Il Comitato dei creditori e le sue funzioni

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Il Comitato dei creditori altro non è che l’organo predisposto a rappresentare i creditori ed i loro interessi nel procedimento fallimentare.

1. Nomina e composizione del Comitato dei creditori

Il giudice delegato sceglie tra coloro che hanno fatto richiesta di partecipare allo stato passivo o che hanno dato la disponibilità a ricoprire il ruolo tre o cinque persone che possano comporre il Comitato dei creditori.

I criteri di scelta sono dettati dall’art. 40 l. fall che ordina al giudice di comporre il Comitato in maniera tale che tutti i creditori vengano rappresentati in maniera equa sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.
La nomina del Comitato avviene successivamente alla nomina del curatore fallimentare, entro il termine di 30 giorni dalla data di pubblicazione della sentenza.
L’effettiva costituzione del Comitato avviene con l’accettazione della nomina da parte dei componenti scelti dal Giudice, secondo le nuove normative il procedimento avviene in maniera telematica e non vi è più la necessità di comparire dinanzi al curatore fallimentare.

Non sempre i creditori accettano la nomina, poichè le responsabilità (assimilabili a quelle dei sindaci delle società di capitali) sono gravi e possono incorrere in un’azione penale ed i compensi, che non possono eccedere il 10% della retribuzione del Curatore fallimentare, non sono, spesso, idonei a coprire i carichi di lavoro.
Per quanto concerne la possibilità di delegare, tutti i membri dell’organo possono affidare (ex art. 28 l. fall) i propri compiti ad un soggetto che soddisfi determinati requisiti, ad esempio l’appartenenza agli ordini professionali di avvocati, ragionieri, commercialisti ed esperti contabili.

Nel caso in cui non riesca a comporsi le funzioni e gli obblighi del Comitato ricadono sul Giudice delegato.

Una volta che il Comitato si è istituito si impegna a nominare il presidente entro dieci giorni su proposta dell’assemblea e del curatore.

2. Poteri e compiti del Comitato dei creditori

I compiti e le funzioni dell’organo sono descritte nell’art. 41 della legge fallimentare:

Funzione Descrizione
Vigilanza sull’operato del curatore Questa funzione si svolge in simbiosi con il giudice delegato.
Il Comitato ha l’obbligo di garantire la celerità del procedimento e l’efficienza economica della gestione da parte del Curatore.
Essi potranno consultare liberamente contratti e libri contabili; richiedere la revoca del curatore in caso di mala gestio ed iniziare procedimenti presso il tribunale fallimentare per risolvere conflitti.
Consultiva Ai membri del comitato sarà richiesto di esprimere consulenze e pareri su richiesta del giudice e del curatore.
Autorizzativa Il comitato esprime pareri vincolanti sulle operazione che il curatore intende perpetrare, sostituendo il ruolo che in passato era rivestito dal Giudice.
Sono oggetto di parere gli atti di ordinaria amministrazione, la nomina di CTU, il piano di riparto e l’affitto d’azienda.
Quindi il comitato riveste un ruolo fondamentale nella gestione del patrimonio fallimentare, in quanto la sua gestione dipende direttamente dal parere dell’organo.
Le funzioni del Comitato dei creditori

3. Funzionamento del Comitato dei creditori

Nell’atto pratico le riunioni assembleari dell’organo avvengo su convocazione del presidente o quando almeno 1/3 dei membri richiede formalmente l’incontro.
Per poter prendere una decisione il metodo di votazione dell’assemblea è quello classico del voto a maggioranza assoluta, ovvero la metà più uno.
Le modalità con cui il membro può votare sono principalmente due, o esprimendolo durante la riunione o in via telematica e devono essere espressi entro 15 giorni dalla richiesta di voto del presidente.

Nel caso in cui l’assemblea non si sia costituita in tempo, non vi sia stata accettazione da parte dei professionisti nominati o il comitato sia inerte il totum delle funzioni descritte saranno svolte dal giudice delegato.

4. Retribuzione dei membri

Ai membri del Comitato viene riconosciuto un rimborso delle spese ex art. 15-3 DPR 633-72 e gli viene riconosciuto un compenso (art. 34 l. fall) che non può eccedere il 10% della retribuzione totale del curatore fallimentare.
La misura del compenso viene decisa dall’assemblea dei creditori con criterio di votazione a maggioranza semplice.
Il legislatore così facendo ha trovato un compromesso, fissando un tetto massimo ma lasciando libera scelta ai creditori nel stabilire la somma nei limiti a loro concessi.

5. Conflitti tra Curatore e Comitato

Nel caso in cui dovessero sorgere conflitti tra il curatore fallimentare ed il Comitato dei creditori il legislatore, attraverso l’art. 36 l. fall., ha previsto che “contro gli atti di amministrazione del curatore e contro le autorizzazioni o i dinieghi del comitato dei creditori e i relativi comportamenti omissivi, il fallito e ogni altro interessato possono proporre reclamo al giudice delegato per violazione di legge, entro otto giorni dalla conoscenza dell’atto o, in caso di omissione, dalla scadenza del termine indicato nella diffida a provvedere”
Al contempo, anche il Curatore potrà agire nei confronti degli atti emessi dall’organo ma soltanto nel caso in cui il professionista ravveda un’ipotesi di illiceità.

Note