano tra gli elementi oggettivi:

  • Il fatto commesso;
  • Il danno ingiusto;
  • Il rapporto di causalità tra fatto e danno.

Gli elementi soggettivi, invece, sono rappresentanti da:

  • Dolo;
  • Colpa;
  • Presunzione di colpa e responsabilità oggettiva.

La valutazione di questi fattori dovrà avvenire, di volta in volta, in relazione allo specifico fatto dannoso per il quale viene chiesto un risarcimento del danno.

2.1. Il fatto materiale

Nell’analisi del fatto materiale viene presa in considerazione la condotta di uno o più individui, che potrà essere di carattere commissivo o omissivo, a seconda che si tratti di fare o non fare quel qualcosa che ha poi generato l’evento dannoso.
Nella valutazione del fatto entreranno in gioco alcuni fattori che potranno incidere sul computo del danno. Si verificherà, quindi, la sussistenza del dolo, della colpa, o dei casi di responsabilità oggettiva (che vedremo in seguito).
Dopo aver accertato l’evento, che dovrà corrispondere ad un fatto illecito extracontrattuale, entra in gioco il cosiddetto “nesso di causalità”, ovvero il collegamento tra il fatto commesso (o omesso) e il danno arrecato.

2.2. Il danno ingiusto

Con l’espressione “danno ingiusto” dovrà intendersi un fatto che ha comportato una situazione giuridica soggettiva meritevole di tutela. Pertanto, la valutazione del danno stricto sensu, si palesa in una valutazione di antigiuridicità dell’atto lesivo.
Occorre, comunque, precisare che non tutti i fatti che arrecano un danno conducono ad obblighi risarcitori. Infatti, l’obbligo scatta soltanto qualora si verifichi un fatto contrastante con un dovere giuridico.

2.3. Nesso di causa tra fatto illecito e danno

Ultimo degli elementi oggettivi del fatto illecito è rappresentato dal nesso di causa.
Attraverso il nesso di causa viene individuata la sussistenza di un legame che incorre tra il fatto illecito e il danno cagionato.
Al fine di un migliore inquadramento del nesso di causa, occorre suddividerlo in due fasi:

  • Nesso di causa tra la condotta e l’evento: con ciò si verifica se un determinato danno è stato cagionato da un determinata condotta posta in essere da un terzo;
  • Nesso di causa tra evento e danno: dopo aver accertato la connessione tra la condotta e l’evento dannoso, si procede alla valutazione del nesso di causa tra i danni arrecati e l’evento dannoso.

2.4. Il dolo e la colpa nel fatto illecito

Le nozioni di dolo e colpa, in diritto privato, trovano pieno riscontro nelle nozioni impartite dal diritto penale per la valutazione di questi elementi soggettivi.
Il dolo, in diritto civile, costituisce un elemento soggettivo della responsabilità extracontrattuale. Esso consiste nella volontà di provocare un evento dannoso, attraverso un determinato comportamento.
La colpa, invece, consiste nell’assenza di volontà da parte di un soggetto di determinare un evento dannoso che, comunque, si verifica a causa di mancata diligenza, negligenza e imperizia.

2.5. Presunzione di colpa e responsabilità oggettiva

I casi della responsabilità oggettiva e della colpa presunta divergono dal dolo e dalla colpa.
Si suole parlare di colpa presunta (o culpa in re ipsa) qualora ci ritrovi dinanzi ad un caso, nel quale, le circostanze del fatto lasciano presumere la sussistenza della colpa dell’agente, rendendo superflua la produzione di qualsiasi prova da parte del soggetto danneggiato.

