Comunione dei beni

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Per comunione dei beni si intende la parità di poteri nell’effettuare gli acquisti e nella successiva gestione, oltre comunque ad essere co-titolari dei beni nell’asse patrimoniale. La comunione dei beni è un regime patrimoniale dedicato alla famiglia e disciplinato dal codice civile.

1. Cenni generali sulla comunione dei beni

La comunione legale è diventato il regime patrimoniale ordinario tra coniugi. L’ordinarietà del regime si evince dal dettato dell’art. 159 del codice civile, il quale prevede che in mancanza di diversa pattuizione il regime patrimoniale della famiglia è costituito dalla comunione dei beni.
Un importante processo che ha condotto a questa forma di regime patrimoniale è stato adoperato dalla riforma del diritto di famiglia del 1975 che, al fine di parificare la posizione di entrambi i coniugi (tra le altre cose è stato abolito il concetto “patriarcale”), ha previsto la sussistenza automatica di una parità di diritti nella gestione dell’asse patrimoniale della famiglia.
Prima dell’intervento della riforma il procedimento era contrario, ovvero vi era la sola applicazione della separazione dei beni.

2. Beni che rientrano nel regime della comunione dei beni

Bisogna prestare attenzione però al concetto di comunione dei beni e all’arco temporale durante il quale vige questa forma di regime patrimoniale. Infatti per comunione dei beni non dovranno intendersi tutti i beni intestati ai singoli coniugi, ma quelli acquistati dal giorno del matrimonio fino alla morte (o fino ad un eventuale divorzio).
Per rientrare in tale regime, non è necessaria la presenza di entrambi i coniugi all’atto di acquisto, essendo sufficiente che il bene sia stato acquistato soltanto da uno di loro.
Oltre ai beni acquistati durante il matrimonio, la comunione potrà ricadere anche su:

  • Aziende gestite da entrambe la cui costituzione è avvenuta in costanza di matrimonio;
  • Utili e incrementi delle aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite in prima della celebrazione del matrimonio.

3. Beni che non rientrano nel regime della comunione dei beni

L’accettazione di rientrare nel regime della comunione dei beni non comporta comunque una unione universale dei beni appartenenti ai rispettivi coniugi. Oltre ai beni acquistati in un momento antecedente al matrimonio, vi sono alcuni beni che restano di proprietà esclusiva di un solo coniuge anche se acquisiti dopo il matrimonio. Tali beni sono:

  • Beni acquistati dopo il matrimonio per effetto di donazione o successione;
  • Beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge;
  • Beni che servono all’esercizio della professione del coniuge;
  • Beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione per perdita della capacità lavorativa;
  • Beni acquistati con il prezzo del trasferimento di beni personali o con il loro scambio. In questo caso i beni personali possono essere sostituiti con altri beni che non cadono in comunione.

4. Convenzioni matrimoniali

I coniugi (o futuri coniugi) possono ovviare al regime della comunione dei beni attraverso la stipula di un negozio giuridico, ovvero la convenzione matrimoniale.
Attraverso la convenzione matrimoniale i coniugi, oltre a prevedere la separazione dei beni, possono anche accordarsi per la costituzione di un fondo patrimoniale per il sostentamento delle esigenze familiari o per l’avvio di una impresa familiare.
Da un punto di vista formale la convenzione matrimoniale, per l’effetto del dettato dell’art. 162 c.c., deve essere stipulata per atto pubblico a pena di nullità. Inoltre, ai sensi dell’art. 48 della legge notarile, per una valida redazione dell’atto è necessaria la presenza dei testimoni.
Con riferimento, infine, al momento temporale in cui è possibile effettuare la convenzione, essa potrà essere effettuata sia prima del matrimonio sia in costanza di matrimonio e potrà essere sempre modificabile previo consenso di entrambe le parti.

5. Evitare la comunione dei beni

La comunione dei beni è comunque evitabile direttamente all’atto di contrazione del matrimonio. Qualora infatti si voglia optare per il regime di separazione dei beni, sarà sufficiente effettuare espressa dichiarazione dinanzi all’ufficiale celebrante, il quale effettuerà apposita annotazione a margine dell’atto di matrimonio.
Tale modalità costituisce la via più economica per concordare il regime di separazione.

6. Amministrazione dei beni ricadenti nella comunione legale

L’amministrazione dei beni oggetto della comunione ricade in maniera paritaria su entrambi i coniugi. Tuttavia, in questo caso è comunque necessario distinguere tra gli atti di ordinaria amministrazione e quelli di straordinaria amministrazione nel modo seguente:

Atti di ordinaria amministrazioneTali atti consistono in quelli che possono essere compiuti da ciascuno dei coniugi in maniera disgiunta, ovvero quelli volti alla utilizzazione, conservazione o manutenzione.
Atti di straordinaria amministrazioneTali atti consistono in quelli che necessitano il consenso di entrambi i coniugi (es. acquisizione di diritti di godimento, alienazione del bene ecc.)

