Diritto all’immagine

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Nell’era di internet e dei social è sempre più diffusa la necessità di informarsi sul diritto all’immagine. Tale diritto è espressamente riconosciuto all’interno del nostro codice civile. Si tratta di un diritto che sebbene non trovi una fonte diretta nella costituzione, rientra tra i c.d. diritti della personalità.
Quindi in cosa consiste il diritto all’immagine per l’ordinamento giuridico italiano? Quali sono le sue fonti normative?

1. Cenni introduttivi sul diritto all’immagine

Secondo un orientamento giurisprudenziale diffuso per “immagine” dovrà intendersi la rappresentazione visiva delle sembianze fisiche di un soggetto. Attraverso l’immagine della persona vengono esplicate le qualità morali e intellettuali di un individuo. Pertanto, l’immagine non rappresenta solo il segno distintivo di carattere fisico atto a rappresentare l’aspetto della persona, bensì anche la rappresentazione della sua personalità e del suo modo di essere.

2. Inquadramento normativo

Fonte primaria per la tutela del diritto all’immagine è contemplata dall’art. 10 del codice civile, il quale prevede che qualora l’immagine di una persona venga esposta pubblicamente al di là dei casi previsti dalla legge, questa potrà chiedere all’autorità giudiziaria che cessi l’abuso. Il medesimo articolo fa anche salva la possibilità di poter proporre azione giudiziale per il risarcimento del danno.
Altra fonte normativa relativa al diritto all’immagine si rinviene nella legge 633/1941, ovvero nella legge sul diritto d’autore. L’articolo 96 della predetta legge prevede infatti che “Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa...”. Il successivo articolo 97, invece, prevede l’ipotesi opposta, ovvero i casi in cui comunque potrà essere utilizzata l’immagine di un individuo senza che presti il proprio consenso. Tale circostanza potrà avvenire nel caso in cui “…la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico...”.
Anche alla circostanza della notorietà sono comunque posti dei limiti, poiché al secondo comma dell’articolo 97 è comunque previsto che “il ritratto non può essere esposto o messo in commercio quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore e alla reputazione o anche al decoro della persona ritrattata”.

3. Il consenso esplicito e il consenso implicito nell’utilizzo della propria immagine

Terze parti potranno comunque utilizzare l’immagine di una persona dietro manifestazione di un suo consenso. In tal caso si configura l’ipotesi del consenso esplicito. Tuttavia è possibile che la manifestazione del consenso possa anche avvenire in maniera implicita. Si pensi alla circostanza in cui un soggetto accetti di essere fotografato con la consapevolezza dell’utilizzo che verrà fatto delle immagini scattate.

4. Diritto all’immagine e risarcimento del danno

Quando una persona ritiene che i diritti relativi alla propria immagine siano stati violati, può procedere alla richiesta di risarcimento del danno.
In questo caso il risarcimento del danno potrà essere sia di natura patrimoniale che di natura non patrimoniale.
Con riferimento al risarcimento del danno patrimoniale, questo potrà essere richiesto ogniqualvolta viene leso il diritto allo sfruttamento economico dell’immagine oppure qualora, per l’effetto della pubblicazione non richiesta, ne derivi un danno di immagine tale da comportare una diminuzione dei propri guadagni.
Con riferimento invece al danno non patrimoniale, la sua quantificazione non risulta comunque affar semplice per il giudice adito. Il parametro che in questo caso viene essenzialmente preso in considerazione il valore commerciale dell’immagine in caso di preventiva prestazione del consenso.

5. Ultime dalla Corte di Cassazione sul diritto all’immagine

L’interesse pubblico alla diffusione di una notizia, in presenza delle condizioni legittimanti l’esercizio del diritto di cronaca, va distinto dall’interesse alla pubblicazione o diffusione anche dell’immagine delle persone coinvolte, la cui liceità postula, giusta la disciplina complessivamente desumibile dagli artt. 10 c.c., 96 e 97 della l. n. 633 del 1941, 137 del d.lgs. n. 196 del 2003 ed 8 del codice deontologico dei giornalisti, il concreto accertamento di uno specifico ed autonomo interesse pubblico alla conoscenza delle fattezze dei protagonisti della vicenda narrata ai fini della completezza e correttezza della divulgazione della notizia, oppure il consenso delle persone ritratte, o l’esistenza delle altre condizioni eccezionali giustificative previste dall’ordinamento.(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza del tribunale che aveva respinto la domanda di risarcimento del danno subito da una minore degente per gravissimi motivi di salute, che in occasione di un articolo pubblicato su talune testate giornalistiche, era apparsa ritratta insieme ad un noto calciatore che si era appositamente recato in ospedale per farle visita). (Corte di Cassazione Civile, Sez. I, Ordinanza del 19 febbraio 2021, n. 4477)

La pubblicazione dell’immagine di un minore in scene di manifestazioni pubbliche (o anche private, ma di rilevanza sociale) o di altre iniziative collettive non pregiudizievoli, in assenza di consenso al trattamento validamente prestato, è legittima, in quanto aderente alle fattispecie normative di cui all’art. 97 della l. n. 633 del 1941, se l’immagine che ritrae il minore possa considerarsi del tutto casuale ed in nessun caso mirata a polarizzare l’attenzione sull’identità del medesimo e sulla sua riconoscibilità. (Nella specie, la S.C., pur confermando la decisione di merito di rigetto della domanda risarcitoria per difetto di prova del danno patito, ha ritenuto illecita l’acquisizione e la pubblicazione dell’immagine di due minori in assenza del relativo valido consenso, considerato non sostituibile dalla presenza, all’interno di un parco acquatico, di cartelli di avviso dello svolgimento di un servizio di “fotoshooting”, finalizzato a pubblicizzare un evento ludico, essendo le fotografie specificatamente incentrate sulle dette minori nell’atto di utilizzare uno scivolo gonfiabile il giorno della sua inaugurazione). (Corte di Cassazione Civile, Sez. III, Ordinanza del 13 maggio 2020, n. 8880)

Dall’espressa volontà di vietare la pubblicazione di foto relative alla propria vita privata, riferita ad un soggetto molto conosciuto (nella specie un notissimo attore) non discende l’abbandono del diritto all’immagine che ben può essere esercitato, per un verso, mediante la facoltà, protratta per il tempo ritenuto necessario, di non pubblicare determinate fotografie, senza che ciò comporti alcun effetto ablativo e, per altro verso, mediante la scelta di non sfruttare economicamente i propri dati personali, perché lo sfruttamento può risultare lesivo, in prospettiva, del bene protetto. Ne consegue che, nell’ipotesi di plurime violazioni di legge dovute alla pubblicazione e divulgazione di fotografie in dispregio del divieto, non può escludersi il diritto al risarcimento del danno patrimoniale, che ben può essere determinato in via equitativa. (Corte di Cassazione Civile, Sez. I, sentenza del 23 gennaio 2019, n. 1875)

Note