Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Individuazione della competenza del giudice penale

All’inizio del codice di procedura penale, al pari di quello di procedura civile, sono elencati i criteri per individuare il giudice competente a giudicare un fatto previsto dalla legge come reato.
Come per il caso del processo civile, anche in quello penale ci sono i criteri della “materia” e del “territorio”; nel processo penale il legislatore ha voluto però aggiungere il c.d. criterio per “connessione”.

1. Regole generali per la determinazione della competenza per materia

L’articolo 4 c.p.p. definisce le prime regole generali per una corretta individuazione della competenza del giudice penale. Per determinare la competenza per materia:

  • Bisogna tenere conto della pena prevista per il reato commesso o tentato;
  • Non bisogna tenere conto della recidiva, della continuazione e delle circostanze del reato, fatta eccezione per quelle circostanze aggravanti che comportano una mutazione della pena rispetto a quella originariamente prevista.

1.1 La competenza della Corte d’Assise

A differenza del Giudice di Pace e del Tribunale ordinario, la Corte d’Assise è chiamata a pronunciarsi sui reati ritenuti più gravi dal nostro sistema penale. Rientrano nella sua sfera di competenza, quindi:

a. i delitti puniti con l’ergastolo o con la reclusione non inferiore nel suo massimo a 24 anni, ad eccezione dei delitti di tentato omicidio, rapina ed estorsione, comunque aggravati, nonché per i delitti di sequestro di persona a scopo di estorsione, e per quelli previsti dal D.P.R. 309/1990 in materia di sostanze stupefacenti;
b. i delitti consumati di omicidio del consenziente, istigazione o aiuto al suicidio e omicidio preterintenzionale;
c. ogni genere di delitto doloso nell’ipotesi in cui dal fatto sia derivata la morte di una o più persone, escluse le ipotesi di morte come conseguenza non voluta di altro reato, di morte avvenuta in seguito a rissa e di morte derivante da omissione di soccorso;
d. delitti di riorganizzazione del partito fascista, i delitti di genocidio e i delitti contro la personalità dello Stato puniti con pena edittale non inferiore nel massimo a 10 anni;
e. Alcuni reati commessi in stato di associazione a delinquere e i delitti commessi con finalità terroristiche, sempre che per le predette circostanze delittuose sia prevista una pena non inferiore nel massimo a 10 anni.

1.2 La competenza del Tribunale ordinario

Così come previsto dall’articolo 6 del codice di procedura penale, l’individuazione della competenza viene effettuata per esclusione, ovvero che per i casi in cui la competenza non è della Corte d’assise o del giudice di pace, dovrà ritenersi giudice compente il tribunale ordinario.

2. Regole generali per la determinazione della competenza per territorio

Con riferimento, invece, alla competenza per territorio, le “linee guida” generali sono tracciate dall’articolo 8 c.p.p.
Il primo comma chiarisce subito che la regola fondamentale per la determinazione della competenza per territorio è quella del luogo in cui il reato è stato consumato.
A questo criterio generale si associano talune regole che derogano al locus commissi delicti in ragione della fattispecie delittuosa. Infatti:

– Se si tratta di azione delittuosa dalla quale è derivata la morte di una o più persone è competente il giudice del “locus” in cui si è compiuta l’azione o è stata omessa;
– Nell’ipotesi di un reato c.d. permanente, la competenza si individua risalendo al luogo in cui è iniziato il fatto. Per il caso di delitto tentato, la competenza territoriale si individua tenendo presente l’ultimo atto commesso e diretto a portare a compimento il reato.

2.1 Le regole suppletive

Spesso le singole fattispecie di reato sono accompagnate da episodi accessori che non permettono di focalizzare in maniera chiara e inequivocabile quale sia la competenza territoriale di riferimento. Per questo il legislatore ha pensato all’art. 9 c.p.p. che, in ausilio al precedente articolo, prevede la disciplina da seguire per i casi in cui la competenza territoriale non si riesca ad evincere utilizzando le regole generali. In tali casi, infatti:

  • È competente il giudice dell’ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell’azione ovvero della omissione;
  • Se il luogo dell’ultima azione non è individuabile la competenza spetterà al giudice della residenza, della dimora o del domicilio del reo;
  • Se non sono individuabili né il luogo in cui è avvenuta l’ultima azione né il luogo di residenza, dimora o domicilio del reo, la competenza territoriale apparterrà al giudice del luogo in cui ha sede l’ufficio del pubblico ministero che ha provveduto ad iscrivere per primo la notizia di reato.

3. Regole generali per la determinazione della competenza per connessione

Oltre ai precedenti casi di competenza per materia e per territorio, l’ordinamento penale prevede anche l’ipotesi della competenza per connessione.
Risulta esserci connessione quando:

  • Il fatto costituente reato è stato commesso da più persone sia in cooperazione fra loro che con condotte indipendenti;
  • un soggetto è imputato per più reati facenti parte dello stesso disegno criminoso;
  • alcuni reati sono stati commessi per permetterne taluni ovvero per occultarne altri.

Il principio della connessione è da ritenersi inapplicabile nell’ipotesi in cui vi siano procedimenti relativi a imputati che nel momento in cui è stato commesso il fatto erano minorenni e procedimenti relativi a imputati maggiorenni.
Il principio della connessione non è altresì applicabile nel caso in cui vi sia connessione tra procedimenti per reati commessi quando l’imputato era minorenne e procedimenti per reati commessi quando era maggiorenne.

3.1 Criterio di competenza determinata dalla connessione

In caso di connessione per materia, qualora taluni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza della corte di assise ed altri a quella del tribunale, è competente per tutti la corte di assise.
In caso di connessione per territorio, decide il giudice del reato più grave, se di uguale gravità quello del primo reato, mentre se si verifica la morte di una persona passa tutto al giudice del luogo del decesso.

4. Ulteriori norme per l’attribuzione della competenza

Il codice di procedura penale contempla altresì dei casi particolari che meritano una separata trattazione. L’art. 10 c.p.p., infatti, contempla i casi in cui il fatto costituente reato sia stato commesso all’estero;  l’art. 11 c.p.p. disciplina la competenza per il caso in cui un determinato procedimento riguardi un magistrato; l’11 bis c.p.p., infine, disciplina la rara ipotesi in cui in un procedimento sia coinvolto un magistrato della direzione nazionale antimafia.

Note

Office Advice Logo

Office Advice © 2020 – Tutti i diritti riservati