Diritto al nome

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Il diritto al nome figura tra i primi articoli del codice civile. L’articolo 6 c.c., infatti, prevede che ogni persona ha diritto al nome che le è attribuito per legge. Sebbene si tratta di un diritto abbastanza scontato, in realtà si è avuto modo di discutere in dottrina sull’interpretazione normativa in materia

1. Inquadramento normativo sul diritto al nome

Oltre al citato articolo 6 del codice civile vi sono anche i successivi articoli 7 e 8 che riguardano rispettivamente la tutela al diritto del nome e la tutela per ragioni familiari.
L’articolo 316 c.c., attribuendo ai coniugi una equa responsabilità genitoriale, prevede invece che il nome dell’appena nato sia scelto di comune accordo tra i genitori. Qualora dovesse verificarsi un contrasto tra loro per la scelta del nome potranno ricorrere al tribunale dei minorenni al fine di dirimere la questione.
Inoltre, con il decreto del Presidente della Repubblica, n. 396 del 2000, sono intervenute ulteriori precisazioni con riguardo al diritto al nome. Ai sensi dell’art. 34 del predetto dPR “È vietato imporre al bambino lo stesso nome del padre vivente, di un fratello o di una sorella viventi, un cognome come nome, nomi ridicoli o vergognosi”. Lo stesso articolo prevede anche che qualora i genitori naturali risultino ignoti, all’appena nato non potrà comunque essere attribuito un nome che ricordi l’origine naturale o cognomi di importanza storica o appartenenti a famiglie abbastanza conosciute.
Infine, l’art. 35 del dPR n. 396 del 2000, prevede che il nome attribuito al neonato dovrà corrispondere al sesso e potrà anche essere composto da più nomi (con limite massimo di tre).

2. Il prenome (definito in gergo nome)

Sebbene sia consuetudine per l’intera società dire “nome”, in realtà per il linguaggio giuridico si tratta del “prenome”.
Il prenome costituisce il modo identificativo di un individuo all’interno del proprio nucleo familiare. Proprio per avere una chiara distinzione all’interno dello stesso nucleo familiare, non è possibile attribuire all’appena nato il nome del padre o della madre, o del fratello o sorella. Deroga al divieto di utilizzo del nome di uno dei genitori è consentita se viene seguito dal suffisso “junior”.
Il prenome si acquisisce all’atto di nascita che viene redatto dall’ufficiale dello stato civile.

3. Il cognome

A differenza del nome, il cognome non può essere il frutto di una libera scelta, ma si acquista in maniera automatica come conseguenza del rapporto di filiazione. Scopo del cognome è quello di individuare il ceppo familiare di appartenenza.

4. Diritto alla tutela dello pseudonimo

Il nostro ordinamento giuridico, oltre alle tutele fin qui descritte per il proprio nome e cognome, prevede delle tutele anche per lo pseudonimo.
Per pseudonimo si intende il nome di fantasia (quindi non il proprio nome anagrafico) utilizzato da un artista o uno scrittore per firmare la sua opera.
In tal caso, secondo l’art. 9 del codice civile, qualora lo pseudonimo abbia acquistato la stessa importanza del nome, può essere tutelato allo stesso modo in cui viene tutelato il nome anagrafico.
Si pensi, ad esempio, a Bud Spencer; in realtà il suo nome anagrafico era Carlo Pedersoli, ma è evidente che il suo pseudonimo sia diventato anche di maggiore importanza rispetto al suo vero nome, quale segno di riconoscimento.

5. Ultime dalla Corte di Cassazione sul diritto al nome

Il riconoscimento del primario diritto all’identità sessuale, sotteso alla disposta rettificazione dell’attribuzione di sesso, rende conseguenziale la rettificazione del prenome, che non va necessariamente convertito nel genere scaturente dalla rettificazione, dovendo il giudice tenere conto del nuovo prenome, indicato dalla persona, pur se del tutto diverso dal prenome precedente, ove tale indicazione sia legittima e conforme al nuovo stato. (Nella specie, la Corte d’appello aveva negato il diritto alla rettifica del prenome “Alessandro” in “Alexandra” ritenendo che necessariamente dovesse essere modificato nel corrispondente di genere “Alessandra”). (Corte di Cassazione Civile, Sez. I, ordinanza del 17 febbraio 2020, n. 3877)

La tutela civilistica del nome e dell’immagine, ai sensi degli artt. 6, 7 e 10 cod. civ., è invocabile non solo dalle persone fisiche ma anche da quelle giuridiche e dai soggetti diversi dalle persone fisiche e, nel caso di indebita utilizzazione della denominazione e dell’immagine di un bene, la suddetta tutela spetta sia all’utilizzatore del bene in forza di un contratto di “leasing”, sia al titolare del diritto di sfruttamento economico dello stesso. (Principio affermato dalla S.C. in una fattispecie in cui una società, senza ottenere il consenso dell’avente diritto e senza pagare il corrispettivo dovuto, aveva indebitamente riprodotto nel proprio calendario l’immagine e la denominazione di un’imbarcazione altrui, usata a fini agonistici o come elemento di richiamo nell’ambito di campagne pubblicitarie o di sponsorizzazione, inserendo nella vela il proprio marchio). (Corte di Cassazione Civile, Sez. I, sentenza del 11 agosto 2009, n. 18218)

In tema di tutela del diritto al nome, l’accoglimento della domanda di cessazione del fatto lesivo, contemplata dall’art. 7 cod. civ., è subordinata alla duplice condizione che l’utilizzazione del nome altrui sia indebita e che da tale comportamento possa derivare un pregiudizio alla persona alla quale il nome è stato per legge attribuito. Sotto quest’ultimo profilo, quantunque a giustificare l’accoglimento della misura sia sufficiente la possibilità di un pregiudizio, non essendo necessario che esso si sia già verificato, tuttavia la ricorrenza di detta possibilità deve essere accertata in concreto. (Corte di Cassazione Civile, Sez. I, sentenza del 16 luglio 2003, n. 11129)

Note