Diritto alla privacy (o alla riservatezza)

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Secondo una vecchia concezione del prof. De Cupis, autore di diversi elaborati sui diritti della personalità, il diritto alla privacy esprime l’esigenza di ogni individuo ad escludere dall’altrui conoscenza quanto ha riferimento alla propria persona.

1. Cenni introduttivi sul diritto alla privacy

La disciplina normativa relativa al diritto alla privacy, ovvero alla riservatezza, ha percorso un processo evolutivo graduale, anche e soprattutto in ragione dell’evoluzione dei costumi sociali e dello sviluppo della tecnologia digitale.
In epoca antecedente al nuovo millennio i dettati normativi sul punto erano sparsi e poco espliciti. Ad esempio, all’interno della Costituzione una tutela sul diritto alla riservatezza è ricavabile in maniera indiretta dall’art. 2 della Cost., il quale prevede il riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo.
Altro riferimento indiretto era ed è dato dall’art. 10 c.c., che tratta l’ipotesi dell’abuso dell’immagine altrui.
Altri “sprazzi” normativi sono contenuti dalla legge sul diritto d’autore e da alcune norme di diritto penale.
Fino alle soglie del nuovo millennio, quindi, non vi è mai stato quindi un dettato normativo specifico e univoco sul tema della privacy.

2. L’introduzione del Codice sulla privacy

A seguito di un trattamento selvaggio dei dati personali, il legislatore ha ritenuto opportuno intervenire attraverso l’emanazione del d. lgs. 196/2003 recante disposizioni in materia di protezione dei dati personali.
La finalità principale della sua emanazione è quella di garantire che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonchè della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali.
Vi è, inoltre, la previsione di un apparato sanzionatorio qualora il trattamento dei dati di altri soggetti travalichi i limiti imposti dal codice stesso.

3. L’emanazione del regolamento UE 679/2016

Da ultimo, al fine di meglio disciplinare e uniformare il trattamento dei dati a livello europeo, l’UE ha emanato il GDPR (679/2016), che ha abrogato la precedente direttiva di riferimento, ovvero la 95/46/CE.
L’art. 1 del Reg. UE contiene norme per la protezione delle persone fisiche con riferimento al trattamento dei dati personali nonché relative alla libera circolazione di tali dati, e protegge altresì i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche.
In verità, con questo regolamento l’Unione ha voluto porre una forte opera di contrasto al trattamento di dati in maniera illecita o illegittima.
Con l’avvento di internet, la concessione dei propri dati a terze parti è ormai prassi quotidiana e, per questo, è diventato indispensabile per il legislatore europeo disciplinare in maniera più capillare il trattamento dei dati personali.

4. Limiti al diritto alla privacy o alla riservatezza

Nell’esercitare il diritto di cronaca, di critica e di libera manifestazione del pensiero, non di rado accade che comunque il diritto alla riservatezza di una persona venga travalicato. In tali casi, oltrepassare il limite della privacy può essere consentito. Costituiscono infatti limite alla riservatezza:

  • La notorietà della persona oggetto dei dati trattati;
  • Il perseguimento di indagini da parte di autorità pubbliche;
  • Il diritto di cronaca.

Chiaramente, oltre ai motivi fin qui elencati può esserci anche il consenso espresso da parte dell’interessato al trattamento dei propri dati.

5. Il diritto alla riservatezza del minore

Sebbene per consolidato orientamento in dottrina il diritto alla cronaca prevale sul diritto alla riservatezza, in realtà non è cosi per il caso del diritto alla riservatezza del minore, a meno che non dalla diffusione della notizia ne derivi una utilità sociale.
Secondo una pronuncia della Suprema Corte a Sezioni Unite n. 19069/2006, in virtù della disposizione di cui all’art. 16 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York, nessun minore potrà essere oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti al suo onore o alla sua reputazione oltre ad un parallela previsione in cui le decisioni relative al minore emanate dall’autorità giudiziaria, devono essere effettuate nel suo interesse superiore. Per questo, secondo la Suprema Corte “il diritto alla riservatezza del minore deve essere, nel bilanciamento degli opposti valori costituzionali (diritto di cronaca e diritto alla privacy), considerato assolutamente preminente“.

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