7. Comunione legale e rapporto con i creditori

Con riferimento alla responsabilità per le obbligazioni assunte dai coniugi in regime di comunione dei beni, il codice civile ha tracciato una distinzione:

Nei debiti della comunione rientrano: 
– tutti i pesi ed oneri gravanti su di essi al momento dell’acquisto;
– tutti i carichi dell’amministrazione; 
– spese per il mantenimento della famiglia e per l’istruzione e l’educazione dei figli (143 ss.) e di ogni obbligazione contratta dai coniugi, anche separatamente, nell’interesse della famiglia;
– ogni obbligazione contratta congiuntamente dai coniugi.
In questo caso il coniuge che ha formalmente contratto l’obbligazione è sempre responsabile illimitatamente nei confronti dei creditori. In tale responsabilità ricadono anche i beni contratti in regime di comunione legale e, successivamente, potranno essere anche aggrediti i beni di proprietà esclusiva dell’altro coniuge, nei limiti della metà del credito.
Nei debiti personali di ciascun coniuge rientrano:
– obbligazioni contratte da uno dei coniugi prima del matrimonio;
– obbligazioni da cui sono gravate le donazioni e le successioni conseguite dai coniugi durante il matrimonio e non attribuite alla comunione;
– obbligazioni contratte da uno dei coniugi per gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell’altro.
Per questi debiti il creditore di ogni coniuge non è obbligato ad aggredire i beni della comunione soltanto dopo aver agito infruttuosamente sui beni personali. Anzi potrà agire direttamente sui beni oggetto della comunione. Sarà onere del debitore, eventualmente, eccepire l’escussione dei beni in comunione indicando i beni personali utili a soddisfare il debito.

8. Scioglimento della comunione dei beni

L’accettazione del regime di comunione legale non preclude comunque la possibilità che si possa giungere ad un suo scioglimento. Costituiscono motivo di scioglimento le seguenti circostanze:

  • morte di uno dei coniugi;
  • sentenza di divorzio;
  • dichiarazione di assenza di morte presunta di uno dei coniugi;
  • annullamento del matrimonio;
  • separazione personale;
  • separazione giudiziale dei beni;
  • mutamento convenzionale del regime patrimoniale;
  • pronuncia di fallimento di uno dei coniugi.

A seguito dello scioglimento si verifica la cessazione della comunione legale e si procede alla divisione del patrimonio accumulato in comune. L’opera di divisione dei beni si effettua ripartendo in maniera equa sia l’attivo che il passivo.

9. Ultime dalla Corte di Cassazione

Nella disciplina anteriore alla riforma del diritto di famiglia di cui alla l. n. 151 del 1975, il coniuge che affermi il diritto di comproprietà su un bene immobile intestato all’altro coniuge, in forza di un regime di comunione tacita familiare, idoneo ad estendersi “ipso iure” agli acquisti fatti da ciascun partecipante senza bisogno di mandato degli altri né di successivo negozio di trasferimento, ha l’onere di fornire la relativa prova, tenendo conto che la suddetta comunione non può essere desunta da una mera situazione di collaborazione familiare, ma postula atti o comportamenti che evidenzino inequivocabilmente la volontà di mettere a disposizione del consorzio familiare determinati beni, nonché di porre in comune lucri, perdite ed incrementi patrimoniali. (Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 7872 del 19 marzo 2021)

Nei rapporti tra coniugi già in regime di comunione legale dei beni, dal combinato disposto degli artt. 2659, comma 1, e 191 commi 1 e 2 c.c., si ricava che non diviene di proprietà comune l’immobile acquistato da uno solo di essi dopo la loro separazione personale dal momento che quest’ultima costituisce causa di scioglimento della comunione medesima con la decorrenza prevista dall’art. 191, comma 2, c.c.; invece, per l’opponibilità ai terzi degli effetti dello scioglimento della comunione legale derivante dalla separazione personale dei coniugi, relativamente all’acquisto di beni immobili o mobili registrati, avvenuto con dichiarazione dello status di separato, da parte del coniuge acquirente, deve considerarsi necessaria e sufficiente la sola trascrizione nei registri immobiliari recante la corrispondente indicazione (cioè l’esistenza di un regime patrimoniale di separazione dei beni), indipendentemente dall’annotazione del provvedimento di separazione a margine dell’atto di matrimonio. (Nella specie la S.C., nell’applicare il principio, ha ritenuto non opponibile, al fallimento del marito, l’acquisto di un immobile da parte della moglie separata, non risultando lo scioglimento della comunione dalla nota di trascrizione della compravendita immobiliare). (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 376 del 13 gennaio 2021)

I coniugi in regime di comunione legale, al fine di effettuare l’acquisto anche di un solo bene in regime di separazione, sono tenuti a stipulare previamente una convenzione matrimoniale derogatoria del loro regime ordinario, ai sensi dell’art. 162 c.c., sottoponendola alla specifica pubblicità per essa prevista, non essendo, per converso, sufficiente una esplicita indicazione contenuta nell’atto di acquisto, posto che questo non viene sottoposto alla pubblicità delle convenzioni matrimoniali, unico strumento che conferisce certezza in ordine al tipo di regime patrimoniale cui sono sottoposti gli atti stipulati dai coniugi. (Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 17175 del 14 agosto 2020)

Note