3. Casi di esonero dalla responsabilità

Non sempre, in costanza di un fatto illecito, è possibile, per la parte lesa, chiedere un risarcimento del danno. Gli articoli 2044, 2045 e 2046 del codice civile, infatti, indicano alcune ipotesi che giustificano la condotta di un soggetto che ha causato un danno di natura extracontrattuale.
I casi concretamente previsti dal legislatore sono:

  • Legittima difesa: secondo il disposto del primo comma dell’art. 2044 c.c.Non è responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o altri”. Rientrano nella medesima sfera, gli eventuali danni cagionati ex art. 52 del codice penale;
  • Stato di necessità: con l’art. 2045 c.c., invece, il legislatore ha voluto esonerare da responsabilità quando “chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, e il pericolo non è stato da lui volontariamente causato né era altrimenti evitabile”. Tuttavia, in questo caso una sorta di ristoro per il danneggiato è previsto ed è rimesso all’equo apprezzamento del giudice. Questa previsione, in tema di risarcimento, è allargata anche all’art. 54 del codice penale;
  • Incapacità di intendere e di volere: l’art. 2046 c.c., infine, prevede che “Non risponde delle conseguenze del fatto dannoso chi non aveva la capacità d’intendere o di volere al momento in cui lo ha commesso, a meno che lo stato d’incapacità derivi da sua colpa”. Per lo stato di incapacità derivante da una colpa propria si pensi, ad esempio, alla circostanza dell’ubriachezza.

4. Fatto illecito cagionato dal minore o dall’incapace

Nel caso in cui il fatto illecito sia stato cagionato da un soggetto incapace di intendere e di volere, sarà tenuta a risarcire il danno la persona che è tenuta alla sorveglianza dell’incapace, a meno che non provi di non aver potuto impedire la verificazione dell’evento (art. 2047 c.c.).
Del fatto illecito cagionato da un minore, invece, rispondono del danno il padre e la madre, o il tutore. Questa indicazione legislativa vale sia nei confronti dei figli naturali, che nei confronti dei figli adottati. Anche in questo, caso, essi potranno liberarsi da ogni responsabilità soltanto qualora forniscano prova di non aver potuto impedire il fatto (art. 2048 c.c.)

5. Risarcimento del danno

Ma quali sono in concreto le voci che rientrano nel risarcimento del danno derivante da un fatto illecito?
Le voci di danno sono diverse e vanno valutate di volta in volta in correlazione all’evento dannoso.
Poiché per ogni singola voce si dovrebbe aprire un ampio approfondimento, si indicheranno di seguito, in maniera sintetica, le peculiarità di ogni voce:

  • Danno patrimoniale: è inerente alla persona del danneggiato e al suo patrimonio. In questo caso, il risarcimento dovrà essere l’equivalente monetario della perdita subita dal patrimonio del danneggiato;
  • Danno non patrimoniale: è previsto espressamente dall’art. 2059 c.c. e consiste essenzialmente nelle sofferenze psicofisiche del danneggiato (definito anche “danno morale”);
  • Danno biologico: si discute se possa ritenersi una sottocategoria del danno non patrimoniale. Esso consiste nella lesione psichica o fisica del danneggiato e il criterio di valutazione è sottoposto a dei parametri tabellari. Ad oggi, ai fini della quantificazione di siffatta voce di danno, è di largo uso la tabella del “Tribunale di Milano”;
  • Danno psichico: corrisponde alla lesione della salute mentale di colui che ha subito il danno;
  • Danno alla vita di relazione: consiste nell’impossibilità (o difficoltà), per chi abbia subito menomazioni fisiche, di reintegrarsi nei rapporti sociali;
  • Danno estetico: consiste in una mutazione dell’aspetto personale in ragione dell’evento dannoso subito;
  • Danno esistenziale: corrisponde alla somma delle ripercussioni negative subite da un individuo in conseguenza del fatto illecito subito, che cambia in peggio le condizioni di vita;
  • Danno da perdita di chance: in questo caso sono oggetto di valutazione le eventuali opportunità perdute a causa del danno subito.

Queste possono considerarsi le macro-voci maggiormente prese in considerazione dalla giurisprudenza attuale; tuttavia, il dibattito sul loro corretto inquadramento è tutt’ora molto aperto.

