La ditta e l’insegna

Ditta e insegna sono due dei tre segni distintivi aziendali disciplinati dal codice civile. Fondamentali, assieme al marchio, nell’assolvere la funzione di individuazione di una determinata azienda in un mercato fortemente concorrenziale.

1. Ditta

La ditta rappresenta il nome con il quale l’impresa opera e svolge la propria attività. È un elemento proprio delle imprese individuali; nelle società di persone e nelle società di capitali, generalmente, la funzione distintiva è esercitata rispettivamente dalla ragione sociale e dalla denominazione sociale.
La ditta, assieme all’insegna e al marchio, fa parte dei cosiddetti segni distintivi tipici delle aziende che si differenziano da quelli atipici per la specifica disciplina che il legislatore ha ad essi riservato.
La ditta è disciplinata dall’art. 2563 del codice civile nel quale è stabilito che essa “deve contenere almeno il cognome o la sigla dell’imprenditore”.

1.1. Principio di verità e novità

Nella scelta della propria ditta l’imprenditore è vincolato dal rispetto del principio di verità e del principio di novità.

Il principio di verità assume accezioni differenti a seconda che si tratti di una ditta originaria o derivata.
La ditta originaria è formata dal nome e cognome dell’imprenditore che è a capo dell’attività di impresa (fermo restando la libertà di forma dell’esposizione dei dati richiesti con sigle, per intero o con l’aggiunta di ulteriori parole reali o di fantasia); la ditta originaria osserva il principio di verità in quanto garantisce il riconoscimento dell’imprenditore sul mercato.
La ditta derivata è quella creata da un imprenditore con il proprio nome e cognome e successivamente trasferita, insieme all’azienda, ad un altro imprenditore. In questo caso nessuna norma impone al nuovo imprenditore di integrare la ditta derivata con il proprio nome e cognome. In questo caso la verità è intesa come “verità storica”.

Per quanto attiene al principio di novità, l’art. 2564 c.c. stabilisce che la ditta non deve essere uguale o simile a quella di un altro imprenditore tale da creare confusione sia per l’oggetto dell’impresa che per il luogo in cui questa è esercitata. Il principio non è da intendersi in senso assoluto ma solo in riferimento alle imprese concorrenti: imprese che hanno oggetto differente o operano in un territorio che non rientra nell’esclusività della ditta non sono tenute al rispetto del principio di novità; il principio sancisce, in un certo senso, l’unicità della ditta tra imprese concorrenti.
Il diritto all’uso esclusivo è riconosciuto a chi ha adottato per primo una data ditta; chi viola il principio di novità ha l’obbligo di differenziazione della ditta integrandola o modificandola al fine di eliminare l’uguaglianza ed evitare che l’omonimia fra ditte di imprenditori concorrenti generi confusione e inganno tra il pubblico dei consumatori.

1.2. Trasferimento della ditta

La ditta può essere trasferita. L’art. 2565 c.c. stabilisce, però, che la ditta non può essere trasferita separatamente dall’azienda. (È invece consentito il trasferimento dell’azienda senza il trasferimento della ditta). La connessione tra trasferimento della ditta e circolazione dell’azienda tutela, da una parte, l’imprenditore, che ha la possibilità di monetizzare il valore connesso al nome della ditta e, dall’altra, i clienti contro un improvviso mutamento delle qualità oggettive che caratterizzano una determinata impresa. Se infatti la ditta potesse essere trasferita indipendentemente dall’azienda, i consumatori potrebbero incorrere nell’inganno e finire per comprare beni e servizi diversi sotto il nome della stessa ditta.
È comunque onere dell’alienante portare a conoscenza dei terzi il trasferimento della ditta: a tutela dei terzi ingannati dal nome della ditta derivata, infatti, la disciplina ritiene che l’alienante sia responsabile con l’acquirente dei debiti contratti.
È necessario distinguere i casi in cui il trasferimento della ditta avviene per atto inter vivos o mortis causa: nel primo caso è necessario il consenso dell’alienante, nel secondo caso, invece, la ditta si trasferisce automaticamente salvo diversamente previsto da disposizioni testamentarie.
In caso di affitto e usufrutto la ditta si trasferisce automaticamente.

2. Insegna

L’insegna, disciplinata dall’art. 2568 del codice civile, contraddistingue i locali i cui viene svolta l’attività d’impresa (industrie, negozi di vendita…). Come per la ditta e il marchio, anche l’insegna non può essere uguale o simile a quella di imprenditori concorrenti, con obbligo di differenziazione nel caso di uguaglianze che generano confusione sul mercato. Ne consegue, quindi, che l’insegna deve rispettare i requisiti di liceità, novità, originalità e verità.

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