Amministrazione di sostegno

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La figura dell’amministratore di sostegno non è nata insieme al codice civile ma è stata inserita soltanto all’inizio del nuovo millennio. Infatti, con la legge n. 6 del 9 gennaio del 2004 è stato introdotto il capo I al titolo XII del libro primo del codice civile, intitolato, appunto, “Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia”.

1. Cenni generali

Da un punto di vista tecnico giuridico la figura dell’amministratore di sostegno è genericamente individuata dall’art. 404 del codice civile, il quale prevede tale figura al fine di tutelare le persone prive in tutto o solo parzialmente della propria autonomia.
L’amministrazione di sostegno è stata inserita dal legislatore con il fine di ampliare la normativa all’epoca vigente a quei casi meritevoli di disposizioni più miti rispetto a quelle previste per l’interdizione o l’inabilitazione.

2. Richiesta dell’amministrazione di sostegno

Ai sensi della nuova normativa, quindi, la persona incapace di provvedere ai propri interessi a causa di una infermità parziale o temporanea, o di una menomazione fisica e/o psichica, può presentare istanza dinanzi al giudice tutelare affinchè nomini un amministratore di sostegno.
La persona incapace potrà indicare una persona di sua fiducia che, se ritenuta idonea a tutelare gli interessi dell’incapace, sarà nominata amministratore con apposito decreto. Qualora, invece, il richiedente l’amministratore di sostegno non dovesse indicare alcun beneficiario o dovesse indicare un beneficiario non idoneo allo scopo, il giudice tutelare provvederà alla nomina di un amministratore con propria iniziativa.
In genere ogni Tribunale è dotato di un proprio albo costituito da avvocati che possono essere nominati amministratori di sostegno.

3. Soggetti che possono ricevere la tutela dell’amministratore di sostegno

Il soggetto legittimato a richiedere l’amministrazione di sostegno corrisponde al soggetto che possa ritenersi affetto da qualche tipo di menomazione non così grave da far scattare le disposizioni previste per l’interdetto o l’inabilitato. A titolo esemplificativo possono ritenersi menomati non gravi:

  • Persone disabili;
  • Alcolisti;
  • Tossicodipendenti;
  • Ludopatici;
  • Soggetti affetti da malattie mentali non gravi.

4. Ricorso avverso la nomina dell’amministratore

Il decreto di nomina del giudice tutelare contenente l’indicazione dell’amministratore scelto può essere oggetto di impugnazione da parte del beneficiario, anche se si tratta di minore, interdetto o inabilitato. Altri soggetti legittimati a proporre ricorso avverso il decreto del giudice tutelare sono:

  • Il coniuge o la persona con esso stabilmente convivente;
  • I parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo;
  • Il tutore o il curatore;
  • Responsabili dei servizi sociali;
  • Il pubblico ministero.

5. Differenza tra l’incapace, l’interdetto e l’inabilitato

Mentre per il caso dell’interdetto vi è una sostanziale perdita della capacità di agire, l’incapace assegnatario dell’amministratore rimane comunque capace con riferimento a tutti quegli atti che non richiedono la necessaria rappresentanza o l’assistenza del proprio amministratore. La figura dell’interdetto è molto più rigida. Egli, ad esempio, non potrà effettuare alcun tipo di donazione, testamento o unirsi in matrimonio.
Sul punto, due anni dopo l’introduzione delle modifiche del codice civile è intervenuta la Cassazione a chiarire in maniera definitiva la differenza tra l’incapace, l’interdetto e l’inabilitato, chiarendo che “l’amministrazione di sostegno ha la finalità di offrire a chi si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi uno strumento di assistenza che ne sacrifichi nella minor misura possibile la capacità di agire, distinguendosi, con tale specifica funzione, dagli altri istituti a tutela degli incapaci, quali la interdizione e la inabilitazione, non soppressi, ma solo modificati dalla stessa legge attraverso la novellazione degli artt. 414 e 417. Rispetto ai predetti istituti, l’ambito di applicazione dell’amministrazione di sostegno va individuato con riguardo non già al diverso, e meno intenso, grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi del soggetto carente di autonomia, ma piuttosto alla maggiore capacità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze di detto soggetto, in relazione alla sua flessibilità e alla maggiore agilità della procedura applicativa” (Cass. Civ. n. 13584/2006)

6. Doveri dell’amministratore di sostegno

L’amministratore è tenuto per legge ad ottemperare ad una serie di doveri. Tali doveri sono indicati dall’art. 410 del codice civile, il quale prevede innanzitutto che l’amministratore deve tener conto di quelle che sono le aspirazioni del beneficiario. Inoltre, nel provvedere alla cura e agli interessi dell’assistito ha l’obbligo di informarlo tempestivamente degli atti da compiere. Nel caso sorga un contrasto circa un atto da compiere dovrà essere messo a conoscenza il giudice tutelare di riferimento, che deciderà con apposito provvedimento.

7. Atti compiuti dall’amministratore contro la legge

Qualora l’amministratore designato compia atti in violazione delle disposizioni di legge o andando oltre ai limiti indicati dal giudice all’atto del conferimento dell’incarico, o comunque andando in contrasto con quelli che sono gli interessi del beneficiario da tutelare, possono essere annullati tramite richiesta:

  • Dello stesso amministratore;
  • Del soggetto amministrato;
  • Degli eredi o aventi causa dell’incapace.

Allo stesso modo saranno annullabili gli atti compiuti dall’incapace già demandati all’amministratore di sostegno al momento della nomina.

Note