6. Prescrizione risarcimento danni da fatto illecito

Secondo il primo comma dell’art. 2947 del codice civile, il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni a far data dal giorno in cui si è verificato il fatto.
Lo stesso articolo precisa che per i danni prodotti dalla circolazione dei veicoli, tale termine è ridotto a due anni.
Inoltre, se il fatto che ha cagionato il danno, è considerato anche reato, vale la regola generale dell’applicazione di un eventuale più lungo termine prescrittivo, se è cosi è previsto dalla legge penale per quel reato. Se il reato invece risulta essere estinto, vigono i termini di prescrizione indicati in precedenza.

7. Fatto illecito – Esempi

Il novero degli eventi che possano generare un fatto illecito rappresentano un numero molto elevato e non definibile. Tuttavia, per cercare di dare una idea di massima, si riportano di seguito alcuni esempi.
Costituisce fatto illecito il danno derivante da un sinistro stradale o, ad esempio, il danno derivante dalla violazione di specifiche norme giuridiche, il danno morale subito per atti di diffamazione, ingiuria o qualsiasi altro reato che arrechi una lesione dell’integrità psico-fisica di un individuo.
Ancora, rappresenta una ipotesi di fatto illecito, il danneggiamento di un qualsiasi bene appartenente ad un altro individuo.
Dalle ipotesi fin qui riportate ben si può immaginare la vastità delle ipotesi di danno derivante da un illecito civile ma, ad ogni modo, per un suo corretto inquadramento è sufficiente tenere bene a mente il dettato dell’art. 2043 c.c.

8. Sentenze di rilievo della Corte di Cassazione sul fatto illecito

Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità accordata dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto, trattandosi di una forma di tutela previdenziale connessa ad un peculiare fondamento solidaristico e non geneticamente connotata dalla finalità di rimuovere le conseguenze prodottesi nel patrimonio del danneggiato per effetto dell’illecito del terzo. Corte di Cassazione Civile, Sezioni Unite, sentenza n. 12564 del 22 maggio 2018

In tema di prescrizione del diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito costituente reato, la previsione dell’art. 2947, comma 3, c.c. (secondo il quale, se per il reato stesso è prevista una prescrizione più lunga, questa si applica anche all’azione civile) si riferisce, senza alcuna discriminazione, a tutti i possibili soggetti passivi della conseguente pretesa risarcitoria, sicchè è invocabile non solo per l’azione civile esperibile contro la persona penalmente imputabile (nella specie, l’amministratore che ha ricevuto un pagamento preferenziale) ma anche per quella esercitabile contro coloro che siano tenuti al risarcimento a titolo di responsabilità indiretta (nella specie, la società, che, ai sensi dell’art. 2049 c.c., risponde civilmente dell’illecito penale commesso dal suo amministratore). Corte di Cassazione Civile, Sezioni Unite, sentenza n. 1641 del 23 gennaio 2017

Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile la clausola che subordina l’operatività della copertura assicurativa alla circostanza che tanto il fatto illecito quanto la richiesta risarcitoria intervengano entro il periodo di efficacia del contratto, o comunque entro determinati periodi di tempo preventivamente individuati (cd. clausola “claims made” mista o impura), non è vessatoria, ma, in presenza di determinate condizioni, può essere dichiarata nulla per difetto di meritevolezza ovvero – ove applicabile la disciplina del d.lgs. n. 206 del 2005 – per il fatto di determinare a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e obblighi contrattuali; la relativa valutazione va effettuata dal giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità quando congruamente motivata. Corte di Cassazione Civile, Sezioni Unite, sentenza n. 1641 del 6 maggio 2016

Note

APPROFONDIMENTO SULLA RESPONSABILITÁ  PER FATTO ILLECITO DELL’ENTE PUBBLICO: La responsabilità civile dello stato o dell’ente pubblico per fatto del dipendente, tra giurisprudenza penale e civile

Bibliografia

1. “I fatti illeciti” di Francesco Galgano – CEDAM
2. Il contratto e il fatto illecito di Emanuele Lucchini Guastalla